8° comandamento: abolizione degli ordini professionali

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Ordini professionali
Ordini professionali

Con l’ottavo comandamento non potremo quantificare, come per i precedenti, una somma da utilizzare per l’abbattimento del debito pubblico o per la riduzione della pressione fiscale, ma dovremo tentare di comprendere quali siano i risvolti derivanti dall’abolizione di tutti gli ordini professionali.

Prima di iniziare l’approfondimento voglio riportare qui la testimonianza di un lettore del sole24ore (http://www2.radio24.ilsole24ore.com/blog/nava/2015/01/07/abolireriformare-gli-ordini-2015-edition/) che spero possa far comprendere quali siano le vere implicazioni di questo sistema di protezione del mercato.

“Ciao Sergio (Sergio Nava), seguo da anni la tua trasmissione e penso che il lavoro che fate sia fantastico. Mi chiamo Michele e sono un farmacista che da 5 anni esercita la propria professione in Germania. Dopo aver fatto il dipendente in Italia e dopo aver provato l’esperienza in proprio della “Parafarmacia” (andata male) ho deciso di trasferirmi (consiglio vivamente di fare una trasmissione in merito alle Parafarmacie, anomalie del sistema-Italia, come se noi Farmacisti non figli d’arte fossimo laureati in “Parafarmacia” e quindi Farmacisti di serie B). Comunque, ci sarebbe molto da dire per sbloccare il Paese. Liberalizzare un sistema arcaico come le Farmacie porterebbe un sacco di posti di lavoro. Pensa che qui in Germania le Farmacie sono libere… sono state liberalizzate nel 1958, preistoria per noi, no? Questo permette, a me che sono straniero qui, di darmi l’OPPORTUNITA’, di mettermi in proprio e di fare non il “Parafarmacista” come in Italia, ma il Farmacista – cioè ciò per cui ho studiato. “Para-” pensa te… con una laurea in CTF. Ti senti già declassato appena uscito dall’Università, pensando anche a quanti sacrifici i tuoi genitori hanno fatto per farti laureare. Qui in Germania il sistema-Farmacia comporta molti vantaggi, sia per chi ha volontà di mettersi in proprio, sia per chi non vuole responsabilità e preferisce lavorare come dipendente (colleghe che magari hanno intenzione di farsi una famiglia e non vogliono responsabilità, per esempio). I contratti da Farmacista dipendenti in Germania sono contratti SANITARI, cioè come i medici. Quindi si guadagna bene e si può, come dicevo prima, decidere se fare il dipendente o rischiare e mettersi in proprio. Lo Stato ti dice: “vuoi metterti in proprio? Bene, a tuo rischio e pericolo”. Ci riuscirà chi è più bravo, ma almeno uno ci può provare. In Italia il numero chiuso garantisce i soliti noti… e non mi dilungo. In Italia i contratti da Farmacista dipendente sono da COMMERCIANTI da 1300€ al mese. Ma non è questo il punto. Il punto è: perché il MIO PAESE NON MI DA L’OPPORTUNITA’ DI PROVARCI? PERCHE’ SI DEVONO GARANTIRE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE I POCHI ELETTI? PERCHE’ NON SI VUOLE SCARDINARE UNO DEI SISTEMI CHE, COME DIMOSTRATO IN GERMANIA, PORTA POSTI DI LAVORO ED OPPORTUNITA’ A TANTI GIOVANI? PERCHE’ UN FIGLIO DI FARMACISTA TITOLARE DEVE EREDITARE, SENZA FAR NULLA, UNA CONCESSIONE DELLO STATO? PERCHE’ UNA CONCESSIONE STATALE PUO’ ESSERE VENDUTA A MILIONI DI EURO? Vedete che gli argomenti sono tantissimi… invece questi signori, anziché affrontare questi ed altri argomenti per sbloccare il Paese cosa fanno? Vogliono abolire l’art. 18? Ora, siccome la nostra generazione non è scema ed è stanca di aspettare e di protestare, magari non con tanta forza come dovrebbe, ma comunque stanca, la nostra generazione decide di andare via. Lasciare il Paese e vivere dove i diritti e le opportunità esistono, dove li puoi vedere e respirare. Fa male dire ciò, ma il mio Paese non mi fa né vedere né sentire diritti e opportunità.

***Ps: sai quando ho capito che non sarei più tornato? Quando mi sono iscritto all’Albo dei Farmacisti in Germania con una semplice e-mail. Sì, con una semplice e-mail, e pagando una cifra di 25€”.

Ma che cos’è un ordine professionale? Un ordine professionale è un ente organizzato e istituito per legge a cui lo Stato affida il compito di tenere aggiornato l’albo e di tutelare la categoria professionale e il codice deontologico. Per accedere ad un albo è spesso necessario possedere un titolo di studio, aver svolto un periodo comprovato di praticantato ed avere superato un esame di Stato oltre ad essere in possesso di una fedina penale pulita. Gli ordini e i collegi (albi per i quali non è necessaria la laurea) professionali sono 28:

  1. Agronomi e Forestali
  2. Agrotecnici
  3. Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
  4. Assistenti sociali
  5. Attuari
  6. Avvocati
  7. Biologi
  8. Chimici
  9. Consulenti del lavoro
  10. Consulenti in proprietà industriale
  11. Dottori commercialisti ed esperti contabili
  12. Farmacisti
  13. Geologi
  14. Geometri
  15. Giornalisti
  16. Guide alpine
  17. Infermieri, Assistenti e Vigilatrici d’Infanzia
  18. Ingegneri
  19. Maestri di sci
  20. Medici chirurghi e Odontoiatri
  21. Notai
  22. Ostetriche
  23. Periti agrari
  24. Periti industriali
  25. Psicologi
  26. Tecnici di radiologia medica
  27. Tecnologi alimentari
  28. Veterinari

Chi difende gli ordini vi dirà che, garantendo la deontologia e la formazione degli scritti, si riesce a proteggere le professioni, quindi gli utenti, dall’imbarbarimento voluto dai neo liberisti, ma si dimenticheranno di dire che grazie a questi retaggi medioevali riescono a garantirsi i vantaggi di un mercato chiuso ed assicurare un futuro di privilegi alle loro discendenze. Il sistema degli ordini professionali è una delle più forti barriere all’entrata ad uso di una casta di eletti che impedisce la mobilità sociale e penalizza una reale concorrenza. Pensate che uno studio del 2011 ha rilevato che il figlio di un operaio ha solo 1,67% di probabilità di svolgere una professione per cui occorre l’iscrizione ad un ordine professionale, e il massimo di probabilità è raggiunto dal figlio di un insegnante con un misero 14,30%; lo stesso studio evidenzia che ad un’elevata frequenza di un cognome in un albo professionale corrisponde una maggiore velocità con cui si passa l’esame per entrare a far parte di un ordine professionale. D’altronde i lunghi periodi di praticantato tendono ad escludere chi, anche se in possesso di ottime capacità, non ha alle spalle una famiglia che gli garantisca la sussistenza fino al superamento dell’esame di Stato magari dopo anni di sacrifici per ottenere la laurea.

Il sistema degli ordini professionali non protegge quindi, ma anzi penalizza gli utenti che, non beneficiando dei frutti di una vera concorrenza o di un sistema meritocratico, non avranno né tariffe più basse né servizi migliori, ma certamente penalizza i giovani capaci e volenterosi che, privi di un “nome” o delle possibilità economiche necessarie a percorrere la tortuosa strada per arrivare all’esame di Stato, dovranno rinunciare alla possibilità di esercitare una professione o, come chi scrive al sole24ore, dovranno trasferirsi all’estero.

Io ho sempre creduto che il rilancio del nostro Paese non possa prescindere dal contributo dei giovani, ma se la nostra classe politica (sarà un caso, ma composta da moltissimi professionisti) non comprenderà quanto sia importante dare loro speranze e creare un terreno fertile in cui questi possano crescere, non ci sarà futuro né per loro né per l’Italia.

Corrado Rabbia

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