Intolleranza ai profughi: si aggiunge la Repubblica Ceca

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Intolleranza, non esiste termine più adatto per descrivere l’insofferenza e gli abusi registrati in varie nazioni europee ai danni dei profughi, o migranti.

La guerra – è nella sua natura – inasprisce e disorienta sia i protagonisti, che gli spettatori; i primi le fuggono terrorizzati e sfiniti, i secondi si accaniscono sulle disastrose ripercussioni. La conseguenza più grave che, ad oggi, il nostro civilissimo mondo le recrimina è la cosiddetta “crisi dei migranti” – sono tanti, sono troppi, sono insostenibili, e l’intolleranza fiorisce.

Una delle ultime vittime della citata intolleranza sembra essere la Repubblica Ceca, accusata dall’ONU di detenere i migranti in condizioni che violano i diritti umani. Nella fattispecie, alla nazione di Zeman sono contestati il maltrattare, il derubare e il costringere ad una sorta di “novantena” gli individui fuggiti alla guerra – «I profughi vengono detenuti nei centri di accoglienza fino a 90 giorni e denudati e perquisiti in cerca di denaro, spesso confiscato per pagare la loro permanenza» sono le parole, dure e concise, di Zeid Ra’ad Al Hussein.
L’invettiva dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU prosegue suggerendo che i suddetti soprusi non vadano interpretati quali semplici atti discriminatori ed occasionali, poiché essi sarebbero l’espressione di una vera e propria strategia politica volta a frenare l’arrivo di profughi entro i confini nazionali; una politica mirante, dunque, a rendere poco appetibile l’idea di un soggiorno prolungato.
Le accuse dell’ONU hanno generato un’attesa reazione della Repubblica Ceca, che si è detta estranea a qualsivoglia violazione e ha invitato le Nazioni Unite a spiegare le proprie ragioni in un rapporto scritto.

Che nessuna nazione sia disposta ad essere citata per intolleranza e soprusi è quantomeno un fatto, che Praga ed altre città ceche siano state il palcoscenico di una protesta contro il flusso migratorio e l’islam è altrettanto un fatto.
Protagonista della manifestazione è stata l’estrema destra, che anche in Repubblica Ceca profitta del malcontento della popolazione e del timore generato dall’incontro-scontro con una cultura differente per raccogliere consensi.

L’intolleranza dilaga o a dilagare è la strumentalizzazione della sofferenza da parte delle forze politiche?

Gli intolleranti, spesso, sono cittadini che avvertono l’opprimente peso di un contesto internazionale che, giorno dopo giorno, va disgregandosi – lacunoso, incapace di tenersi in piedi –, e dinanzi a contesti simili si è sempre in cerca del celebre capro espiatorio cui addossare tutte le colpe; i profughi, gli estranei, sono perfetti per ricoprire questo ruolo: spaventati e disorientati, sono quelli che arrivano a frotte, che gridano tutti insieme, che strepitano, che invocano diritti; sono una massa, e la massa, forte e compatta, genera da sempre timori e diffidenze, un terreno più che fertile per forze politiche in cerca di un motivo populista in grado di aumentare i consensi – così il profugo diviene il nemico, la forza politica diviene la soluzione.

Ma coloro influenzati dall’intolleranza sono anche i cittadini che, sordi a qualsiasi strumentalizzazione, nutrono semplice astio nei confronti dell’estraneo, percepito come un pericolo, un intruso o magari come l’ennesimo problema a carico dello Stato. E i problemi, è ben noto, nessuno li accetta volentieri in casa propria, soprattutto quando la casa in questione è già coinvolta in un vortice di preoccupazioni e malcontenti.

Soprusi, discriminazioni e proteste: un’ascesa senza limite apparente, perché l’attenzione è rivolta costantemente al problema sbagliato, quello che, l’intolleranza, l’alimenta.

Il problema giusto risiede nel cessare di etichettare la “massa” come migrante. Queste persone non migrano, ma fuggono, fuggono da un conflitto che la maggioranza non ha chiesto e che probabilmente non riesce neanche a comprendere appieno.
Il presidente Zeman, malgrado la dubbia condotta della Repubblica Ceca, è stato forse in grado di centrare la questione più importante: il conflitto in atto contro i militanti dello Stato Islamico esige la cooperazione internazionale, un elemento che, nonostante sia invocato da molti, continua a mancare nello scenario odierno, sempre più condizionato dall’interesse dei singoli a discapito dell’interesse di tutti.

Rosa Ciglio

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