Amazing James trascina i Cavs alla vittoria

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Nov 10, 2015; Cleveland, OH, USA; Cleveland Cavaliers forward LeBron James (23) shoots past the Utah Jazz defense during the second quarter at Quicken Loans Arena. Mandatory Credit: Ken Blaze-USA TODAY Sports

In una partita molto avvincente, Utah cede nel finale a causa del 23. No, questa volta non ci riferiamo a The Shot in quel di Salt Lake City, ma a quanto successo stanotte alla Quicken Loans Arena di Cleveland. Un quarto quarto straordinario di LeBron James da 17 punti con 6/8 dal campo trascina i Cavs alla settima vittoria consecutiva. A Washington, nonostante il forfait di Kevin Durant, i Thunder schiantano degli irriconoscibili Wizards grazie ad un monumentale Russell Westbrook e alla sua 20°tripla doppia in carriera. Vittorie anche per New York a Toronto e Miami contro i Lakers.

7 IN ROW – “È una grande responsabilità. E io me la prendo”. Così a fine gara LeBron ha risposto alla domanda su come ci si sentisse ad essere in the zone. Che lui sia responsabilizzato – forse anche troppo – è risaputo, così come è risaputo che a lui piaccia esserlo. L’ultimo quarto giocato, però, da King James va al di là del semplice senso di responsabilità. Coach Blatt lo sa e, per questo, se lo tiene stretto: “Io non penso ci sia un giocatore con un QI cestistico superiore o con una capacità di leggere il momento migliore di lui”. E quando ha rubato palla, ha segnato nonostante l’abbraccio di Hood e ha mostrato i muscoli, sia il pubblico presente all’Arena sia quello a casa ha capito che questa partita l’avrebbero vinta i Cavs. Utah (4-3) perde, dunque, una gara che aveva già perso nel primo tempo, quando i 15 punti di Mo Williams l’avevano portata sotto di 12, e che poi aveva già vinto nell’ultimo periodo, andando per due volte in doppia cifra di vantaggio. Poi ci ha pensato James con 14 punti negli ultimi 6’21” a ribaltare la partita e a portare Cleveland in testa alla Western Conference con 7 vittorie e 1 sconfitta.

E L’ANELLO?  Perché, comunque la si metta, alla fine la domanda che tutti ci poniamo è questa. Senza dubbio, i Cavs sono tra le squadre favorite per alzare il Larry O’Brien Trophy. Questo, alla luce non tanto delle Finals disputate lo scorso anno, quanto dai segnali positivi che continuamente arrivano dall’Ohio, su di una crescita costante di una squadra che sente il peso dell’intero mondo sulle spalle. Se la scorsa stagione era cominciata molto male, viaggiando con un record di 5-7, quest’anno le cose sono cambiate. In meglio. È da gennaio, in realtà, che Cleveland sembra una delle migliori squadre della Lega – non la migliore, che resta, ovviamente Golden State. Maggiore compattezza di squadra ha fatto sì che le cose cambiassero in meglio. Quest’anno l’ago della bilancia potrebbe essere Kevin Love, il cui impatto lo scorso anno non è stato buonissimo, anzi, quasi nullo (0.6 di Net Rating), per poi migliorare assieme alla squadra nel corso della stagione. Nel corso di quest’estate anche LeBron lo ha responsabilizzato, segno di un legame tra i due che, finalmente, sembra essere nato.

Oltre alle considerazioni specifiche sulla squadra di Blatt che, comunque, ha ancora ampi margini di crescita – basti pensare che è prima ad Est senza Irving – la sensazione che Cleveland possa andare fino in fondo arriva anche dalla situazione della Eastern Conference che, da qualche anno a questa parte, non attraversa il suo miglior momento. Difficile designare un avversario che possa essere all’altezza dei campioni di conference della scorsa stagione, un po’ perché la squadra è realmente forte, un po’ perché fatichiamo realmente a trovarne uno. Atlanta, che lo scorso anno ha ceduto proprio ai Cavs il ticket per le Finals, ha perso DeMarre Carroll (quinquennale da 60 milioni di dollari a Toronto) e dovremo vedere quanto inciderà difensivamente la perdita di un giocatore di quelle caratteristiche. I Bulls potremmo considerarli “nuovi”, ma in realtà l’unica cosa che è cambiata è l’allenatore: Fred Hoiberg. Ovviamente, come ogni anno, molto dipenderà dalle condizioni fisiche di Derrick Rose che, negli scorsi playoff, sembrava essere tornato su livelli molto buoni, lasciando in portineria anche due trentelli. In generale, a Chicago, sembra sempre che manchi il cent per fare il dollaro. Da valutare Indiana, che ha sì recuperato Paul George, ma ha vissuto un’estate un po’ turbolenta proprio per le esternazioni del #13, non propriamente felicissimo di giocare da 4. La risposta del gm Larry Bird non s’è fatta attendere (“Non è lui a prendere le decisioni qui”) e la qualità dei Pacers è indiscussa (due finali di conference negli ultimi tre anni), ma la situazione potrebbe ben presto degenerare se le cose non andassero nel verso giusto.

NELLA NOTTE – Kevin Durant avrebbe sognato tutt’altro epilogo per la sua unica apparizione nella sua città natale, purtroppo, ha dovuto arrendersi nel primo tempo per un problema al bicipite femorale della coscia sinistra. Nulla di grave, comunque, per lui. E nulla di grave, anche per la partita – bruttina, a dir la verità – perché ci ha pensato Russell Westbrook a schiantare Washington con la sua prima tripla-doppia stagionale (22 punti, 11 rimbalzi, 11 assist). A spaventare di più della prestazione del numero 0, non è tanto la tripla-doppia in sé, quanto la percezione di un giocatore che non ha neanche messo la seconda. Dall’inizio della scorsa stagione, questa è la 12°tripla-doppia per il giocatore da UCLA, otto in più di qualunque altro giocatore in NBA. Are you kidding me?
Intanto, a Miami, i Lakers senza Kobe Bryant vengono schiantati da Chris Bosh (30 punti) e dai Miami Heat (5-3), arrivando così a sei sconfitte in questo inizio di stagione (1-6). Notizia della notte, probabilmente, è la vittoria dei Knicks (4-4) in casa dei Toronto Raptors (5-3). Per Carmelo Anthony ben 25 punti, di cui 17 nel secondo quarto.

RISULTATI
Cleveland  Cavaliers 118 – 113 Utah Jazz
Washington Wizards 101 – 125 Oklahoma City Thunder
Miami Heat 101 – 88 Los Angeles Lakers
Toronto Raptors 109 – 111 New York Knicks
Milwaukee Bucks 83 – 99 Boston Celtics
Minnesota Timberwolves 95 – 104 Charlotte Hornets
New Orleans Pelicans 120 – 105 Dallas Maverics

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Michele Di Mauro

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