Italiano muore in Bangladesh, spunta l’ombra dell’Isis

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Qualche giorno fa, 28 settembre per la precisione, il cooperante italiano Cesare Tavella è stato ucciso per strada a Dacca (Bangladesh) da tre colpi di arma da fuoco eseguiti da dietro la vittima e a distanza ravvicinata, secondo quanto è emerso dall’autopsia. Il medico legale avrebbe infatti dichiarato «Uno dei proiettili ha colpito la mano sinistra perforandola. E’ stato colpito poi due volte alla schiena. Uno dei proiettili è uscito attraverso il petto e l’altro è rimasto nel corpo». Pare, inoltre, che gli assassini siano stati tre e che abbiano raggiunto la vittima in moto.

Tavella lavorava come project manager alla Icco Cooperation, un ong olandese, che ha uffici in Bangladesh. In particolare si occupava di un progetto, “Proofs” (Profitable Opportunities for Food Security), nel settore dell’agricoltura locale e dell’alimentazione.
Le forze dell’ordine hanno immediatamente escluso la possibilità di una rapina degenerata e finita male, in quanto, fra gli abiti dell’italiano, c’erano ancora gli effetti personali.

Invece sul fronte terroristico, l’Isis avrebbe rivendicato l’omicidio, secondo quanto riferisce la direttrice del Site, Rita Katz.

La rivendicazione della branca locale jihadista sarebbe la seguente: «In un’operazione speciale dei soldati del Califfato in Bangladesh, una pattuglia ha preso di mira lo spregevole crociato Cesare Tavella dopo averlo seguito in una strada di Dacca, dove gli è stato sparato a morte con armi silenziate, sia lode a Dio. Ai membri della coalizione crociata diciamo: non sarete sicuri nelle terre dei musulmani. E’ solo la prima goccia di pioggia».

Non si hanno ancora certezze della veridicità di questa testimonianza tuttavia, l’intelligence italiana starebbe lavorando su questa pista. Da parte sua, il Ministro degli Interni del Bangladesh esclude a priori l’ipotesi jhiadista: «Non abbiamo trovato prove di un collegamento dell’Isis con l’assassinio ieri a Dacca del cooperante italiano Cesare Tavella. Stiamo svolgendo le indagini sull’uccisione. E fino ad ora gli organismi investigativi non hanno trovato alcun legame fra l’Isis e l’assassinio». Il Ministro ha anche sottolineato che l’Isis «non esiste in Bangladesh e che tutte le volte che qualcuno ha cercato di avviare un reclutamento per questo gruppo militante è stato arrestato».

L’Isis non esisterà in Bangladesh, ma purtroppo i dati (intelligence USA) ci dicono che lo stato jhiadista ha convinto 30.000 persone da 100 paesi del mondo nella guerra santa, tra cui 78 italiani, secondo il ministro della Difesa Pinotti che ha così commentato: «la lotta all’Isis è una priorità del mondo, è un cancro che non dobbiamo consentire di avanzare nell’umanità».

Federico Rossi

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