ViviAMO Napoli: il Cimitero Monumentale

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cimitero monumentale

“Napoli è forse l’esempio più indicativo della capacità di una città di comunicare. Città che “parla” in special modo nei suoi luoghi in cui maggiormente si addensano i segni profani della vita e quelli sacri della morte. Napoli non è certo la sola realtà urbana in grado di farlo, ma è certamente una fra quelle in cui questa qualità è più tangibile. Parla quando il clamore della sua densità si fa più stridente, laddove il sonoro dei quartieri e dei mercati raggiunge la massima tonalità e colore. Ma parla, altrettanto intensamente, nei luoghi in cui il silenzio fa sentire più profonda la sua voce” (Andrea Cozzolino, “Forma urbis funebris”)

Il Cimitero Monumentale di Napoli fu progettato nel 1812, subito dopo il Decreto Imperiale sulle Sepolture. Difatti, con l’editto di Saint-Cloud si costrinse le municipalità a trovare un luogo extra-urbano sul quale costruire una struttura funebre ma Ferdinando IV di Borbone; già nel 1762, aveva fatto realizzare dall’architetto Ferdinando Fuga un cimitero, il cosiddetto Cimitero delle 366 Fosse (in seguito chiuso nel 1890). Dunque, la costruzione del Cimitero Monumentale – oppure il “Gran Cimitero”, come lo chiamava l’architetto Francesco Maresca – iniziò nel 1812 ma, a causa del rallentamento dei lavori, il progetto fu ripreso nel 1821. Infine, l’inaugurazione di quest’ultimo avvenne nel novembre del 1837.

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Pianta del Cimitero Monumentale dell’architetto Ignazio Rispoli

Il Cimitero, sito precisamente a Poggioreale, è stato considerato un museo a cielo aperto ed una delle strutture funebri più importanti d’Europa. Pensando al culto dei defunti a Napoli, si può capire perché il Cimitero Monumentale sia una parte fondamentale della città. Quest’ultimo non è solamente un luogo in cui seppellire i propri cari ma anche un pezzo dell’anima di Napoli. Insomma, lì vi sono i ricordi, le tradizioni e la storia di una città, o meglio del Regno di Napoli, che considera questi luoghi particolarmente sacri dagli esordi (come ad esempio il Cimitero delle Fontanelle o le Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso).

Una volta oltrepassato l’imponente ingresso progettato dall’architetto Stefano Gasse, si ha la sensazione di essere in una città marmorea dove è possibile farsi strada attraverso il viale principale o salire i gradini ai lati. Poco dopo l’ingresso si può notare la Cappella Rossi, costruita con uno stile neo-orientalista di fine Ottocento. Dunque, già all’ingresso ci si rende conto dell’importanza storica di questo luogo. La cappella privata sopracitata è solo uno dei tanti esempi di stili differenti presenti nel Cimitero. Infatti, a dominare è anche il Neoclasscismo, il Neogotico e il Neobizantino.

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Lontano dal chiacchiericcio delle persone intente ad adornare le tombe dei loro cari, risiedono i monumenti funebri che ricordano gli uomini che hanno onorato la città con il loro sapere e le loro gesta. Infatti, il Quadrilatero degli Uomini Illustri è il fulcro del Cimitero Monumentale. Non è un caso che non vi sia un solo fiore su queste tombe: il napoletano, proprio perché ha una particolare concezione della morte, ritiene superfluo adornare il monumento funebre di un uomo illustre in quanto si considera che quest’ultimo non sia un qualsiasi “comune mortale”. All’interno del Quadrilatero degli Uomini Illustri vi sono anche le tombe monumentali di Benedetto Croce, Achille Balsamo, Aurelio Padovani, Salvatore Di Giacomo, Saverio Gatto, Luigi Settembrini, Vincenzo Gemito, Francesco De Sanctis, Giuseppe Antonio Pasquale e Beniamino Cesi. Ma, il simbolo del Cimitero è la tomba del principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Ad omaggiarlo sono le continue lettere inviate dagli estimatori di tutto il mondo.

La suddivisione letterale e simbolica del Cimitero è superflua come anche Totò ci ha sempre ricordato:

“A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella”.

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Foto di Ilaria Cozzolino

In definitiva, la città marmorea sita sulla collina di Poggioreale è parte integrante della storia di una città che non lascia nulla al caso. Addentrarsi in un cimitero può apparentemente essere inquietante ma non se si vuole comprendere a pieno il culto della città. In fondo bisogna avere paura dei vivi, non dei morti.

Ilaria Cozzolino

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