Ezio Capuano: un allenatore nel pallone

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Capuano
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Il momento è delicato per Ezio Capuano, allenatore dell’Arezzo in Lega Pro. L’allenatore campano è, suo malgrado, salito alla ribalta delle cronache sportive nazionali per un rimprovero furibondo alla sua squadra. Al rientro negli spogliatoi al termine di un’amichevole persa contro una squadra di dilettanti, infatti, Capuano ha rimproverato i suoi giocatori in maniera veemente. Niente di strano, normale amministrazione da che esiste il calcio. La sfuriata però è stata registrata da un giocatore amaranto e da lì è diventata di dominio pubblico nel web: “ Siete lo scandalo, io vi scanno!”, avrebbe gridato. Che somiglia terribilmente alla famosissima frase “In conclusione Picchio De Sisti. E ci spezzo pure la noce del capocollo”. Vi ricorda qualcosa, o meglio qualcuno?

EZIOLINO NEL PALLONE – Se il nome di Oronzo Canà non vi dice niente, tranquilli, siete dispensati dal continuare a leggere. Ma per chi avrà riconosciuto il mitico allenatore pugliese della Longobarda, impersonato da Lino Banfi, non potrà non notare la grande somiglianza tra questi due personaggi. Il primo di fantasia, protagonista del film “L’allenatore nel pallone” e liberamente ispirato alla figura esplosiva di mister Oronzo Pugliese. Il secondo invece è reale e contemporaneo. Entrambi vulcanici, semplici, imprevedibili figli del popolo, tarantolati (aggettivo con cui Mara Canà, pardon La Grasta la quale ha preso il suo “cognombre” dopo sposata, suole apostrofare il suo Oronzo in contrapposizione all’invidiabile self-control di Liedholm), a volte anche sbruffoni e sanguigni.

Bastano due vittorie di fila per autoincensarsi e poi peccare di hybris (ed esempio quando Canà dichiara a mezzo mondo che la sua bizona è decisamente avanti rispetto alla zona del suo idolo Liedholm, e poi la domenica dopo ne prende 7 proprio dal Milan dello svedese), basta un errore in difesa per mandarli fuori di testa e compiere i gesti più inconsulti. I due però possiedono quella rara abilità di tirare fuori il coniglio dal cilindro proprio nel momento peggiore e arrivare in qualche modo al risultato, anche rocambolescamente. Senza rinunciare alla propria testardaggine, portando avanti le proprie convinzioni e i propri valori. I giocatori e le dirigenze non sempre li amano, c’è sempre un qualche Speroni a volergli rompere le uova nel paniere. Ma i tifosi non possono non amarli. Magari non subito, con la curva ci vuole sempre un po’ di tempo, ma alla fine scatta l’amore. Si tratti della Longobarda o dell’Arezzo.

AREZZO – Proprio nella città dei botoli ringhiosi Ezio Capuano, per tutti Eziolino, sta spopolando nel bene e nel male. Si presenta così: “L’Arezzo nei dilettanti è come se Belen facesse la barista”. E poi una lunga escalation che parte dalla scorsa stagione, dopo una sfortunata sconfitta contro l’Alessandria figlia di un errore di un suo giocatore. Capuano, nel suo je accuse a fine gara e in maniera colorita, definisce i suoi giocatori delle “checche, che devono andare a lavare i panni”. Apriti cielo! L’arcigay s’incazza, i media ci vanno a nozze come quando Tavecchio scivolò sulla buccia di banana, e ad Eziolino viene comminata una multa di 5000 euro ed è costretto alle scuse, nelle quali ci tiene ad aggiungere di non essere affatto ‘omofibo’ (proprio così). Poi, per raddrizzare il tiro, dichiara di volere una squadra fatta di “undici maiali rabbiosi, una banda di ignoranti”. Addirittura si sente male e viene portato in ospedale, quando, al termine di una vittoria casalinga, va ad esultare smodatamente sotto la curva sud amaranto. A settembre riprende il discorso dei ‘maiali assatanati che stanno crescendo, anzi delle scrofe perché più cattive’ (vai a sapere perché).

LA PIETRA DELLO SCANDALO – L’Arezzo che milita in Lega Pro perde 0-1 un’amichevole infrasettimanale contro il Lucignano, squadra di promozione. E al rientro dagli spogliatoi l’inevitabile sfogo, condito di invettive e minacce, rigorosamente in vernacolo perché, si sa, il dialetto rende tutto più immediato e concreto. “Siete dei pezzi di m**, siete lo scandalo. Se domenica perdiamo con la Carrarese io vi scanno!”. A ben vedere, niente di nuovo. Negli spogliatoi i rimproveri degli allenatori sono all’ordine del giorno, da che esiste il calcio. Sono stati luogo di liti furibonde, scazzottate, ma anche di rimonte. Lo spogliatoio, per chi ha giocato anche un solo giorno a calcio, sa che è un luogo privato, quasi sacro, un po’ come quella regola in Fight Club: non dovete parlare mai di quello che succede nello spogliatoio. Un giocatore amaranto, invece, registra lo sfogo di Eziolino e lo manda ai suoi amici tramite whatsapp, probabilmente per farsi due risate della reazione esagerata del mister. Non si sa come, ma finisce nello sterminato mondo del web, e arriva ai giornali e ai blog. Si è rotto qualcosa, definitivamente. Ciò che resta tra le viscere di uno stadio è stato svelato, diventando di dominio pubblico. Capuano reagisce dando dell’infame all’autore, fino a quel momento rimasto sconosciuto, minacciando di “appenderlo nudo all’ingresso dello stadio” e di mettere fuori rosa mezza squadra.

Domenica arriva anche la sconfitta casalinga contro la Carrarese, 1-4. La curva sud, che durante la partita aveva esposto un eloquente striscione, “i panni sporchi si lavano in casa”, fischia sonoramente la squadra, scandendo però solo il nome di Capuano. I tifosi hanno scelto da che parte stare. Comincia a circolare la voce che la talpa possa essere stato Nicolò Sperotto, terzino classe ’92 in prestito dal Carpi. Nessuna conferma da parte della società, che è in silenzio stampa, ma una cosa è certa : Sperotto da lunedì non si sta più allenando con il resto del gruppo.

EZIOLINO SHOW – Il web è pieno di video delle sue gesta: reazioni veementi, conferenze stampa leggendarie, ma anche vittorie sul campo. Come la promozione ottenuta con l’Altamura in c2, ultimo grande traguardo della Leonessa di Puglia. Poi il trasferimento alla Cavese, e successivamente pure Paganese e Nocerina, e ultimamente alla Casertana. Lui, che è salernitano. Ma siccome è in grado di “friggere pesci con l’acqua minerale” (metafora da lui stesso usata per sottolineare la sua abilità nel fare grandi risultati con squadre mediocri), poco importa la sua origine.

Ha fatto bei risultati a Taranto e Potenza, con la piccola Puteolana e con la Juve Stabia, dov’è ancora ricordato con affetto dopo una vittoria in un derby infuocato contro l’Avellino. A Sora ci sono degli aneddoti favolosi su di lui. Una sconfitta contro la Fermana per 4-6, e lui che sdrammatizza dicendo “ma quando mai avete visto fare al Sora quattro gol?”. O una rissa verbale e poi quasi fisica con un giornalista a Benevento, nella conferenza stampa post partita. Che ricorda vagamente quel “bistrot” pronunciato da Oronzo Canà all’antipatico giornalista che lo tampina ovunque. E poi parole al vetriolo verso un ex direttore sportivo del Potenza, la camicia strappata in una conferenza stampa a Caserta, il poco invidiabile record di primo allenatore squalificato per aver bestemmiato in campo, e l’abbandono della panchina dell’Eupen, serie A belga, dopo quattro giornate per non barattare la sua dignità. E l’aneddoto con Mourinho a Coverciano, quando si presenta a lui come il “mini one”, e presenta le sue affinità al portoghese decantando i pregi del suo 5-3-1-1 che, a detta sua, Mou usava al Chelsea.

Ce ne sarebbero ancora tante da raccontare su Ezio Capuano, che magari non sarà un guru, ma riporta alla mente un calcio che ormai non esiste quasi più, quello dei campetti polverosi di provincia, a volte sterrati, dove negli spogliatoi si sente l’antico odore di olio canforato, dalle docce scende solo acqua fredda ci si riequilibra col tè bollente, come un tempo avveniva anche in serie A prima che venissero installate le poltrone superlusso al posto delle dure panche di legno. Un luogo magico in cui, se c’era da attaccare al muro un giocatore si attaccava, e una volta successo tutto rimaneva lì, come gentiluomini d’altri tempi. Come Liedholm con Turone, come Lippi con Bobo Vieri, Ventura con Cerci e persino un riconosciuto galantuomo come Sir Alex Ferguson con Beckham. Adesso è bastato registrare per rompere la magia di un luogo sacro per il calcio. Prima regola dello spogliatoio : non bisogna mai parlare dello spogliatoio.

Fonte immagine in evidenza: lanazione.it

Fonte virgolettati: gazzetta.it / corrieredellasera / arezzonotizie.it / delinquentidelpallone.it / dagospia.com

Michele Mannarella

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