Le start-up e l’importanza di un fallimento

0
102
Le start up e l'importanza del fallimento

Ciò che temevo di più alla vostra età non era la povertà ma fallire. […] Ma alla fine ognuno deve sperimentare da solo cosa sia un fallimento e il mondo è ansioso di dimostrarvene un po’, se glielo lasciate fare.”

Queste le parole del memorabile discorso di J.K. Rowling, la celebre scrittrice di Harry Potter, durante la cerimonia di conferimento delle lauree della Harvard University del 5 giugno 2008, definito dal presidente di Harvard,  Drew Gilpin Faust come il più commovente che lui abbia mai avuto il piacere di ascoltare perché spiega come “per vivere una vita appagante sia spesso necessario confrontarsi con il rischio del fallimento“.

Secondo Bloomberg 8  imprenditori su 10 che iniziano una nuova attività falliscono nei primi 18 mesi. La linea che divide il successo di una nuova attività rispetto ad un suo fallimento è sottile e i motivi svariati: CB Insights ha recentemente analizzato le ragioni più comuni per cui una start up non riesce a raggiungere il successo per aiutare neo-imprenditori a non commettere gli stessi errori. Ai primi posti della Top 20 infatti troviamo diverse motivazioni che spiegano il fallimento: l’azienda ha creato un prodotto che non è vendibile sul mercato perché non soddisfa alcun bisogno presente, il credito disponibile termina velocemente, il team non è idoneo per portare avanti il progetto o non si è investito in marketing quanto necessita una nuova azienda.

Screen-Shot-2014-09-25-at-19.21.19

Se guardiamo attentamente la ricerca effettuata, possiamo leggere le interrelazioni di questa serie di dati che seppure esaminati separatamente, sono collegati l’uno all’altro. Senza una buona spesa in Marketing, perché il team ha preso decisioni errate, per esempio, non è possibile creare un bisogno di acquisto, nel caso in cui questo non sia già presente sul mercato, e quindi non è possibile realizzare un ROI (return on investment).

Richard Grant, fondatore e CEO di Lifetile.me,  in una sua intervista a Start Your Business ha spiegato che una delle più grandi difficoltà delle tart up è trovare investitori: il loro interesse è un ritorno degli investimenti e “loro necessitano di vedere qualcosa riguardo il prodotto che gli faccia credere che possa avere successo nel lungo termine“. Sono pochissimi coloro che possono permettersi o hanno la voglia di scommettere su qualcosa che talvolta non ha ancora una forma o degli indicatori precisi.

In Italia, stando all’ultimo rapporto Unioncamere-Infocamere, nel primo trimestre 2015 si è registrato un buon incremento del +16,7% di start up innovative di piccole e medie dimensioni grazie all’introduzione dell’articolo 30, comma 6 del Dl 179/2012 (Decreto Crescita bis), che  prevede l’accesso gratuito all’intervento del Fondo di Garanzia PMI il quale copre l’80% del prestito, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro. Nonostante questo aumento, in base ad una ricerca dello Startup Europe Partnership (SEP), l’Italia si classifica ultima in Europa per start up che sono riuscite a raccogliere oltre un milione di euro in finanziamenti negli ultimi 5 anni.

Neil Patel, co-fondatore di Crazy Egg e Hello Bar, ha raccontato su Quicksprout la sua esperienza e i motivi per cui ha commesso numerosi sbagli durante la sua carriera ritenendo però che “il problema più grande è stato non aver imparato dai miei errori. Se li avessi realizzati prima, quando la mia attività, Advice Monkey, era ancora attiva, avrei potuto effettuare i necessari cambiamenti per migliorarla ed evitare un insuccesso“.  Lo stesso ha aggiunto poi che se avesse mollato si sarebbe ritrovato in debito per milioni di dollari e non sarebbe mai riuscito a ripagare la sua famiglia e la banca per i prestiti effettuati.

La Rowling aggiunse:

Quindi perché sono qui a parlarvi dei benefici di del fallimento? Se avessi avuto successo altrove probabilmente non avrei mai trovato la determinazione di riuscire in qualcosa alla quale mi sentivo di appartenere. […] Alcuni fallimenti nella vita sembrano inevitabili a meno che non si viva così prudentemente che è come se non si fosse vissuto affatto. E questo è di per sé un fallimento“.

Beatrice Rossano

NESSUN COMMENTO