Occupy: l’eredità di un fallimento

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Nell’autunno 2011, sull’onda delle primavere arabe che tanto avevano acceso le coscienze dell’Occidente – o perlomeno di quelle che si ritenevano, a ragione o a torto, migliori dei propri governanti – i riflettori si accendevano anche sulle piazze e sui luoghi simbolo dell’Europa e degli Stati Uniti: a metà settembre, infatti, si sviluppava nello Zuccotti Park di New York il primo grande Occupy: #OccupyWallStreet, che è stato il nuovo volano delle proteste anticonsumismo e ambientaliste, sorto simbolicamente nel cuore del distretto finanziario più famoso al mondo, a un centinaio di metri dal New York Stock Exchange, per protestare contro le ineguaglianze sociali ed economiche.

occupy wall street
200 persone celebrano il sesto mese di Occupy Wall Street, 17 marzo 2012, New York City

Lo slogan più famoso, “We are 99%”, simboleggiava il fatto che negli USA il 24% della ricchezza era detenuto dall’1% più ricco della popolazione, proprio come all’alba della Grande Depressione del 1929.
Ispirati dall’esperienza delle acampadas madrilene e barcelloniane, anche a Manhattan gli organizzatori si sistemarono in tende nel parco.

Occupy, infatti, ha origini nelle proteste spagnole del 15 maggio degli Indignados, e prima ancora dalle proteste studentesche del 2010 a Los Angeles contro l’aumento delle rette, i tagli al budget dell’educazione e quanto può essere riassunto alla voce “danni al diritto allo studio”.

Il movimento degli Indignados, però, era molto più politicizzato: contestava il modello bipartitico PP-PSOE in Spagna e la diffusa corruzione percepita, oltre a lottare per alcuni diritti a rischio come casa, lavoro, cultura, sanità e istruzione. Con la piattaforma ¡Democracía Real Ya! scesero in piazza oltre 200 associazioni organizzatesi in appena tre mesi, come testimonia il quotidiano iberico El País, e questa è un’altra fondamentale differenza rispetto al movimento statunitense: una protesta radicata nei ceti popolari e nei NEET (i ragazzi che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro), sorta dal basso e non calata dall’alto di associazioni facilmente etichettabili come radical-chic, popolari nei salotti liberal della borghesia americana così come italiana e francese – certe trasmissioni televisive “lefty” lo confermano.

acampada madrid 15m puerta del sol
La acampada del 15 maggio 2011 a Puerta del Sol, Madrid

«Tutto ciò era nell’aria, ma si è preferito non vederlo, e perciò è via via cresciuto» – sosteneva la giornalista Rosa María Artal – «È terribile che la società si organizzi per conto proprio e non voglia avere l’egida né dei partiti né dei sindacati. Le reti sociali sono state i collettori di un movimento civile». E che movimento civile, sarebbe da dire: dal 15-M degli Indignados è poi nato un partito che ha travolto gli schemi classici spagnoli, quel Podemos cui poi la sinistra italiana, in cerca di identità e di modelli (prima Tsipras, poi Iglesias, ora Corbyn), ha cercato di rifarsi copiandone nome e simbolo nel “Possibile” di Civati, e che era anche stato accostato erroneamente al Movimento 5 Stelle.

Oggi, in America, l’esperienza degli Occupy è conclusa e sepolta, come testimonia il sito rimasto a simulacro dei tempi che furono: si pubblicizzano libri che celebrano, analizzano e più in generale pontificano sul fallimento di Occupy Wall Street, e non è irrazionale notare il contrasto tra gli iniziali propositi anticonsumisti ed i prodotti editoriali che diventano merce di consumo per le masse liberal, al fine di convincerle che no, in realtà non è stato un fallimento che non ha portato ad alcun risultato o miglioramento. Sì, c’è ancora qualche “attivista da tastiera” a rendere le board del forum più vivide del sito, ma non è il caso di illudersi.

Come dimenticare, poi, gli eventi violenti di Roma in occasione del 15-O nel 2011, giornata mondiale degli Indignati che poteva portare alla nascita di un grande movimento popolare, e che invece tagliò le gambe ad un qualcosa “di sinistra”, favorendo poi la lenta ascesa del Movimento 5 Stelle stesso?

Ecco, in conclusione, le tre eredità degli Occupy al mondo: Podemos in Spagna, il nulla negli USA e la rassegnazione in Italia.

Simone Moricca

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