81 anni fa: il premio Nobel a Pirandello

0
320

“Viene quest’anno attribuito a Luigi Pirandello per il rinnovamento ardito e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”

Questa la motivazione per cui L’Accademia di Svezia conferì il Premio Nobel per la Letteratura a Luigi Pirandello, l’8 novembre del 1934, a consacrazione della sua fama mondiale (quell’anno tra i candidati c’era anche il poeta francese Valéry che non vinse per la sua lirica, «volutamente inaccessibile ed esoterica»).

Cominciarono i grandi festeggiamenti in Italia ma allo stesso modo a Parigi e a Londra fino al 10 dicembre quando ci fu la cerimonia ufficiale di consegna da parte del Re Gustavo V a Stoccolma. Pirandello sarebbe poi morto in questo stesso giorno, due anni dopo.

Quando ottenne il premio era già famosissimo: nel 1904 aveva pubblicato il romanzo che gli valse la fama mondiale, “Il fu Mattia Pascal” (prima a puntate su “La Nuova Antologia”) scritto, tra l’altro, durante un periodo buio della vita dello scrittore: la moglie,Maria Antonietta Portulano, dopo un incidente che li ridusse quasi al lastrico, vittima di una gelosia fortissima per il marito inizierà ad accusare diversi disturbi psichici che la accompagneranno fino alla morte. Non fu capito subito dalla critica per cui dovrà aspettare il 1922, data cruciale, in cui comincerà a scrivere per il teatro, ma fu molto apprezzato dal pubblico.

“Sei personaggi in cerca d’autore” dà il via alla rivoluzione della scena, è il primo capitolo della trilogia del “Teatro nel teatro” che si concluderà con “Ciascuno a suo modo” (1924) e “Questa sera si recita a soggetto” (1929) in cui il “muro” tra platea e palcoscenico viene abolito. E’ un testo metateatrale dove, attraverso l’azione scenica, si discute del teatro stesso. Il dramma, alla sua prima rappresentazione, non fu accolto positivamente poiché il pubblico rimase sconcertato dalle novità introdotte da Pirandello.  L’anno dopo uscirà Enrico IV.  Lo commenterà così Corrado Alvaro:

«La sua lingua, al principio ripicchiata e di vocabolario, diviene nel meglio della sua opera un modo d’esprimersi naturale, come si esprimono gli elementi nella luce; le sue manie a un certo punto investono l’uomo e divengono rimpianti di angeli decaduti, incubi, segni del destino. Tanto è vero che non c’è grande poeta senza idee fisse.»

luigi-pirandello-lido-di-camaiore-1932-hc3b3spede-da-famc3adlia-abba-escreve-trovarsi

Il testo-chiave per capire la sua visione del mondo è sicuramente “L’umorismo”, un saggio che risale al 1908. In esso viene analizzato quello che lo scrittore chiama “il sentimento del contrario” ossia il passaggio dal momento in cui si coglie il ridicolo in una persona a quando, individuato in essa il tratto sofferente e squisitamente umano, si passa a guardarla con pietà. Viceversa, dinanzi al tragico non si può evitare di coglierne anche il ridicolo.

Nel 1925 fondò  la Compagnia del Teatro d’Arte di Roma con cui cominciò a viaggiare per il mondo:

«Pirandello pretendeva, dagli attori, un ritmo serrato di recitazione […] lo sforzo continuo di concentrare il pensiero in attimi, di colorire in frazioni di secondo, con le risultanze mirabili di una recitazione viva e vibratile, che riusciva a piegare la nostra lingua, di per sé tecnicamente lenta, perché costituita di parole chiuse, in un fuoco di artificio continuo. […] Quando io accompagnai Pirandello nelle sue tournées all’estero, il maggior elogio che sentii fare ai nostri attori, fu quello di recitare con un tempo inimitabile»

A8819CB0-59AF-11

Nel 1926 esce “Uno, nessuno e Centomila” in cui il tema principale è la crisi d’identità. Alla base c’è una concezione vitalistica che fa capo a tutto il pensiero Pirandelliano in cui la realtà tutta è vita, eterno divenire che quando prova a assumere una forma comincia a morire; così anche l’essere umano si fissa in una realtà definita o viene fissato in essa dagli altri, e le due non corrisponderanno mai poiché noi crediamo di essere uno invece siamo tanti individui diversi a seconda della visione di chi ci guarda. Corrado Pavolini definì Pirandello:

«Il regista più importante in cui io abbia avuto l’immeritata fortuna di incontrarmi»

Maria Pisani

NESSUN COMMENTO