Scuola e sanità: i tagli per privatizzare i servizi

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C’era una volta il servizio pubblico. L’imperfetto è ormai d’obbligo, data la situazione attuale dei settore pubblico. Nel nostro paese infatti, è ormai ben avviata la pratica per la privatizzazione di quello che ormai una volta erano i servizi fondamentali garantiti per il cittadino. Niente più sanità né scuola gratuite per tutti quindi. Curarsi diventerà un lusso, andare a scuola sarà un privilegio per pochi. Non è teoria del complotto, ma il senso verso cui vanno i dati di bilancio di sanità e istruzione. 2,352 i tagli alla sanità (di cui 222 milioni in Campania). 600 milioni i tagli de “La buona scuola”, uno dei cavalli di battaglia del governo Renzi.

Riduzione dei ricoveri, drastico calo nelle prescrizioni mediche, aumento del costo di medicinali e ticket per le visite asl, questi gli effetti della manovra sanitaria. Tutto in nome di una parola: Inappropriatezza. Qualora il ricovero ospedaliero o la prescrizione per una visita asl dovessero essere ritenute inappropriate dal dirigente sanitario, il medico “colpevole”, dopo un’attenta ispezione, andrebbe incontro a sanzioni di tipo pecuniario. I cittadini devono quindi prepararsi ad un esborso notevole (che già si aggira sui 500 euro annui) per curarsi. Ovviamente in molti non potranno permettersi visite e medicinali particolarmente costosi. Soprattutto gli anziani, maggiormente soggetti ad ammalarsi e ad acciacchi vari. Si spera forse, in questo modo, di risparmiare sulle pensioni. Proprio per questo si sta correndo ai ripari, con l’apertura di ambulatori d’emergenza totalmente gratuiti per i più poveri (come in Grecia). A Napoli è già attivo un ambulatorio a Ponticelli e uno in via dei Tribunali, nel cuore storico della città.

Nel settore scolastico invece, sono purtroppo pochi i ripari a cui si può ricorrere. Tralasciando i problemi de “La buona scuola” (nomina dei presidi affidata alla Regione anziché al classico concorso nazionali, dirigenti scolastici  a cui si dà un potere tale da poter creare proprie clientele, assegnazioni di cattedre lontanissime dal luogo di lavoro dei professori precari), gli studenti avvertiranno immediatamente l’effetto dei tagli. Aumento delle tasse (soprattutto in ambito universitario), taglio drastico alle assunzioni del personale ausiliario (i collaboratori scolastici), taglio alle borse di studio (40-50 mila in meno), ulteriori tagli alla ricerca. Non potranno essere effettuate supplenze se non dopo sette giorni di assenza del docente ordinario (se non negli istituti che contano un organico di massimo 3 docenti). Si prevede che la qualità dell’istruzione italiana scenderà di un altro gradino.

La scuola pubblica sarà messa ancora di più in ginocchio, così come l’università, a favore degli istituti privati. La vergognosa classifica delle università virtuose, diramata qualche mese fa, era stata probabilmente il volto inquietante del tentativo di privatizzare la cultura e renderla accessibile solo ai ceti alti. Questa situazione porterà ad un’evasione scolastica ancora maggiore, soprattutto al meridione (siamo già tra i fanalini di coda in Europa). In contesti particolarmente disagiati, dove la scuola è una delle poche ancore di salvezza dalla malavita, ci sarà una totale dispersione di ragazzi (e molti istituti rischierebbero la chiusura, data la propria “inutilità”).

La classe dirigente si sta riappropriando del diritto al sapere, oltre che alla salute. Questa situazione, che richiama al medioevo, è segno inquietante che le lobby cercano di esercitare il proprio controllo sulle masse, attraverso la diffusione dell’ignoranza.

Domenico Vitale

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