Pregiudizi: quanto costano alla nostra economia?

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Il maggiore ostacolo alla scoperta della verità non è la falsa parvenza derivante dalle cose e inducente all’errore, e neppure, immediatamente, la debolezza dell’intelletto; invece l’opinione preconcetta, il pregiudizio che, come uno pseudo a priori, si oppone alla verità e quindi somiglia a un vento contrario che respinge la nave dalla direzione nella quale soltanto si trova la terra; talché timone e vela sono invano operosi”, Arthur Schopenhauer.

Nonostante alcuni progressi e introduzioni di leggi e agevolazioni in molti Paesi, persiste, ad oggi, una elevata soglia di discriminazione di genere, etnica, razziale e di orientamento sessuale nel mondo del lavoro.

Paul Donovan, esperto economico di UBS, ritiene che “il problema dei pregiudizi nella nostra società sono un concetto che gli investitori non possono permettersi di ignorare”, infatti il problema principale del perché la discriminazione danneggi l’economia è la perdita di capitale umano disposto a lavorare e disposto a contribuire alla crescita del PIL.

I grafici di seguito riportati, provengono da uno studio che collega le ricerche effettuate dal World Economic Forum  e i dati raccolti dal World Value Studies Group. Mostra l’interrelazione tra le due variabili “pregiudizio e livello di sviluppo della nazione considerata ed è evidente come esista un rapporto inverso tra di esse: al crescere dello sviluppo economico del Paese la discriminazione di tipo razzista o omofobico diminuisce. Per quanto riguarda l’atteggiamento assunto nei confronti degli immigrati, invece, il discorso è leggermente differente: gli Stati meno sviluppati tendono ad essere più flessibili.

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Donovan insiste sul fatto che “la crescita economica è una funzione del progresso sia della forza lavoro sia della produttività” e che una spinta quindi alla maggiore mobilità e all’immigrazione può quindi mostrare i propri benefici sull’economia, accrescendo la produttività del lavoro. È opportuno, dunque, render noti i dati raccolti In Italia dall’ISTAT sull’impatto economico dei flussi migratori: l’immigrazione contribuisce al PIL per un valore pari al 9,5% e nel 2008 i lavoratori immigrati rappresentano il 7,5% dell’occupazione italiana. Nonostante questa bassa percentuale, l’indagine PEW evidenzia che gli Italiani sono i più ostili alle minoranze etniche rispetto al resto d’Europa.

Da una ricerca dell’OECD è emerso che da quando le donne partecipano attivamente al mercato del lavoro, la domanda per la ricerca di un posto all’interno di aziende è aumentata ma di un numero comunque inferiore comparata a quella degli uomini: nelle nazioni dell’OECD esiste ancora un elevato gap del 20% tra uomini e donne che trovano un occupazione, le quali vengono retribuite il 17% in meno rispetto ai loro colleghi del sesso opposto.

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L’Outlook dell’OECD sull’occupazione si concentra sui possibili approcci legali e sulle politiche di mercato che i Paesi potrebbero utilizzare per combattere questa problematica:il merito delle politiche anti-discriminatorie risiede non solo nella capacità di porre fine a determinati atteggiamenti, ma in particolare nella loro abilità ad indurre ad un cambiamento culturale

Beatrice Rossano

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