OGM (are not) free

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La questione OGM ormai da tempo tiene banco tra i meandri delle varie linee di pensiero ecologiste, ambientaliste ed etiche in generale, alcune molto serie che espongono riflessioni sensate e approfondite, altre che inevitabilmente passano attraverso le schiere della disinformazione e del pregiudizio, finendo per sfociare in questioni ben lontane dal pensiero scientifico per definizione.

Il fatto stesso che spesso si notino netti schieramenti a favore\contro l’OGM denota di per se confusione sull’argomento che, proprio per la sua ampiezza, presente diverse chiavi di lettura ed aspetti sia positivi che negativi. L’organismo geneticamente modificato in sostanza è il risultato dell’ingegnerizzazione di una specie al fine di ottenere ceppi della stessa con determinate caratteristiche che le rendono adatte ad altrettanti determinati utilizzi.

Si possono fare miriadi di esempi, ma quello più lampante, e spesso citato, è la possibilità di adattare colture alimentari quali ad esempio mais o soia, a crescere in condizioni in cui le stesse specie “originali” non potrebbero. Spesso anche gli incroci vengono annoverati come potenziali “portatori” di OGM dimenticando il fatto che si tratta di una pratica che risale alla notte dei tempi, quando l’uomo iniziò ad allevare, coltivare e selezionare, seppur non avendo idea della base genetica della questione (l’addomesticamento del cane e di altri animali selvatici, con la conseguente selezione di decine di razze ne è un esempio).

Non si può nascondere che l’ingegneria genetica sia uno degli strumenti più potenti nelle mani dell’uomo e che, come tale, deve per forza di cose essere utilizzata per migliorare la qualità della vita e di certo non peggiorarla.

Ma come si interviene su una specie modificandone il profilo genetico dando vita così al famigerato OGM? In molteplici modi: tramite bombardamento con raggi X di un organismo in fase riproduttiva (quello più utilizzato per le specie vegetali), tramite l’azione di mutageni chimici (sostanze capaci di indurre mutazioni), tramite l’inserimento nel genoma di determinate sequenze di DNA, all’induzione di questo meccanismo tramite l’utilizzo di enzimi capaci di agire sul genoma stesso ed in altri modi, sfruttando altrettante tecnologie oggi a disposizione.

Le mutazioni ottenute vengono poi sottoposte a selezione (naturale o artificiale) in modo da mantenere una popolazione vantaggiosa per un determinato obiettivo. Bisogna ammettere che tutto ciò può far inorridire e preoccupare una ampia fetta della società, anche perché quello di cui parliamo è un argomento ancora poco conosciuto, nonostante tutto, ma che comunque, oggi ed in futuro, sarà la base del progresso scientifico e tecnologico del quale gli OGM inevitabilmente saranno parte.

Non va trascurara, ovviamente, la possibilità di permettere la coltivazione di prodotti alimentari in zone disagiate dal punto di vista climatico, bisogna sempre tenere a mente che queste tecniche hanno permesso di ottenere l’insulina ricombinante (terapie per diabetici), di migliorare l’efficacia di vari farmaci e antibiotici.

Anche gli animali di laboratorio sono OGM

“OGM” descrive anche esseri “di laboratorio” come l’Oncotopo, un topo modificato geneticamente in modo da poter sviluppare patologie neoplastiche analoghe a quelle dell’uomo e sperimentarvi nuove terapie. La questione morale è inevitabilmente aperta e lo sarà per molto ma, probabilmente, risiede più in pregiudizi ideologici che in motivazioni concrete.

Il logo di una delle campagne anti OGM tenutesi in Francia
Il logo di una delle campagne anti OGM tenutesi in Francia

E’ chiaro che tutto ciò si scontra con varie culture, in particolar modo quelle religiose (proprio per definizione, senza arrivare all’estremo del creazionismo), ma lo è altrettanto il fatto che l’ingegneria genetica, l’OGM e tutto ciò che ne deriva rappresenta probabilmente il più grosso passo in avanti compiuto dall’uomo dal punto di vista tecnologico e come tale proseguirà, sempre in avanti. Esistono delle parentesi rischiose e pericolose in tutto ciò? Certo, e molte sono già in atto.

Pensiamo alla gestione capitalistica della questione, alle multinazionali del farmaco e dell’agricoltura la cui azione può minare la biodiversità di aree intere del pianeta. Ne è un esempio la gestione del seme del riso OGM e dei prodotti con generazione successiva alla prima sterile, che di fatto impongono ai produttori di acquistare ogni anno il seme piuttosto che conservarlo.

E’ un problema probabilmente più economico che scientifico o tecnologico, di una economia di massa che punta all’egemonizzazione del mercato piuttosto che al progresso.

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/oncotopo-sentinella

http://www.minerva.unito.it/Storia/insulina/InsulinaBiotech.htm

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