CoP21, l’impegno dei paesi aderenti

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Dal 30 novembre all’11 dicembre 195 governi mondiali faranno parte della CoP21 (Conferenza sul clima delle Nazioni Unite) che si svolgerà a Parigi. L’obiettivo comune è di trovare nuovi accordi in merito alla riduzione delle emissioni e del riscaldamento globale. A neanche un mese dall’inizio i paesi protagonisti sembrerebbero avere già le idee chiare riguardo la lotta al cambiamento climatico.

I partecipanti alla CoP21 e i loro obiettivi

  • Unione Europea: il blocco dei paesi europei guidato da Francia, che avrà la prossima presidenza della Conferenza sul clima e Germania, presidente del G7 giungerà al meeting con la promessa di ridurre del 40% le emissioni entro il 2030. Si tratta dell’impegno più ambizioso in termini di tagli alla Co2.
    Il manifesto della CoP21
    Il manifesto della CoP21

    Ecco le dichiarazioni in merito della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Francois Hollande: ”La Francia, che avrà la prossima presidenza della Cop 21 e la Germania, presidente del G7, sono fermamente decise a intraprendere tutti gli sforzi per raggiungere un ambizioso accordo globale e vincolante alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite. L’obiettivo comune della Comunità Europea è quello di limitare l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi previsto dal Protocollo di Kyoto firmato nel 1997”

  • Stati Uniti: l’obiettivo degli USA, a detta di Barack Obama è quello di tagliare le emissioni del 26-28% rispetto al 2005 per poi giungere a politiche anti-emissioni nel corso degli anni successivi. Il presidente statunitense ha ribadito più volte quanto siano dannosi gli effetti del global warming per la salute dei cittadini americani. Ecco la sua ultima dichiarazione in merito: ”Il cambiamento climatico è reale come lo sono i suoi effetti: tempeste più forti, siccità più profonde, stagioni di incendi più lunghe e rischi sulla salute pubblica. Proprio di recente ho incontrato i medici, gli infermieri e i genitori di pazienti e bambini che sono alle prese con l’impatto del “climate change” sulla salute. Il Pentagono ritiene che il cambiamento climatico ponga una serie crescente di rischi per la nostra sicurezza nazionale”.

  • Russia: il Governo russo presieduto da Putin ha dichiarato di voler compensare le emissioni grazie alle ampie aree di foreste di cui dispone il paese. Non sono previste, quindi, riduzioni.

  • Messico: il Governo ha previsto un abbattimento delle emissioni entro il 2024 anche se ciò con molta probabilità non sarà fattibile.

  • Canada: i vicini di casa degli USA si presentano alla Cop21 con un obiettivo fra i meno ambiziosi e non sembrerebbero per niente intenzionati a ridurre l’esportazione di petrolio. Il paese vanta, infatti, di alcune delle più grandi riserve di sabbie bituminose (da cui si estrae il petrolio) a livello mondiale.

  • Cina e Giappone: la Cina, paese tra i più grandi inquinatori al mondo, ha promesso di ridurre le emissioni del 60-65% rispetto al 2005. Il Giappone, a causa dei disastri di Fukushima e delle conseguenti scelte pro-carbone, ha deciso di tagliare l’utilizzo di combustibili fossili soltanto del 18% .

  • Australia: anche in questo caso l’impegno è modesto: solo 36-28% entro il 2030 rispetto al 2005.

  • Brasile: il tetto in termini di riduzione emissioni è assoluto, ma deboli sono gli impegni in merito all’utilizzo delle rinnovabili e deforestazione.

  • India: l’impegno riguarda sopratutto l’utilizzo di energie rinnovabili. Ridurre l’impiego di carbone, di cui il paese vanta ampie riserve, sarebbe alquanto utopistico dato che milioni di indiani si trovano senza elettricità ed esso è la prima fonte.

  • Indonesia: le informazioni fornite alla stampa sono scarse, ma sembrerebbe che il Governo sia intenzionato a tagliare del 29% le attuali emissioni.

  • Marocco: il paese si sta già impegnando per una riduzione delle emissioni del 13% a cui potrebbe aggiungersi un ulteriore 19% grazie ai fondi internazionali per il clima.

  • Etiopia: tra i minori inquinatori mondiali (0,3% di emissioni a livello globale) il paese africano si impegna a continuare così nonostante le aspettative di crescita economica raddoppiata entro il 2030.Dopo vent’anni di conferenze sembrerebbe che in linea di massima i paesi coinvolti siano realmente intenzionati a darci un taglio con le emissioni e mantenere le promesse prese in precedenza. Auspicando che la Cop21 rappresenti davvero la volta buona.

Vincenzo Nicoletti

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