La Turchia accoglie i migranti e l’Unione Europea accoglie la Turchia; questo sembra essere il nocciolo della trattativa tra Angela Merkel e il presidente Erdoğan – andrebbe chiamato accordo, eppure ha l’aspetto di un vero e proprio compromesso.

La mole di individui che la guerra ha messo in fuga aumenta di minuto in minuto, e aumenta assieme ad essa la mole del problema per gli Stati europei che si sono detti disponibili all’accoglienza. Mancano le risorse, l’organizzazione, manca un piano d’azione serio, che possa davvero arginare la questione. Ed ecco subentrare il compromesso: sì alla Turchia, purché li tenga in casa sua, i migranti.

Il piano discusso, assieme all’accelerazione della trattativa per consentire alla nazione di Erdoğan di divenire Stato membro dell’UE, prevede un aiuto finanziario alla Turchia entro i tre miliardi di euro e la riduzione delle restrizioni sui visti per i cittadini turchi – «in cambio» afferma la Merkel, «di un contributo della Turchia nell’arginare il flusso di migranti» con la creazione di campi profughi su territorio turco per accogliere i profughi rifugiatisi in Europa sprovvisti di permesso.

Ma è davvero possibile chiamare “soluzione” un compromesso?

La trattativa riguardo all’adesione della Turchia all’UE è in atto da anni – lunga, lenta, difficile. A separare la nazione di Erdoğan dall’Europa non sono unicamente la geografia fisica e soprattutto la politica economica e monetaria, ma le radicate differenze socio-politiche.
Il compromesso rischia di soprassedere con una superficialità contestabile a tutti i fattori che nel corso del tempo hanno costretto l’UE a ritardare l’adesione.
Una delle preoccupazioni spesso emerse in relazione alla Turchia è la tutela dei diritti umani: non molti anni addietro, ancora le si contestava l’istituto della pena di morte, abolito soltanto nel 2004.

Guardando al presente, ci troviamo dinanzi ad un Paese la cui Carta Costituzionale tutela tutti i diritti contemplati dalle nazioni occidentali e la cui economia si va sempre più allineando agli standard europei. Allo stesso tempo, il discusso Paese viene meno ai propri principi astratti nella realtà quotidiana: la minoranza curda è ancora soggetta a discriminazioni – perdurano difatti gli scontri tra la suddetta minoranza e lo Stato – e non risale a molti giorni addietro, stando alle notizie pervenute dai media turchi, la decisione del Governo, data l’imminenza delle elezioni, di interrompere, con l’accusa di supportare organizzazioni terroristiche, tutte le trasmissioni televisive ostili al partito di Erdoğan; ma tutto questo non ha importanza dinanzi alla possibilità di arginare un problema, ed è proprio questo il motivo per cui è lecito parlare di compromesso.

Compromesso perché viene concesso ad uno Stato di esigere, di imporre, di dettare le proprie condizioni, tutto in cambio di un favore.
Secondo l’European Stability Initiative, è essenziale la collaborazione tra Germania e Turchia per fronteggiare il flusso migratorio – essenziale, ma non risolutiva: non si può certo pretendere che migliaia di persone abitino in eterno campi profughi, né la Turchia potrà accogliere ad oltranza, il che lascia ipotizzare che questo piano d’azione, alla lunga, sia destinato a fallire. Lo stesso Primo Ministro Davutoglu, d’altronde, ha affermato che «la crisi non può essere risolta senza una soluzione al conflitto in Siria».

Ulteriore problematica legata ad un’ipotetica, e quanto mai accelerata, adesione della nazione di Erdoğan all’UE è la creazione di un precedente: se una nazione che non viene percepita come parte dell’Europa entrasse a far parte dell’UE, allora sarebbe idealmente possibile per qualsiasi altra nazione extra-europea. C’è da chiedersi se l’UE possa eventualmente sostenere una simile evenienza.

Ad oggi, Erdoğan e il suo Governo sembrano essere inclini a temporeggiare in attesa che le promesse e le proposte diventino fatti.
Qualsiasi sarà l’esito della trattativa, è giusto sottolineare quanto sia eticamente scorretto arginare un problema che andrebbe invece risolto e tentare di farlo proponendo un accordo tanto somigliante ad un compromesso.
È auspicabile che si inauguri un’era di collaborazione tra l’Unione Europea e la Turchia, al fine di garantire sempre più la coesione internazionale e la salvaguardia del cittadino di ogni dove, ma che possa essere sano un incontro le cui basi si fondino sul compromesso è decisamente dubbio.

Rosa Ciglio

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