I baci di Hayez in mostra a Milano

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Hayez

Francesco Hayez, pittore italiano e massimo esponente del romanticismo storico, viene tutt’oggi ricordato e festeggiato a Milano poiché epicentro del suo successo pittorico fu proprio l’accademia di Brera. Fino al 21 Febbraio 2015, sarà possibile prendere parte alla mostra curata da Fernando Mazzocca per scoprire tutti i dettagli circa il modus operandi di questo eclettico personaggio.

Hayez nacque a Venezia nel 1791 da una famiglia milanese. Iniziò a dipingere nella città natale come allievo di due artisti locali, Maggiotto e Matteini. Trascorse la sua adolescenza a Roma ove conobbe Antonio Canova diventando suo allievo per poi trasferirsi a Brera, raggiungendo l’apice del suo successo con la rappresentazione del dipinto «Pietro Rossi» seguito nel 1821 dal «Conte di Carmagnola».

baci di hayezDivenne ben presto icona del romanticismo italiano grazie ai suoi dipinti poiché possedeva eccellenti doti da disegnatore e grande spirito romantico. Era eclettico, versatile e grazie a queste caratteristiche riuscì a criptare quasi nei suoi dipinti dei messaggi nascosti a sfondo politico poiché in quegli anni era vietato rappresentare accadimenti inerenti alla situazione politica dell’epoca. Per tale ragione egli, insieme a Giuseppe Verdi ed Alessandro Manzoni, è stato definito il cantore dei valori risorgimentali e l’inventore di un linguaggio in cui l’Italia intera poté riconoscersi ben prima che l’unità politica avvenisse.

Hayez catapulta gran parte dei suoi dipinti nel passato basti pensare al Bacio, considerato un vero e proprio manifesto del romanticismo in cui l’opera viene riportata in epoca medievale e si lega alle tematiche ambivalenti del suo tempo.

Milano non sembra dimenticare l’operato di questo intrepido pittore e per questo motivo, con tale mostra, si mira in primis a sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’operato di Hayez, alla salvaguardia e alla tutela del patrimonio artistico culturale.

Mazzocca afferma che: «La mostra ha un impianto cronologico e si propone di evidenziare la versatilità di questo maestro, che sapeva creare capolavori nella pittura di storia, mitologica o orientalista come nel ritratto o nella pittura sacra. In questi anni è poi emerso un “Ecce Homo” su tavola che pare un’opera di Raffaello: la prova di come cercasse anche di recuperare il primato, ormai perduto, della pittura italiana. Del resto, al contrario di molti artisti del tempo, Hayez possedeva un sicuro mestiere, al quale si sommava in lui un’attitudine poetica non comune».

Le opere in mostra sono circa 120. La sua miglior produzione artistica è senz’altro la ritrattistica. Egli fece ritratti ad alcuni degli uomini più famosi del tuo tempo come: Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni, Massimo d’Azeglio e Camillo Benso, conte di Cavour.

intorno-al-bacio-di-hayezIl Bacio di Hayez

Tale raffigurazione in olio su tela è stata considerata un’icona del Risorgimento Italiano. Sullo sfondo sono stati rappresentati due innamorati in un momento particolare ossia un intimo ed intenso appassionante bacio. Si presume che il giovane sia un soldato e che si cimenti a salutare la propria dolce metà prima di partire per la guerra. Hayez compose tre versioni della stessa opera variando alcuni particolari che mettevano in evidenza dettagli circa l’abbigliamento dei protagonisti. L’abito che indossa la donna è in stile ottocentesco e si contrappone totalmente a quello dell’uomo che sembra essere addirittura medievale. In prossimità dei due giovani è presente, sullo sfondo, una costruzione di cui si intravede solo una parete e dei primi gradini di una scala in pietra attraverso cui un uomo scende e di cui se ne manifesta solo l’ombra.

Il linguaggio visivo nell’opera viene espresso da Hayez attraverso una linea morbida che descrive e definisce i contorni e i particolari dei due personaggi. La luce non è sgradevole, attenua le sfumature di quel particolare momento e anche osservando i vestiti sembra quasi di percepire la resa qualitativa dei materiali. Il tutto è molto espressivo. Contestualizzando l’opera ci si rifà alla seconda guerra d’indipendenza italiana. Alcuni esperti indicano che il giovane potrebbe essere un volontario in partenza per la suddetta guerra. In tale quadro storico potremmo leggere la raffigurazione di un sentimento civile molto profondo, il dolore per la separazione tra due innamorati per il rispetto di un dovere molto sentito e condiviso in quegli anni per la difesa della propria terra dal nemico.

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Tra i vari quadri in esposizione sono particolarmente rilevanti:

La distruzione del Tempio di Gerusalemme che Hayez regalò all’Accademia di Brera, I profughi di Parga, in riferimento all’isola dell’Egeo messa a ferro e fuoco dai turchi nel 1820; la Maria Stuarda, martire cristiana dipinta in veste di amante e circondata da una folla di personaggi in cui figura l’intera classe dirigente milanese d’allora rappresentando a tratti, paradossalmente, una festa in costume. Con essa, le tre versioni del famosissimo «Bacio» e quelle della Malinconia e della Meditazione, accostate a sculture di Canova. Sono esposti inoltre soggetti erotici, ritratti e soprattutto, la serie degli autoritratti con cui Hayez volle accompagnare il trascorrere della sua vita.

Sabrina Mautone

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