Il dibattito sull’Expo si riapre sulla destinazione e su una maggiore valorizzazione delle infrastrutture dell’Esposizione di Milano, a circa due settimane alla sua conclusione.

Come annunciato dal ministro per l’Agricoltura Maurizio Martina, le parti hanno in cantiere «un polo della ricerca e dell’innovazione», lavorando parallelamente ad una cittadella dell’amministrazione, da affiancare al progetto principale.
L’operazione avverrà mediante ricapitalizzazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, prevedendo dunque l’ingresso del Governo in Arexpo, società proprietaria delle migliaia di metri quadrati dell’evento universale, e che ne gestisce lo sviluppo urbanistico.
La partecipazione statale dovrebbe portare a una gestione alla pari col Comune di Milano e la Regione Lombardia, prevedendo un’uscita graduale della Fondazione Fiera di Milano.

Pur essendo iniziato il giro di consultazioni e di manifestazioni di interesse con vari enti e società, molte sono le questioni che rimangono irrisolte: il primo problema è la mancata conferma di Sala a commissario, che ha però ricevuto un’importante investitura dalla sua università, la Bocconi, per un’eventuale candidatura a sindaco di Milano; carica dalla quale può paradossalmente gestire meglio la vicenda del “Dopo Expo”, fondamentale per la vittoria alle prossime elezioni amministrative.

Infatti i padiglioni dell’Esposizione verranno distrutti, e solo alcuni ne verranno ricostruiti negli altri paesi partecipanti o nello stesso capoluogo lombardo, mentre altri dovrebbero restare, come il Padiglione Italia, che costituirà molto probabilmente il perno del polo delle eccellenze e delle università.

E proprio nella destinazione delle strutture è racchiusa la questione della manifestazione milanese, riportando alla ribalta i problemi che ha denunciato il Comitato No-Expo, nel corteo dello scorso Primo Maggio.

Vi è totale incertezza sulle zone sulle quali sono state costruite, con importanti investimenti, le infrastrutture nevralgiche dell’Expo: la zona del Naviglio, Cascina Merlata e Cascina Triulza, attraversate da questioni di impatto ambientale e sociale.

Gli anni tra il 2011 e il 2014 sono passati nel completo immobilismo, in cui sono stati promossi progetti che per impiego di tempo, di forza lavoro (se si pensa addirittura ai lavori a singhiozzo, fino al 2013, delle ditte che avrebbero dovuto costruire i padiglioni) e di fondi, sono stati posticipati o abbandonati, lasciando un territorio alla devastazione: è il caso della linea M6 della metropolitana di Milano, cancellata dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile del Comune, o della linea M4, la cui realizzazione è prevista per il 2022.

Ma soprattutto è il caso di quell’opera che doveva essere il fiore all’occhiello dell’Expo, Vie dell’Acqua, diventata il simbolo di una manifestazione intorbidita, che ha fatto scandalo in tutto il mondo, sulla quale vi è la pesante ipoteca delle mafie e della corruzione. Le indagini, inizialmente eseguite sul manager Antonio Acerbo, portano alla luce una cupola che la stampa ha definito come una nuova Tangentopoli.

A rendere evidente il lascito della gestione precedente, contribuiscono le dichiarazioni tutt’altro che incoraggianti del presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone: molto probabile è il fallimento dell’operazione di risalita ai costi dell’esposizione, delle spese extra per i ritardi e per le modifiche in corso d’opera con cui è stata completata e inaugurata l’Esposizione.

Il dopo Expo è una vicenda sulla quale si decide il futuro della città di Milano e della regione Lombardia, che hanno bisogno di amministratori credibili, dall’autorevolezza necessaria ad affrontare i problemi lasciati da Acerbo e dall’ex-Amministratore Delegato Lucio Stanca.
Dal 31 ottobre si aprirà una nuova e difficile fase, che riguarda la gestione dell’area Nord-Ovest del capoluogo lombardo, proteggendola da corruzione, possibili nuove infiltrazioni mafiose e speculazione edilizia, coinvolgendo i comitati territoriali.

Sullo sfondo di questa vicenda si affacciano inquietanti l’incubo dello sforamento del Patto di Stabilità, sfiorato nel 2013, e la pesante eredità della Milano da bere.

Eduardo Danzet