Esclusiva LP: Il Centro Teatro Spazio inaugura la stagione teatrale 2015-16

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Il Centro Teatro Spazio inaugura la sua nuova stagione teatrale in un incontro che, Mercoledì 21 Ottobre all’Archeobar di via Mezzocannone (Napoli), ha supportato lo scambio di idee tra registi e attori.
Si tratta di un centro culturale nato quasi per caso quando Massimo Troisi e il suo gruppo iniziarono a provare all’interno di un sottoscala a San Giorgio a Cremano, facendo da cornice a quei ferventi movimenti artistici che stavano prendendo piede negli anni ’70.
Inizialmente il pubblico poteva assistere unicamente a recite pulcinellesche, con scenografie improvvisate ed effetti scenici perlopiù assenti.
Il centro teatro spazio ebbe un vero e proprio punto di svolta nel 1988, grazie al contributo di Vincenzo, Ernesto e Marco Borrelli che decisero di mantenere invariato il nome del complesso in onore al suo passato, ma è gestito dall’Accademia “Uno spazio per il teatro” riconosciuta dalla Regione Campania.
Durante il suo discorso di presentazione Vincenzo Borrelli, regista e collaboratore degli spettacoli della stagione teatrale 2015\2016, tiene a precisare che il Centro Teatro Spazio non è solo l’anima di Troisi, che con gli anni si è andati avanti e che siamo di fronte al frutto di un duro lavoro che ha visto gli sforzi di tutti.

“Il mestiere dell’attore è un lavoro vero. Qui si lavora, non si gioca. Enrico Somma ha scritto un articolo in cui si accomunano un muratore ed un attore. Il muratore ogni giorno ha la sua paga fissa, l’attore no.
Dopo la legge fascista del 1935 la figura dell’attore non è più riconosciuta come ‘artistica’, quindi non ci spetta denaro in più. Il problema è noi tutti siamo dipendenti dello stato, quindi dove vanno tutti i contributi? L’attore costruisce qualcosa e lo fa a caro prezzo.” Afferma.

La stagione si apre con “Julie” di Strindberg, dal 6 all’8 novembre. Con quest’opera Borrelli ha voluto evidenziare, in chiave ultramoderna, la forte differenza che può sussistere tra il mondo maschile e quello femminile, un modo di pensare e di agire diametralmente opposto, a dispetto della differenza di classi sociali.
Durante il discorso si è presentata anche l’associazione teatrale amatoriale di “Senza arte né parte”, del liceo Pitagora che, con il regista Domenico Orsini, hanno presentato lo spettacolo “Due Fori nel cappello” (che si terrà il 14 e 15 novembre). In questa commedia particolarmente profonda viene districato il tema dell’inusuale e del particolare, dove la diversità è la chiave di tutto: è folle solo chi si professa normale.
Niko Mucci sarà invece regista di “Sigmund e Carlo” (28 e 29 novembre) e di “L’Appuntamento” (9 e 10 gennaio).
Il primo spettacolo si basa su un probabile discorso tenuto fra Freud e Marx che, sopravvissuti alla vecchiaia, notano la degenerazione del loro pensiero. Un testo satirico, a tratti amaro, nato da varie riscritture.

“Siamo riusciti ad arrivare primi alla Fringe di Puglia e speriamo di continuare in questa scia di successo”  ci rivela il regista.

“L’Appuntamento” ha ricevuto invece troppi pochi fondi, ma non per questo il risultato non risulta più che adeguato in questo clima artistico. Sulla base di un’intrigante gioco di identità, la vicenda vuole rappresentare l’altra facciata della menzogna e della finzione. A difendere le radici napoletane c’è Roberto Giordano, che con “Napoletani di.. versi” (12 e 13 marzo) utilizza l’esempio dei grandi autori e attori napoletani novecenteschi per esaltare il nostro dialetto, lingua dell’UNESCO.

Non manca il tema di attualità e ad esporlo è Daniele Marino con il suo “Scarpe di Mizan”(2 e 3 aprile).
Si tratta di uno spettacolo molto forte dal punto di vista umano, un viaggio verso la dignità perduta di un emigrato che passo dopo passo scopre un mondo indifferente e omertoso.

“L’anniversario” di Gianluca d’Agostino (9 e 10 aprile) è invece un primo esperimento di drammaturgia, già recitato al Teatro Sanità nel 2014 con un riscontro alquanto positivo.

“Non ho voluto dare un tema allo spettacolo, non sono bravo a farlo e non mi è interessato iniziare proprio ora. Quello che ho voluto fare, invece, è parlare della condizione dell’uomo, di cosa significa essere un uomo e di come l’amore possa cambiare completamente il nostro modo di essere.” Afferma il regista.

“Scatto Matto in cinque mosse” (20,21,22 novembre) di Salvatore Maiorino vuole invece rappresentare un dramma noir con tema quello della violenza sulle donne, ambientato all’inizio degli anni 60.
Ancora, a completare la stagione, ricordiamo:
“Il Summit di Carnevale” (16,17 aprile) di Giovanni Meola, che scandisce il tema di metateatro e del gioco delle parti.
“Volgarità gratuite a un prezzo ragionevole” (19,20 marzo) di Maurizio D. Capuano e Claudio Buono, unisce il concetto di commedia con temi dissacranti.
“Paolo Borsellino. L’ultimo istante” (13,14 febbraio) di Igor Canto, evidenzia le paure e le incertezze di un grande uomo della nostra storia.
“Virginia e sua zia” (16 e 17 gennaio 2016) di Manilo Santarelli, è una magra satira mista a malinconia.

Vincenzo Borrelli (oltre allo spettacolo Julie) è lui stesso regista di “Cari, stramaledettissimi amici” (18,19,20,26 e 27 dicembre). Qui le realtà teatrali sono poche e lo stesso copione è nato quasi per caso, quando nel 2006 Emanuele Alcidi e Edoardo Nappa hanno immaginato una serie di eventi che potevano diventar una bella storia.

“Avevamo tante idee ma poca esperienza, abbiamo costretto Borrelli nell’aiutarci con la regia e ora non possiamo che dirci soddisfatti del risultato” ci confida Nappa.

Borrelli copre anche la regia di: “Festa ci compleanno” (23 e 24 gennaio) di Angela Matassa e Giovanna Castellano, “Piccoli crimini coniugali” (19,20,21 febbraio) di Eric Shmitt, “Fobos” (26,27,28 febbraio 2015 e 4,5,6 marzo 2016) e “Io sono Giacomo Casanova”. Tali spettacoli hanno rispettivamente come tema: amori proibiti, amori consumati e spezzati, la paura come motore della vita e l’inesorabile scorrere del tempo che porta anche Casanova sull’orlo del baratro. Con “Poesie su carta igienica di una fredda serata estiva” (30 e 31 gennaio) ritorniamo sull’idea del “non farcela”.

“Ho parlato di un uomo che vuole morire, che non ha più stimoli. Tutti gli altri personaggi fungono da specchio della sua vita. Non si saprà mai se il protagonista si butterà davvero, a me serviva solo un pretesto per raccontare la storia dei suoi e dei nostri dolori” ride Simone Somma.

Durante la presentazione si è parlato anche del “O’ Curto” (31 ottobre e 1 novembre) in collaborazione con lo ZTN e di “Vesuvio Underground” (11 e 12 dicembre) un’associazione nata ad Aprile per salvare la musica. A parlarne è Alessandro, un musicista che vuole rappresentare i giovani artisti e i numerosi progetti che l’associazione ha intenzione di sviluppare.

Alessia Sicuro

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