Reddito minimo garantito: la parola ai lettori

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Abbiamo posto ai nostri lettori dei quesiti riguardanti il reddito minimo garantito e Vi ringraziamo per la partecipazione e per degli spunti estremamente interessanti che ci avete dato.

1. “Il reddito di cittadinanza, noto anche con il nome di “reddito di dignità” e “reddito minimo di cittadinanza”, rappresenta, secondo la proposta di legge allegata, un contributo “in somme di denaro non superiori a 7.000 euro l’anno” rivolto a “disoccupati”, “inoccupati” e “precariamente occupati” (clicca qui per maggiori info).

Lei ritiene che possa essere un valido strumento di contrasto alla povertà?”

Risposte: Sì (62%); No (29%); Non sa (9%). 

È opportuno chiarire perché la proposta di legge scelta sia proprio quella della minoranza Pd nonostante questa misura sembri partorita solo da m5s:

1. I democratici, come i pentastellati, avevano questo punto nel loro programma elettorale;

2. Sono nella maggioranza ed è quindi più probabile l’approvazione della loro proposta;

3. Sembra esponenzialmente più ragionevole approvare un reddito minimo garantito che preveda circa 7.000 euro annui, ossia circa 580 al mese per precari, disoccupati ed inoccupati, che uno di 780 euro al mese (circa 9.400 euro l’anno) anche per i pensionati che non raggiungano almeno tale cifra.

La maggioranza dei nostri lettori, comunque, è pienamente d’accordo con tutti i Paesi dell’Eurozona che già posseggono strumenti simili per un motivo politico ben espresso dall’Onorevole Luigi Di Maio: “Aiutare i rifugiati dagli altri Paesi è doveroso ma, se gli Italiani vivono di stenti, è inevitabile che si crei una guerra fra poveri ed il reddito di cittadinanza è proprio volto ad evitare questo scontro”. C’è anche un motivo economico che porta gli Stati ad approvare questa forma di assistenzialismo e lo espone chiaramente la domanda successiva.

2. Molti economisti, tra cui cinque premi Nobel, inviarono una lettera al Presidente Obama per evitare fosse approvato il pareggio di bilancio nelle Costituzioni europee perché ciò avrebbe comportato una diminuzione degli aiuti pubblici ai meno abbienti durante i periodi di crisi e depresso l’economia.

Il reddito di cittadinanza è proprio una misura assistenziale. Lei ritiene che dando un assegno ai meno abbienti si possa dare una scossa positiva all’economia? 

Risposte: Sì (67%), No (28%), Non so (5%).

La maggioranza del campione la pensa come molti economisti, i quali partono da un discorso molto semplice: la parte più povera della popolazione spende circa il 100% del suo reddito in consumi (cibo, rate di beni durevoli et similia), mentre i ricchi possiedono sicuramente più reddito (esempio: 300.000 euro annui) ma non ne spendono quasi mai il 100%. Inoltre, il tessuto sociale medio-basso è quello più numeroso quindi, se preso nella sua totalità, consuma molto di più dei ceti ricchi e dunque occorre sostenere la domanda di beni alimentando le “tasche” dei ceti più poveri.

3. Il reddito di cittadinanza è una garanzia assistenziale che, in quanto tale, sarà finanziatà attraverso la fiscalità generale (bilancio dello Stato). L’Italia è l’unica nazione europea, assieme alla Grecia, a non avere una misura simile di contrasto alla povertà, ma reperire i fondi (10-15 miliardi) senza fare ulteriore debito sembra complicato visti i vincoli imposti dall’Unione Europea.

Lei ritiene che Governo e Parlamento riuscirebbero a trovare i fondi necessari?

Risposte: Sì (38%),  No (38%), Non so (24%).

Quindici miliardi sono metà finanziaria 2016 e trovare i fondi non sarebbe affatto semplice. Se il movimento ha sempre proposto di tagliare spese militari (in questo caso di circa la metà) o gli sprechi (sembra difficile reperire in poco tempo sprechi per una cifra simile), la linea del Governo non è andata mai in questa direzione, infatti la spending review di quest’anno ha fruttato circa 4 miliardi di tagli. Un altro motivo di dissenso dell’Esecutivo è evidenziato nella domanda che abbiamo successivamente posto.

4. Alcuni soggetti politici hanno definito il reddito di cittadinanza “un disincentivo a cercare un’occupazione stabile” poiché sarà percepito anche da quanti diverranno disoccupati.

Lei ritiene che il reddito di cittadinanza induca un disoccupato a non cercare una nuova occupazione? 

Risposte: Sì (48%), No (38%), Non so (14%).

La maggior parte del campione asseconda la tesi governativa, la quale ritiene il reddito minimo garantito un ostacolo alla ricerca di una nuova occupazione ed è stato questo il motivo politico che ha spinto la minoranza dem a un reddito mensile garantito più basso. Quando e se ci sarà la votazione della proposta in Parlamento, vedremo se sarà stata una scelta azzeccata.

5. A dicembre 2014 il Premier Matteo Renzi disse “Faremo qualcosa di simile agli 80 euro anche per incapienti e disoccupati”. E’ opportuno ricordare che gli 80 euro sono garantiti ai soggetti che abbiano un reddito annuale massimo di 26.000 euro ed un minimo di poco superiore ai 9.500 euro. Una famiglia di due soggetti che possiede due redditi da 26.000 euro annui ha diritto a 160 euro mensili, mentre una famiglia che percepisce due redditi annuali inferiori a 9.000 euro riceve 0 euro di detrazioni.

Secondo lei il premier ha tenuto fede alla sua dichiarazione?

Risposte: Sì (19%), No (67%), Non so (14%).

6. Il reddito di cittadinanza potrebbe essere una misura che va nel senso delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio?

Risposte: Sì (33%), No (53%), Non so (14%).

Abbiamo proposto le ultime due domande in successione perché riguardano lo stesso argomento, ossia una promessa che il Premier non ha mantenuto secondo un’ampia maggioranza del campione. La risposta alla seconda domanda sembrerebbe irrazionale in quanto il reddito minimo garantito sarebbe rivolto al ceto a cui Matteo Renzi diede la sua parola, ma è probabilmente figlia della sfiducia che quei soggetti nutrono nei confronti dell’Esecutivo e del Presidente del Consiglio in quanto reo, secondo loro, di aver disatteso quanto dichiarato.

Ferdinando Paciolla

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