Appropriatezza prescrittiva: in gioco c’è la prevenzione

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appropriatezza prescrittiva

Il decreto sull’appropriatezza prescrittiva, che ha incrinato il rapporto tra il Ministro Lorenzin e i medici, definisce i parametri ai quali il medico deve attenersi per prescrivere o meno una prestazione medica. Le prestazioni in discussione sono 208 e riguardano vari ambiti della salute: dall’estrazione di un dente a una risonanza magnetica.
Il controverso decreto è un provvedimento previsto in attuazione dell’articolo 9 quater del Decreto Enti Locali, che reca appunto il titolo riduzione delle prestazioni inappropriate. All’interno dell’articolo è ben specificato che il medico è tenuto a due obblighi: il primo è attenersi ai parametri di appropriatezza prescrittiva, il secondo è rispondere delle proprie decisioni in sede di prescrizione, motivando la scelta con la consapevolezza di poter subire una sanzione di natura pecuniaria qualora, in sede di verifica, le motivazioni addotte dovessero risultare insoddisfacenti.

Questo secondo obbligo – e la conseguente sanzione – è l’elemento che maggiormente ha scosso gli animi della classe medica, indignata e preoccupata dal rischio di dover letteralmente pagare il prezzo di un proprio presunto errore di valutazione.
Domenico Iscaro, presidente nazionale dell’Anaao Assomed, si è così espresso sull’appropriatezza prescrittiva: «Il punto debole del decreto ministeriale della Lorenzin è che mette in moto un meccanismo, quello sanzionatorio rispetto alle prescrizioni cosiddette “inappropriate”, che oltre a spaventare il medico e farlo lavorare male, creano un danno al malato che vedendosi negare la Tac o l’esame rinuncerà a curarsi del tutto o andrà nel privato. Così salta il delicato e fondamentale rapporto paziente-medico».

Rapporto paziente-medico, ecco cosa rischia di ledere, stando al parere appena riportato, la problematica questione dell’appropriatezza prescrittiva.

Il dibattito è proseguito in occasione del 71esimo congresso nazionale della Fimmg, dove il Ministro Lorenzin, consapevole d’aver dinanzi dei medici tutt’altro che collaborativi, ha precisato: «Abbiamo bisogno di lavorare da adesso e per i prossimi 5 anni con i medici di famiglia, l’appropriatezza la faremo insieme, le sanzioni riguarderanno solo casi gravi, c’è la necessità di ricostruire un filo organizzativo».

Si continua, dunque, a porre l’accento sulla sanzione al medico “sconsiderato”. Nessuna attenzione, invece, per il cittadino che a causa del decreto ministeriale sull’appropriatezza prescrittiva rischia di assistere a un drastico ridimensionamento del proprio diritto alla salute.

Negli anni, si è sempre discusso dell’importanza della prevenzione, di quanto essa sia indispensabile all’individuo, al suo benessere fisico e, perché no, anche mentale.
Ad oggi, invece, per questioni meramente economiche, la prevenzione sembra venir bollata come “eccesso di zelo” o, peggio, come “spreco”, un abuso messo in atto dal medico superficiale, che danneggia il bilancio dello Stato e la salute stessa del suo paziente, sottoposto senza alcuna motivazione reale a determinati esami.

Il Primo Ministro Renzi continua a ribadire che nessun taglio è stato, né verrà, effettuato alla sanità, così come il Ministro della Salute Lorenzin ha sottolineato a più riprese che l’appropriatezza prescrittiva può solo favorire il paziente, poiché ottimizza l’apparato sanitario nazionale.
Gli esami sotto accusa, quelli citati nella famosa lista dei 208, sono colpevoli d’essere stati prescritti, nel corso del tempo, senza giusto motivo – dunque, non si va a “tagliare” sulla salute, ma a renderla più efficiente.

A questo punto, la domanda da porsi è come si possa rendere la sanità più efficiente, favorendo il paziente, legando i polsi al medico che, quel paziente, lo ha in cura.
Un impersonale decreto stabilisce parametri che definiscono quando è giusto prescrivere un esame, e lo fa in un ambito che di impersonale non può e non deve aver niente.
Ciò che il Governo chiede è di generalizzare singole esperienze di vita, una generalizzazione che impedisce al medico di fidarsi del proprio giudizio e della propria conoscenza diretta.

Ma cosa accadrà a tutti quei pazienti che, a causa dell’appropriatezza prescrittiva, non vedranno riconosciuto il diritto di poter usufruire gratuitamente – o, come accade nella maggior parte dei casi, previo pagamento di un ticket – di una prestazione medica?

Le ipotesi sono ragionevolmente due: il paziente rinuncia all’esame, sperando che il medico non abbia sacrificato la scrupolosità per il timore della sanzione; il paziente – nonché contribuente – paga di tasca propria l’esame in questione, autofinanziando il diritto alla salute.

Il dibattito relativo all’appropriatezza prescrittiva è incalzante, dunque nulla è ancora deciso con certezza.
È probabile che tra cinque anni si dovrà ammettere che il Governo ha avuto ragione nel considerare inevitabile questo tipo di intervento, ma oggi è inevitabile considerare più che discutibile un decreto che danneggia la libertà d’agire dei medici, certo, ma soprattutto nega al cittadino la possibilità di accedere alla prevenzione – d’altronde, il limite tra ciò che sia definibile “spreco” e ciò che sia definibile “scrupolosità del medico”, considerato che gli esami possono non evidenziare alcun problema, diviene terribilmente sottile.

Rosa Ciglio

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Rosa Ciglio, classe ’90. Allergica ai dogmi, al buonismo e alla ferocia della superficialità, scrive perché convinta che informazione, riflessione e confronto siano tra le fondamenta di una società. Per Libero Pensiero si occupa principalmente di diritti e geopolitica.

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