Merkel, leadership in bilico sull’accoglienza

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Mai stata tanto in bilico, Angela Merkel si è vista in queste ultime settimane costretta a difendere la sua leadership da nemici interni ed esterni, abbandonando il suo consueto stile moderato.

Con la sua nuova politica dell’accoglienza dei profughi siriani, contrassegnata da una sorprendente apertura, la cancelliera aveva cercato di scrollarsi di dosso l’immagine gelida che si era conquistata durante la gestione della crisi greca. Il prezzo di quest’operazione mediatica potrebbe tuttavia essere alto.
Da Monaco, il Presidente della Baviera Horst Seehofer, attuale leader del partito del CSU, non ha tardato nel contestare le scelte di Berlino, accusando di voler scaricare sui Lander il peso di una sconsiderata politica di frontiere aperte.

Sul piano politico, la Merkel si trova accerchiata dal dissenso interno all’area popolare tedesca (CSU/CDU) accompagnato dalla crescita dei consensi per l’estrema destra, come l’AfD. In questo contesto si inserisce la lettera di 34 dissidenti della CSU, capitanati dalla parlamentare Erika Steiner e appartenenti alla corrente destrorsa del partito di maggioranza.

Sulla precaria stabilità politica della cancelliera pesa la contrapposizione plastica, quasi tangibile, tra gli effetti della politica attuata finora dalla Merkel e la opposta linea del Presidente Ungherese Viktor Orban, che ha recintato i confini del suo paese, e che riceve plausi anche dalla destra tedesca.

In effetti, la situazione alle frontiere con l’Austria è esplosiva, e sembra impossibile produrre delle stime attendibili su quanti profughi siano già arrivati e quanti ne arriveranno. Alcune fonti parlano di circa un milione di profughi che entro la fine dell’anno verranno accolti in Germania.
Al di là delle spaccature politiche, a preoccupare è soprattutto il clima sociale del paese che più di tutti ha contribuito all’emergenza umanitaria. Centinaia sono stati gli attacchi incendiari ai centri di accoglienza, ormai saturi e sul punto di esplodere, mentre movimenti xenofobi e islamofobi attirano sempre più manifestanti in piazza e catturano consenso.

Di fronte ad un paese che si riscopre insofferente verso lo straniero, Angela Merkel si era mostrata sconvolta. «Questo non è più il mio paese», aveva dichiarato, «se sono costretta a chiedere scusa per aver affrontato umanamente l’emergenza profughi».

In una recente intervista alla Ard, la televisione pubblica tedesca, la cancelliera ha tentato di rassicurare gli spettatori, senza tuttavia riuscire a dare previsioni certe sui numeri del fenomeno e tempi di risoluzione. Angela Merkel ha auspicato un maggiore coinvolgimento della Turchia, necessario punto di transito per i profughi siriani. Dal presidente turco Erdogan si attende l’impegno di allestire campi di prima accoglienza per i profughi, in cambio di aiuti ed investimenti economici conferiti a tale scopo.

Nella speranza che la maggior parte dei rifugiati rimangano in Germania solo per il periodo necessario affinché la situazione in Siria ritorni alla normalità, per la Merkel è necessario sveltire le pratiche per la concessione di asilo, velocizzando anche i rimpatri di chi non dovesse averne i requisiti. Per l’opposizione questi argomenti, che avrebbero dovuto rassicurare il fronte degli oppositori interni al suo partito, sono risultati poco convincenti.

Secondo il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, la politica della Merkel non può funzionare senza la disponibilità all’accoglienza degli altri paesi europei e questa disponibilità, al momento, non c’è.
Su sollecitazione degli amministratori locali, e in particolare di Seehofer, la Merkel si ritrova di fronte ad una scelta tra il proseguimento di una politica dell’accoglienza  che potrebbe rivelarsi il suicidio definitivo di una carriera politica particolarmente longeva e un dietrofront verso una linea politica più ponderata che blocchi, o limiti, l’onda migratoria che non accenna ad affievolirsi.
La cancelliera non accenna a voler mollare, intenzionata a lavorare duramente affinché la sua strategia porti dei risultati, ma nel frattempo non fugge alla più classica delle domande populiste in materia di immigrazione, di fronte alla quale ha ammesso che non se la sentirebbe ad accogliere profughi in casa sua. «Penso che il mio dovere sia quello di fare tutto il necessario» ha aggiunto, «affinché lo Stato sia in grado di gestire la situazione in modo sensato».

Roberto Davide Saba

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