# Cantera Returns

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Il 16 ottobre l’associazione giovanile Cantera ha inaugurato una nuova stagione di eventi musicali e culturali, partendo con Bruno Bavota, pianista modern classical e a seguire il live set di Av-K, tra i maggiori esponenti della scena elettronica italiana.

Spostatasi da poco in Via Enrico Bottiglieri a Salerno, Cantera si riprone di offrire non solo uno spazio, ma anche un’occasione per socializzare, per far emergere talenti e per scoprirne sempre di nuovi. L’ideatore del progetto è Guido Tramontano, ma il merito va a anche a Benedetta Sabatino, Rossella Benivento, Luciana Lorenzo e tutti i ragazzi della crew. Per capire meglio il suo modus operandi, risponde Andrea Sabatino, presidente pro tempore dell’associazione.

Com’è nata l’idea di Cantera?

Dalla voglia di creare un modello di aggregazione giovanile diverso, inclusivo, che facesse delle interazioni faccia a faccia e dell’amore per l’arte le linee guida di questo progetto, che fosse un polo aggregativo alternativo alla movida ma che desse anche la possibilità alle persone di intensificare e approfondire le relazioni. Nasce dalla voglia di essere un punto di raccordo tra tutte le energie positive della città e del territorio. Nasce con l’obbiettivo di far conoscere, tra di loro, realtà che difficilmente avrebbero avuto la possibilità di venire a contatto. Il nome Cantera è un richiamo diretto alla Cantera del Barcellona calcio, capace di “allevare” giovani talenti che sono poi diventati i più forti di tutti. Noi pensiamo che salerno abbia tantissimo capitale umano, cerchiamo di essere il luogo, fisico e ideale, in cui questo capitale possa accrescersi e svilupparsi.

Dopo la creazione dell’associazione, qual è stata una delle difficoltà più grandi?

La diffidenza dei giovani e delle altre realtà associative. Cantera è andata anche a rompere gli equilibri statici della città di Salerno. Siamo tanti ragazzi con storie ed esperienze personali completamente diverse, non ci è mai interessato dare un identità, politica, partitica o quello che sia. L’identità che noi ci siamo dati è quella della nostra città, dei nostri giovani, per questo il progetto Cantera è così fortemente, e volutamente, legato con l’amministrazione comunale.

Parlandone più in generale, quale dovrebbe essere invece il contributo concreto che ogni comunità può dare ad associazioni come la vostra?

Quello di proporre, programmare, progettare e vivere lo spazio. lo slogan di Cantera è da sempre “facciamo spazio”, abbiamo, tutti noi, una grande opportunità, uno spazio che, adesso, tutti possono riempire coi loro contenuti, che siano workshop, mostre, laboratori, esibizioni di ogni tipo.

Parliamo del logo. Perchè questi colori? E siete gialli a strisce nere o neri a strisce gialle?

Il giallo e il nero vogliono essere un richiamo diretto a due realtà : la prima, è quella dei lavori in corso, del continuo Work in progress, del continuo dinamismo creativo che fa di Cantera un modo di pensare e di fare le cose, non un granitico schema mentale, ma un progetto che cresce e cambia di volta in volta, grazie al contributo che ci viene dato dalle persone che compongono il nostro staff e dagli ospiti che vengono a trovarci, dagli artisti ai visitatori, sempre pronti e disponibili ad abbracciare il progetto è regalarci idee e consigli utili. La seconda ispirazione è stata, chiaramente, quella dell’hacienda. Storico club di Manchester che è stato protagonista di un’epoca

Un’occasione, quindi, per proporsi, per mettersi in gioco, per non rimanere fermi nella propria situazione e per far emergere se stessi.

Elena Morone

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