Napoli, “caccia al topo” all’ospedale San Giovanni Bosco

0
150
San Giovanni Bosco

NAPOLI – Vera e propria “caccia al topo” nel reparto di Ostetricia e Ginecologia della struttura ospedaliera San Giovanni Bosco di Napoli, situata in zona Doganatella. Una paziente, con smartphone alla mano, ha registrato il piccolo animaletto mentre si aggirava nel bagno del reparto dell’azienda ospedaliera.

La chiamata, ricevuta dal 113 da parte di una paziente, per denunciare le condizioni precarie in cui vige l’ospedale, ha portato probabilmente alla ragionevole decisione di anticipare i lavori di ristrutturazione di Ostetricia e Ginecologia: il direttore sanitario, Vito Rango, ha annunciato che da martedì 6 Ottobre, il reparto del San Giovanni Bosco verrà chiuso fino a data da destinarsi.

Intanto il video spopola sul web, si grida allo scandalo e si rimane falsamente stupiti. L’ospedale San Giovanni Bosco, di fatti, è tristemente passato alla cronaca più volte per casi di malasanità e per paradossali situazioni che puntualmente avvengono nel pronto soccorso: pazienti costretti ad andare via per mancanza di garze e disinfettanti, condizioni igieniche degradanti, piccole stanze nelle quali vengono stipate decine e decine di barelle e condizioni strutturali, oltre che fatiscenti, altamente pericolose. È questo a cui, chi pur pagando fiumi di soldi in ticket e tasse, deve essere preparato quando decide di presentarsi al San Giovanni Bosco.

Molteplici denunce sono state fatte nei confronti dell’azienda ospedaliera: in particolare, la denuncia più importante arriva ad Aprile, dall’indagine effettuata dal Tribunale per i Diritti del Malato, grazie all’iniziativa “Sono malato anch’io – La mia salute è un bene di tutti”, che aveva portato a galla attraverso la nota del Tribunale, avvilenti verità:

una situazione che supera ogni immaginazione. Un servizio di pronto soccorso svolto senza alcun triage, nessuna attenzione alla dignità della persona e dei pazienti. Provette degli esami del sangue alla mercé di chiunque, pavimentazione danneggiata e rischiosa, in generale la struttura a rischio, vista la presenza di numerose crepe, macchie di umidità dovute a infiltrazioni di acqua, fili elettrici scoperti, nonché muri esterni picchettati.

Una tragica situazione sanitaria di abbandono che con i tagli che il governo ha imposto e con la difficile situazione che la città vive, non può che peggiorare. Nel momento in cui il Senato ha deciso di approvare la conversione in legge del decreto degli enti locali che contiene tagli alla sanità pari a 2,3 miliardi di euro all’anno e nel momento in cui, il segretario regionale Anaao, l’associazione dei medici dirigenti, Bruno Zuccarelli, denuncia la forte presenza della camorra in “strutture quali l’Ascalesi, il San Giovanni Bosco ed il Vecchio Pellegrini che – continua – dislocate in `zone calde´, soffrono di un processo di `osmosi´ che rischia di portare all’interno personaggi dubbi, se non addirittura veri e propri affiliati a qualche clan” non si può rimanere con le mani in mano, aspettando il prossimo video o il prossimo morto che per un minuto smuovono le coscienze e subito dopo vengono messi nel dimenticatoio.

Continuare a valorizzare tacitamente i servizi privati, farà cadere la sanità pubblica in un baratro dal quale sarà difficile uscire e la caccia al topo, sarà l’ultima cosa di cui preoccuparci.

Alessandra Vardaro

NESSUN COMMENTO