Il socialismo utopico di Salvador Allende

0
115
Chilean President Salvador Allende in February 1973.

Salvador Allende è uno dei personaggi più rilevanti e controversi del XX secolo che con il suo, seppur breve governo, ha segnato una generazione e influenzato quello che sarà il  socialismo del XXI secolo. Inizia la sua attività politica da giovanissimo, quando comincia a militare nel Partito socialista cileno. Un personaggio che era, come lo definì Valparaìso, “marxista non ortodosso, socialista libertario e anti-leninista, in quanto rifiutava l’idea del monopartitismo e quella della dittatura del proletariato” fu considerato scomodo fin dagli esordi dai vicini Stati Uniti d’America, che avevano numerosi interessi economici in Cile.

Candidatosi per tre volte alla presidenza e dopo aver svolto in modo valido seppur dibattuto l’incarico di Ministro della Sanità, il 24 settembre 1970 viene eletto a furor di popolo, e forte di rappresentare con il 36% dei suffragi la popolazione cilena, si presentò al Congresso Cileno come leader di una coalizione che racchiudeva al suo interno numerosi orientamenti politici e che quindi era senza dubbio la più legittimata dai cittadini. È fin dall’inizio del suo mandato che gli USA tentano di intervenire, in quanto la sua formazione politica di stampo marxista faceva temere la possibile creazione di una nuova URSS.

La situazione precipitò quando Allende riprese i rapporti diplomatici con Cuba, nonostante la firma di una  dichiarazione dell’Organizzazione degli Stati Americani, dichiarante la volontà degli stati occidentali di isolare sia economicamente che politicamente la nazione cubana. La presenza della CIA in Cile iniziò a diventare sempre più invasiva, e guidata dalle direttive del presidente Nixon, finanziò grandemente, come aveva fatto in passato, tentando di convincere l’avversario alle presidenziali di Allende a non appoggiarlo insieme al congresso come capo di stato, la coalizione antagonista del presidente cileno, prevalentemente formata da filofascisti. c7333e7d.allendeElection_800x554

Anche in patria il governo di Allende veniva visto come il progressivo percorso politico che sarebbe sfociato in una dittatura comunista, nonostante le riforme presidenziali come la nazionalizzazione delle industrie, la laicità delle istituzioni e l’introduzione di organi assistenziali per i ceti più abbienti, rivelassero una linea spiccatamente socialista, volta soprattutto alla “democratizzazione” del popolo, spinto sempre più a frequentare scuole pubbliche non cattoliche ed alfabetizzarsi. Quando l’inflazione cilena raggiunse il 300% (durante la dittatura di Pinochet arriverà anche al 700%) il malcontento degenerò, portando al tentativo prima del Congresso di sfiduciare la presidenza e poi ad un golpe, fallito, nel quale si approfittò della momentanea perdita di popolarità del personaggio di Allende. Fatale fu però la scelta di sostituire come comandante in capo delle forze armate, nonostante gli avvertimenti sulle infiltrazioni fasciste nell’esercito di Fidel Castro, a Carlos Prats, Augusto Pinochet, il quale non esitò a tradire Allende.

L’11 settembre 1973, sull’orlo della guerra civile, fu attuato il colpo di stato ai danni di Salvador Allende, che per sfuggire alle milizie golpiste si pensa si sia suicidato nel suo studio. Vittima della venalità capitalistica statunitense, martire della sinistra come oggi è considerato in buona parte del mondo o leader debole inevitabilmente destinato alla distruzione politica? Forse era solo un sognatore, che vedeva nel suo paese la scintilla necessaria a ripartire e a diventare emblema di un socialismo giusto ed equo, che protegge i più debole e eguaglia le masse, forse troppo onesto per il tempo in cui è vissuto. Allende è il simbolo di un’utopia, di una sinistra che c’è, latente, ma che vuole realizzarsi nel fine per il quale è stata pensata: la tutela di coloro che non hanno niente, forse solo i loro figli.

È così che uscì di scena uno dei volti più celebri e dibattuti del secolo scorso, e di cui di certo non perirà la memoria:

Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. (…) Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”.

Giusy De Filippo

NESSUN COMMENTO