Il trittico di Antonello da Messina ricomposto agli Uffizi

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Il trittico di Antonello da Messina torna a vivere come opera unica dopo 400 anni. Da oggi 3 novembre 2015, e per i prossimi 15 anni, sarà visibile nella sua completezza presso il Museo degli Uffizi. L’operazione di ricomposizione è stata resa possibile grazie ad uno scambio di opere d’arte tra musei,  e precisamente tra il museo fiorentino e la Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano.

Lo scambio tra musei aveva già permesso, tra giugno ed ottobre scorsi, che il trittico fosse ricomposto in occasione della mostra a cura di Antonio Natali e Tommaso Mozzati presso la Casa-Museo Bagatti Valsecchi di Milano. Il trittico di Antonello da Messina, allo stato attuale, risulta un’opera divisa in più parti e precisamente in tre tavole: La tavola con il “San Benedetto“, di proprietà della Regione Lombardia e le  tavole del “San Giovanni Evangelista” e della “Vergine col Bambino e angeli reggicorona“, acquistati dagli Uffizi  nel 1996.

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Antonello da Messina, tavola della Vergine col Bambino, Uffizi, Firenze

Da oggi, grazie ad una nuova intesa, resa possibile da Antonio Natali e il critico Vittorio Sgarbi, il trittico torna a vivere ricomposto anche agli Uffizi, che nel frattempo ha dato in prestito al museo milanese, per i prossimi 15 anni, un’altra opera della sua collezione: “Madonna col Bambino e un angelo” del pittore bresciano Vincenzo Foppa. 

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Antonello da Messina,Tavola di San Benedetto, Castello Sforzesco , Milano

 

Il Polittico dei Dottori della Chiesa, meglio moto come: “trittico di Antonello da Messina” , è un‘opera smembrata del pittore siciliano datata 1470-1475, e di cui si ignora la collocazione originaria.  La singolarità di queste opere d’arte è resa dal fatto che esse sono composte da più parti: sportelli , ante, predelle e cimase che per ragioni varie, nel corso del tempo , sono andate  smembrandosi, diventando opere singole sparse in varie collezioni nel mondo. Ecco perché è un fatto davvero eccezionale e raro  poter vedere ricomposto un polittico che data la sua stessa natura di opera d’arte concepita in più tavole, riacquista valore solo se visibile nel suo insieme. Inoltre questa operazione di ricomposizione ha permesso in questo caso di approfondire la tecnica pittorica di Antonello da Messina e anche la lacunosa identificazione del San Benedetto. Dapprima  impropriamente identificato come un santo domenicano, raffigurato in vesti vescovili e il pastorale con la terminazione in forma di drago che allude al veleno offertogli col vino da alcuni monaci insofferenti alla sua regola. Nel dipinto si apprezza, ancor più che nella superficie pittorica impoverita dei pannelli degli Uffizi, la sapiente stesura di Antonello da Messina, attento alla resa delle luci sui ricami metallici nel piviale del santo e alla trasparenza dell’iride degli occhi.

 

 

 

Rossella Mercurio

Fonte Ansa.it

 

 

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