Franco Mastrogiovanni: l’uccisione ospedaliera raccontata nel film “87 ore”

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L’ ultimdownloada dichiarazione di Franco Mastrogiovanni fu:

Non portatemi all’ospedale di Vallo, lì mi ammazzano.“

Questa drammatica storia ha ispirato la regista palermitana Costanza Quatriglio, la quale, nel nuovo capolavoro, intitolato “87 ore”, ritrae i tre giorni e mezzo che il maestro elementare Franco Mastrogiovanni trascorse nell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Il film sarà presentato nelle sale a Roma e Milano dal 23 novembre e in onda su Rai 3 il 28 dicembre.

Mastrogiovanni, in una mattina di fine luglio del 2009, mentre era in spiaggia ad Acciaroli (Sa),  fu “ricercato” dalle forze dell’ordine poichè bisognoso di un “trattamento sanitario obbligatorio”, fu portato presso l’ospedale di Vallo della Lucania nel reparto psichiatrico, dal quale non sarebbe mai più uscito vivo. Le ragioni sono sconosciute: le conseguenze tragiche.

Da qui cominciò il calvario,durato 87 ore, che strappò dignità e vita ad un uomo innocente ed incosciente del destino che di lì a poco gli avrebbe strappato la vita.
Durante la permanenza ospedaliera, Mastrogiovanni fu legato mani e piedi in un letto e la sua dieta, per ben tre giorni è mezzo, prevedeva poco più di un litro di liquidi somministrati per via endovenosa e numerosi farmaci (En, Valium, Farganesse, Triniton, Entumin) capaci di sedarlo senza alcun ragionevole e apparente motivo restando tutt’oggi inspiegato.
Le telecamere di sicurezza del reparto psichiatrico, ripresero ogni minuto di quelle 87 ore, ritraendo in tempo reale lo stato fisico in cui versava Franco Mastrogiovanni: egli presentava tagli profondi che i legacci in cuoio e plastica gli avevano provocato sui polsi, completamente nudo, coperto solo da un pannolone in cui espletare le funzioni fisiologiche, rantolava per la fame e per la sete senza avere soccorso da nessuna delle diciotto persone, tra medici e infermieri, che permisero questo supplizio disumano, mentendo anche ai familiari che vi facevano visita; come affermò la nipote del maestro elementare, Grazia:

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“Mi sono fidata dei medici. Di quel giorno in ospedale, oggi, ricordo meglio delle altre una cosa: una porta gialla con il vetro coperto da una vernice bianca per non farci vedere cosa accadeva nel reparto“

Il film-documentario della Quatrifoglio, non nasconde nulla, nemmeno i particolari più struggenti di quella tortura, capace di smuovere le coscienze e di mostrare la realtà dei fatti. Immagini talvolta insopportabili, mostrano come medici ed infermieri abbiano calpestato il Codice Deontologico, l’umanità di un uomo libero e ogni forma di moralità personale e professionale.

Dopo aver conosciuto questa storia e le vicissitudini che la caratterizzarono, sono poche le parole che si possono esprimere, spontaneamente ci si domanda: “Perchè?”. 

Nicoletta Crescenzo

 

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