Toulouse Lautrec a Roma: l’arte che racconta la decadenza

0
198

Dal 4 dicembre 2015 all’8 maggio 2016 il Museo dell’Ara pacis a Roma accoglie la mostra delle opere di Henri de Toulouse Lautrec.

L’artista, nato ad Albi il 24 novembre 1864 da una famiglia aristocratica, nel suo avvicinarsi al catartico e vorticoso mondo dell’arte, con le sue linee funzionali che tratteggiano con “espressionistica precisione” spazi, contorni, corpi e forme, conferendo un’esatta dimensione ad ogni singolo oggetto presente nel dipinto, può definirsi pioniere del postimpressionismo, assorbendo, tuttavia, gli ultimi, deboli echi dell’impressionismo.

Henri de Toulouse Lautrec
Ballo al Moulin, Henri de Toulouse Lautrec.

Turbolento e pittoresco il destino che attendeva il pittore francese: alla sola età di 14 anni, a seguito di due cadute da cavallo, riportò due fratture ad entrambe le ginocchia che gli impedirono di svilupparsi ulteriormente, dandogli così l’aspetto da “nano deforme”. Ben presto si allontanò dall’ipocrita e fariseo mondo borghese in cui era cresciuto, avvicinandosi ai luoghi deprecabili in cui, incontrastata, pulsava la vita: i bordelli malfamati, i locali e i café-concert di Montmartre affollati da prostitute, ballerine, scrittori, ubriaconi, reietti, barboni. I suoi quadri, infatti, sono la cronistoria bohémien che racconta con velata malinconia e convulso tormento l’esistenza burrascosa, inquieta ma dannatamente intrisa di poesia delle “persone ai margini della società”, indiscussi protagonisti delle sue opere. Il suo occhio è cinicamente realistico, non lascia spazio all’immaginazione, si attiene pedissequamente alla nudità disarmante e cruda della realtà, non condanna, né assolve, registra solamente.

Henri de Toulouse Lautrec

“Dipingo le cose come stanno. Io non commento. Io registro.”

Diceva di lui Arthur Huc:

«Come avrebbe potuto, essendo feroce con sé stesso, non esserlo con gli altri! Nella sua opera non si trova un solo viso umano di cui non abbia volutamente sottolineato il lato spiacevole. Era un osservatore implacabile ma il suo pennello non mentiva»

Henri de Toulouse Lautrec sradica impunemente la personalità corrotta e sconcia di ogni soggetto che popola i suoi dipinti e la esibisce quasi con invereconda e perversa goduria allo sguardo ottusamente perbenista e puritano della borghesia, il mondo che aveva deciso di abbandonare una volta per tutte.

“Sempre e dovunque anche il brutto ha i suoi aspetti affascinanti; è eccitante scoprirli là dove nessuno prima li ha notati.”

Henri de Toulouse Lautrec
Il bacio, a letto, Henri de Toulouse Lautrec.

Celebre la serie delle “maisons closes”, affreschi ambientati nei bordelli parigini, in cui egli, come di consueto, applica lo smaliziato disincanto del suo realismo empirico, e in cui illustra, esaminandola nei dettagli, la vita traviata e viziosa, condotta dalle prostitute. Queste ultime perdono la connotazione erotica e sensuale, al contrario vengono raffigurate quasi meccanicamente, nell’ambiente domestico e in quello lavorativo. Appaiono come dei soggetti non eccessivamente tristi e tormentati, ma tolleranti il fatto che debbano svolgere il proprio mestiere, “con rassegnata docilità, propria della loro classe sociale abituata a servire”.

Henri de Toulouse Lautrec
Al Salon di rue des Molins, Henri de Toulouse Lautrec.

L’artista, quindi, essendo mirabile nel cogliere l’essenza intrinseca e intima dei personaggi che raffigura, si rifiuta di riprodurre paesaggi, privi della spasmodica inquietudine, della passione lancinante di cui solo gli uomini sono dotati.

“Soltanto la figura esiste, il paesaggio non è e non deve essere altro che un’aggiunta. Il paesaggista puro è un bruto. Il paesaggio deve servire soltanto alla migliore comprensione del carattere di una figura.”

Le note bohémien che pervadono i suoi dipinti intonavano anche nostalgicamente la sinfonia della sua vita. Henri de Toulouse Lautrec, infatti, morì all’età di soli 37 anni per alcoolismo, dopo aver trascorso un’intera esistenza avvolta dalla bellezza sensualmente decadente di una Parigi di cui non restano che strascichi, lembi che testimoniano l’antico splendore dell’arte di cui era culla.

Clara Letizia Riccio

NESSUN COMMENTO