CoP21, le 5 cose da sapere – Libero Pensiero News

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Come già anticipato la scorsa settimana, prosegue il nostro approfondimento sulla CoP21, la XXI Conferenza delle Parti dell’ UNFCC che si aprirà il 30 Novembre a Parigi, con il compito principale di raggiungere finalmente un accordo globale e vincolante sui cambiamenti climatici.

Per prendere coscienza della posta in gioco, però, è necessario fare un passo indietro per

Le emissioni di CO2, tema fondamentale della CoP21, suddivise per nazionalità
Le emissioni di CO2, tema fondamentale della CoP21, suddivise per nazionalità

chiarire in primis da dove si viene e dove si vuole andare, chi sono gli attori e gli interessi in gioco.

Le 5 cose da sapere sulla CoP21

1. Cos’è. CoP21 sta per Conference of  Parties, dove le “parti” sono i Paesi che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC), attualmente 196 Stati membri delle Nazioni Unite. L’ UNFCC fu il risultato del Summit della Terra, tenutosi a Rio nel 1992: la Conferenza fu la prima vera presa di coscienza internazionale sul problema, ma non si andò al di là del grande impatto mediatico e delle molte speranze suscitate. Come per ogni trattato, quindi, la CoP21 non è altro che l’incontro annuale delle Parti che hanno ratificato l’ UNFCC, e precisamente quella di Parigi sarà la ventunesima conferenza dai tempi di Rio.

2. Da dove si viene. Nel mezzo, in più di venti anni di trattative, vi sono stati passi in avanti (come nella CoP3 a Kyoto, nel 1997, quando viene firmato il Protocollo che presto diventerà ben più famoso dello stesso trattato originario) ma anche clamorose rotture (per esempio la CoP7 a Marrakesh del 2001, con gli Usa che si rifiutano di ratificare il suddetto Protocollo) e occasioni mancate (CoP15 a Copenaghen, 2009: in un’edizione attesissima e funestata da scandali architettati ad hoc, la delusione per la debolezza dell’ accordo finale fu fortissima). Ad oggi i colloqui preliminari di Bonn, tenutisi dal 19 al 23 ottobre, sono naufragati in un oceano di parentesi quadre: nei trattati, infatti, per precisare quando uno Stato non è d’accordo su una norma si inseriscono le parentesi per specificare le singole deroghe. È un modo per salvaguardare il progetto generale e arrivare ad un accordo condiviso, ma il fatto che nel documento-base da cui si partirà alla CoP21 siano più di 1500 rischia di far approvare solo decisioni generalissime senza impegni concreti da parte degli Stati.

3. Dove si va: le previsioni. Anche se ci rendiamo conto che gli eventi meteorologici estremi stanno aumentando, è sempre bene dare uno sguardo ai numeri. L’obiettivo conclamato è contenere l’aumento della temperatura di 2° C entro il secolo (che implica di per sé già una serie di disastri climatici), ma si tratta di stime basate sugli studi dell’ IPCC o di altri enti che implicano una riduzione annua di emissioni di gas serra di circa il 10% fin da subito per i paesi industrializzati. Per capire la difficoltà che un’ eventualità del genere si verifichi, basta considerare che storicamente cali superiori all’ 1% sono stati associati a periodi di recessione o sovvertimenti politici. Cali di emissioni superiori al 5% per più anni consecutivi si sono verificati, ad esempio, dopo la caduta dell’ Unione Sovietica o dopo la crisi del 1929 (dati Global Carbon Project e CDIAC). Il 5%. Ora stiamo parlando del 10%!

4. I protagonisti. Il primo ottobre era l’ultimo giorno utile per gli Stati per presentare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni. Hanno presentato i loro piani 135 Paesi, usando parametri diversi e facendo un uso politico dei dati, riducendone fortemente la portata. Fa ben sperare, però, la fermezza dei Paesi Scandinavi (su tutti Svezia e Danimarca), il programma della California (complice la siccità, punta ad avere il 50% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030) e su tutti l’accordo Usa-Cina, protagonisti assoluti per rilevanza politica, economica e industriale. La classica divisione tra Nord e Sud del mondo, però, continua a persistere, con accuse reciproche di non voler collaborare.

5. Papa Francesco. In controtendenza con la posizione che ricopre, Bergoglio è entrato a gamba tesa nella discussione a giugno, dedicando niente di meno che l’ enciclica Laudato si’ al Clima che cambia. Il fatto è rivoluzionario se si considera che l’enciclica è il massimo messaggio del Papa al mondo cattolico (oltre un miliardo di persone nel mondo) e che a dirlo è un’ istituzione tradizionalmente conservatrice, che invece ora si dichiara in prima linea per salvaguardare “la nostra casa comune” contro “la cultura dello scarto“. E giù di lì a parlare di carta riciclata, di pesticidi, di salvaguardia della biodiversità e di interessi economici delle multinazionali, perché questa economia uccide!”. Più di qualche vescovo borbotta e, anche se il mio parroco ancora non ha provveduto a stampare i messalini su carta riciclata, i Repubblicani negli Stati Uniti hanno cominciato a sospettare che il Papa è comunista. Segno che la strada è quella giusta.

Antonio Acernese

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