Crionica: Finzione o realtà?

0
91

Crionica, biostasi, ibernazione. Termini fantascientifici o realtà addirittura consolidate, con centinaia di “utenti” sparsi in tutto il mondo? Si parla probabilmente della seconda. Perché nonostante si continui ad associare tale procedura ad avvincenti viaggi intergalattici da sempre presenti nei migliori colossal fantascientifici, quella dell’ibernazione umana è una realtà in espansione, con pubblicazioni, studi ed importanti società che investono milioni nel settore.

more_info

La crionica parte da un presupposto rivoluzionario, in termini sia biomolecolari che sociologici: la morte si concretizza con la perdita delle informazioni contenute nel cervello. A dare tale definizione, a primo impatto piuttosto materiale e limitativa, è Ralph C. Merkle, a metà degli anni novanta, in un suo articolo pubblicato sulla rivista Cryonics.

E’ una definizione che si basa essenzialmente sul progresso della ricerca scientifica, che permette, nel corso del tempo, di rendere “normali” questioni poco tempo prima considerate improbabili quanto fantasiose. E non è complicato fare esempi, basti pensare alla conoscenza e manipolazione del DNA, oggi presente in molteplici applicazioni, o a tecnologie che i nostri genitori nemmeno immaginavano ed oggi sono di uso più che comune.

Preservare l’informazione contenuta a livello cerebrale è lo scopo della crionica, ma anche e soprattutto preservare un corpo umano non più funzionante per quel tempo necessario affinchè progresso, ricerca, tecnologia e medicina abbiano in mano la soluzione per rimetterlo in sesto ed in funzione. E questo, tornando al concetto esposto poco fa, non è affatto improbabile.

E’ talmente “reale” la crionica oggi che diverse società si contendono la leadership del settore. Di sicuro la più blasonata, e forse conosciuta, è l’americana Alcor Life Extension. Il protocollo offerto ai facoltosi clienti è, inutile a dirlo, di altissimo livello.

Intervento immediato di una equipe specializzata che assiste il paziente (o cliente, questo è ancora da definire) sin dai primi secondi del post morte, tecnologie di primordine per mantenere l’ossigenazione del sistema cerebrale durante le fasi di ibernazione, utilizzo di composti specifici criopreservanti per impedire la naturale e quasi immediata degenerazione dei tessuti e metodiche di intervento differenziate a seconda delle cause di morte del paziente o delle condizioni dello stesso.

Tipico esempio di operazione di crionica
Tipico esempio di operazione di crionica

E infine l’emblema della crionica, l’immersione in quel guscio contenente azoto liquido a -196 °C , per dare inizio ad un viaggio che nessuno al momento sa quanto durerà, se finirà e se sarà funzionale agli obiettivi preposti. Un viaggio che richiede cura e controlli continui, per far funzionare alla perfezione le tecnologie applicate a quella che, senza mezzi termini, possiamo definire estensione della vita.

Quanto costa? Meglio chiudere un occhio in merito, meglio concentrarsi sulla ricerca a riguardo, che al momento è direzionata sullo sviluppo di preservanti a temperature più elevate dei -196 °C dell’azoto, per limitare il rischio di microfratture, che la temperatura eccessivamente bassa può indurre.

Un’etica della crionica?

Andrebbe affrontato il tema dell’etica e della morale in un argomento come quello della crionica e dell’ipotetica estensione della vita. Ma in realtà non ha probabilmente senso affrontarlo, perché storicamente ogni salto in avanti (e questo sarebbe un gran bel salto) è di difficile accettazione, ricade nella diffidenza e nel pregiudizio, da vita a diatribe apparentemente infinite che si esauriscono quando i benefici di una determinata conquista diventano apprezzabili.

La scienza ha sempre proceduto così, portando avanti sfide infinite che poi il tempo rende apprezzabili e palpabili. Chissà che un giorno non lo sia anche la crionica, e che la possibilità di “parcheggiarsi” in attesa di un futuro più avanzato non diventi la prassi.

Mauro Presciutti

Fonti:

http://www.alcor.org/

http://www.merkle.com/cryo/techFeas.html

NESSUN COMMENTO