Dybala: il peso di essere un talento

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Dybala
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Quanto è sottile il confine che ti separa dall’essere un campione o un sopravvalutato? Basta una prestazione negativa contro una grande squadra, oppure un inizio di campionato un po’ sottotono e subito si scatenano dibattiti e polemiche. Sono tutti lì, pronti a giudicare quanto sia stato sbagliato acquistarti, spendere tutti quei soldi proprio per te e non per altri.

È esattamente quello che sta succedendo in quel di Torino, sponda Juventus, dove i riflettori sono puntati su Paulo Dybala e su quello che è stato il suo inizio di stagione.

Da un lato era lecito aspettarsi che gli occhi di tutti, juventini e non, fossero puntati sull’ex Palermo. Dybala era reduce da una stagione straordinaria, conclusasi con la permanenza (anche piuttosto agevole) dei rosanero in Serie A, ma soprattutto con 13 gol e 10 assist a livello personale. Numeri assolutamente straordinari, dato che parliamo di un classe ’93, in una squadra appena tornata nella massima serie.

Era lecito aspettarselo perché la Juve ha sborsato per Dybala la bellezza di 32 milioni di euro più 8 di bonus, per convincere Zamparini a lasciar andare la sua Joya verso una realtà più grande di quella di Palermo, dove poter giocare per vincere e non per restare e dove guadagnarsi la maglia della Nazionale Argentina.

Da un altro lato però, non era lecito aspettarsi un inizio così balbettante della Juventus ed un tale accanimento nei confronti del giovane Dybala, ritrovatosi in una squadra in piena fase di ricostruzione e svuotata di quella fame di vittoria che ha avuto negli ultimi 4 anni.

La stagione dell’argentino era iniziata in Supercoppa, con una mezz’ora di gioco da subentrato ed il 2-0 siglato contro la Lazio. Il proseguio però non è stato per nulla costellato di vittorie. Nella prima di campionato, ha di nuovo visto il campo solo da subentrato ed è arrivata subito una sconfitta, per mano dell’Udinese. Poi titolare per due partite consecutive, a Roma e con il Chievo. Due gol ma un solo punto per la Vecchia Signora, con squadra nettamente in crisi. Allegri ha la necessità di cambiare qualcosa e Dybala finisce in panchina per 2 match di fila: con il City (10 minuti giocati) e contro il Genoa (solo panchina). La sfortuna di Dybala è che ciò coincide con le prime due vittorie della Juve in stagione, ed infatti gioca da subentrato anche contro il Frosinone, dove però la Juve ritorna la squadra svogliata di inizio stagione e i ciociari strappano un punto allo Stadium.

Ma Allegri sa di non poter tenere in panchina un talento del suo calibro e decide così di dargli una maglia da titolare prima a Napoli (dove sforna l’assist per il gol di Lemina), poi col Bologna (dove arriva il terzo gol stagionale) e con il Siviglia in Champions. In più arriva la chiamata del Tata Martino per giocare con l’Albiceleste, con la quale gioca 15′ nello 0-0 con il Paraguay.

Quando però le cose sembravano finalmente girare per il verso giusto, Dybala si ritrova di nuovo in panchina, prima contro l’Inter e poi con il Borussia e tutti di nuovo a parlare di lui. Per molti (Zamparini compreso) è colpa di Allegri, che non riesce a gestirlo come si deve, per altri è colpa sua, sopravvalutato per un solo campionato di alto livello e visto come un nuovo “caso Iturbe“. Bisognerebbe anche ricordare che, nello stesso periodo di campionato, Dybala aveva un gol in meno rispetto a quest’anno, nonostante giocasse nel suo ruolo, quello di prima punta e non largo come lo vuole Allegri.

Sono passati tanti bidoni, anche in casa Juve, ma Paulo non è uno di questi, perché se, a 22 anni, fai ciò che lui sa fare e se Lionel Messi parla di lui come il futuro dell’Argentina, vuol dire che Dybala non può essere un giocatore qualunque.

Fonte immagine in evidenza: google.it

Andrea Esposito

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