Futuro Remoto a Piazza Plebiscito

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NAPOLI – Piazza Plebiscito ha aperto le sue porte all’evento culturale Futuro Remoto, dai giorni 16 al 19 ottobre.

Si tratta di un viaggio attraverso le frontiere, un modo per divulgare quelle conoscenze scientifiche e tecnologiche che se ne stanno per troppo rinchiuse tra le quattro mura universitarie.
Numerose quindi le isole tematiche, le conferenze che sono stati portati avanti dai ragazzi che hanno preso parte al progetto, desiderosi di far capire al loro pubblico la necessità di abbattere quel muro di ignoranza che, all’apparenza invalicabile, può essere distrutto, mattone per mattone.

Nel padiglione di Fisica adulti e bambini cercano di soddisfare le loro curiosità assistendo agli esperimenti degli studenti della triennale di Fisica e di qualche dottorando. Hanno contribuito al progetto l’associazione Ponys di studenti di fisica e ottica e la facoltà di fisica di Napoli, l’INFN (istituto nazionale di fisica nucleare) ha finanziato le spese per gli strumenti, mentre pare che dalla Federico II siano pervenute molte idee, ma neanche l’ombra di un quattrino.

Futuro Remoto nasce principalmente dalla collaborazione dell’università Federico II con la Città della Scienza, ed è proprio in quest’ultima sede che è stato allestito gli anni scorsi, per rimpinguare le sottili entrate col fine di ricostruire la città dopo l’incendio.

Il fatto che ad esporre siano ragazzi e non austeri professori aiuta molto per il contatto con il pubblico.
Adulti e bambini non temono di far alcuna domanda e i giovani universitari devono destreggiarsi e rispondere a qualsiasi curiosità.

“L’approccio cambia da persona a persona” ci rivelano, “se si tratta di bambini cerchiamo di spiegare l’esperimento con un linguaggio particolarmente elementare e concreto. Funziona soprattutto quando facciamo esempi reali, su ciò che tutti conoscono. Si cerca di farli divertire, di rendere questa esperienza ludica, gesticolare, sorridere e rendere il tutto espressivo. Solo così non perdono l’attenzione e magari riusciamo anche a farli appassionare alla materia.”
“Per gli adulti è diverso, possiamo usare un linguaggio più specifico ma la difficoltà sta nel capire cosa sanno davvero. Spesso facciamo domande trabocchetto per capire se parlare di una ‘calamita’ o di un ‘campo magnetico’. Anche qui gioca il fattore curiosità. Se gli facciamo capire che hanno dei buchi nella loro cultura generale ci ascoltano con interesse”.

Interessante è anche la presenza di un padiglione con tema Alimentazione. In una società ossessionata dalla dieta e dai cibi spazzatura, imparare a cibarsi e salvaguardare la propria salute è una concezione che tutti dovrebbero acquisire. Oltre alla presenza di tavolate di semi e piante provenienti dall’Orto botanico di Napoli, ad accogliere i visitatori c’era un dietologo che, armato di bilancia e calcolatrice, valutava lo stato di salute fisico di chiunque avesse voluto scoprirlo.

Tra i vari stand ci siamo imbattuti in un progetto rappresentato dall’università SUN, che tende a salvaguardare l’alimentazione infantile e la conservazione degli spazi verdi nel nostro ecosistema tramite il progetto del Gioco libro di carta. Si tratta di un libro di stoffa diviso in sezioni colorate e in giorni: ogni colore corrisponde ad un alimento che il bambino ogni giorno deve provare con l’aiuto della mamma, il ricavato del suo acquisto finanzierà la conservazione degli spazi verdi.

“Siamo riusciti a salvare 151 aree naturali per ora. Speriamo che questo progetto andrà avanti e che altri istituti vogliano provare a collaborare con noi” dichiarano le rappresentanti dello stand.

Dalla Federico II invece un gruppo di biologhe dimostrava, tramite un apparecchio da loro costruito, la funzione di un apparato digerente, tramite appunto la digestione di alimenti per neonati. Al progetto hanno partecipato il dipartimento di ingegnerie chimica ITP, Knft Heinz e in ultimo l’Elfid.

“Abbiamo scelto proprio questo esperimento perché forse questo è uno dei primi ad essere realmente dinamico e complesso. Nello studio della digestione e nella sua rappresentazione ci si basa, di solito, su apparecchi statici, che non danno realmente l’idea di tutto il processo fisico-chimico.” Risponde una delle collaboratrici.

Altri studenti e dottorandi in biologia ricevevano le famiglia in laboratori mobili. Tra provette ed esperimenti sembrava svolgessero il loro lavoro indisturbati.

Nel padiglione Viaggio delle frontiere ad accoglierci sono stati i rappresentanti di ingegneria civile e un’associazione ONLUS di ornitologi che spiegavano la pratica dell’inanellamento per ricostruire il viaggio e i percorsi degli uccelli.

Gli studenti di architettura della Federico II erano invece nel padiglione Città con la dimostrazione di una struttura ecosostenibile montata dagli studenti, senza l’aiuto operaio. Accanto al progetto Robotica e del Reper Wall (materiali a base di PET riciclato post-consumo), interessante era anche il Progetto orchestra” finanziato dalla comunità europea per donare ai cittadini un portale capace di dargli ogni tipo di informazione culturale e sociale. Una sorta di guida turistica quindi, che può aiutarci con un click nell’orientarci ovunque noi siamo.

Nel padiglione Mare invece l’università Parthenope ha collaborato con la società del monitoraggio e la modellistica marina ed atmosferica, con l’Istituto per l’ambiente marino costiero (IAMC) e, per argomento rifiuti ed inquinamento delle acque, con il centro studi interdisciplinari Gaiola.
Era anche presente la Marina Militare, pronta ad accogliere e ad istruire le famiglie sul loro lavoro e, nel padiglione Segni, simboli e segnali la polizia postale spiegava invece come, tramite vari tecnologici apparecchi, si possono acquisire (e non intercettare) dati da dispositivi mobili senza mai farli variare.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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