Calciomercato: boom economico o boom di bidoni?

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Dopo diversi anni di spese contenute o quasi nulle e di piccoli investimenti, fatta eccezione per qualche team naturalmente, quest’anno le italiane hanno iniziato a spendere, come si faceva un tempo, quando il nostro campionato era il più prestigioso del Mondo.

Nell’ultima sessione di estiva di calciomercato, sono stati spesi ben 608 milioni di euro, più di quanti ne sono stati spesi nei maggiori campionati europei. La squadra che ha investito di più è stata la Juventus con 120 milioni, seguita dall’Inter con più di 100 ed il Milan con circa 90 milioni.

Un così notevole aumento delle cifre spese in sede di calciomercato da parte dei club italiani potrebbe essere coinciso con la parziale ripresa economica del calcio italiano, che aveva ridotto gli investimenti di molte squadre e ne aveva portate molte altre sull’orlo del fallimento.

Tra i top club, la Juve è riuscita a spendere così tanto quest’anno, soprattutto grazie ai traguardi raggiunti nella scorsa stagione, come la vittoria del campionato, della Coppa Italia e principalmente la finale di Champions, persa poi col Barcellona. L’Inter ha fatto altrettanto grazie al nuovo presidente Thorir, magnate indonesiano che, per riportare in alto i nerazzurri, ha investito parte del proprio capitale nella squadra. Lo stesso ha fatto il Milan di Berlusconi, che ormai da anni non metteva a segno grandi colpi.

Questa nuova voglia di investire ha avuto notevoli effetti collaterali come ad esempio la sopravvalutazione di alcuni calciatori. Basti pensare agli arrivi di Kondogbia all’Inter, pagato 35 milioni o di Bertolacci al Milan, costato 25 milioni di euro.

Dietro tutto questo e queste folli cifre spese in questa stagione c’è anche la bravura dei presidenti, dei direttori sportivi e dei procuratori, che riescono a valorizzare al massimo i propri assistiti o i propri giocatori sotto contratto, costringendo i club acquirenti ad un notevole sforzo economico per la buona riuscita dell’affare.

Fonte immagine in evidenza: google.it

Marco Chiariello

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