Amministrative: esame per Renzi?

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Nel giugno del 2016 ci saranno le elezioni amministrative per alcune importanti città, come Milano, Roma, Napoli, Bologna e Torino.

In vista di questo appuntamento nuove (ma non troppo) realtà politiche entrano in scena, da destra e da sinistra, per contendere, in particolare al PD, il controllo delle principali città interessate. Da una parte assistiamo alla nascita di Sinistra Italiana, con D’Attorre e Fassina, fuoriusciti dal PD, dall’altra all’offensiva del nuovo tridente di centrodestra formato dalla Meloni, da Berlusconi e da Salvini.

Ovviamente in corsa ci sono anche i vari candidati dei Cinque Stelle, che vogliono provare a realizzare un grande risultato in una di queste importanti città.

Renzi, da parte sua, si rende conto che la partita sarà difficilissima per il PD e ridimensiona le aspettative dicendo: «non possiamo uscire sconfitti in tutte le città».  Aggiunge che sarà difficile vincere perché «avremo tutti contro», includendo nell’analisi anche gli ex compagni di partito che, dando i natali a una nuova realtà politica, possono servire un assist al bacio al centrodestra per le prossime amministrative. Infatti per Sinistra Italiana, a Roma, sembra forte la candidatura di Stefano Fassina, oltre al fatto che Pippo Civati sosterrà la lista civica di Ignazio Marino. A Torino, invece, è pronto l’ex sindacalista FIOM,  Giorgio Airaudo. Il premier sostiene, inoltre, che il vero banco di prova per il suo governo non saranno le amministrative del 2016, ma il referendum sulla riforma costituzionale, che comprende il superamento del bicameralismo perfetto; infatti in caso di sconfitta è pronto a consegnare le dimissioni.

Per quanto riguarda Roma, il PD è consapevole di partire sconfitto e crede che l’unica possibilità sia quella di scegliere, tra i candidati, un romano, un uomo di partito e quindi un politico. Certamente la campagna elettorale avrà come punto fondamentale la riqualificazione delle periferie, cercando di ottenere più voti possibili dai loro abitanti. Tra i nomi fatti per il candidato sindaco ci sono quelli della Boschi, di Giachetti, della Madia, di Franceschini, di Del Rio e addirittura del presidente della camera, Laura Boldrini. Tuttavia, per ora, il nome più convincente è quello del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

A Milano, l’idea del PD sarebbe quella di arrivare a un candidato unico, evitando così le primarie. Un nome caldo è quello di Sala, l’Ad di Expo, ma non sembra essere ancora la scelta definitiva.

A Bologna, il sindaco uscente, Virgilio Merola, ha pessimi rapporti sia con la sinistra che all’interno del partito stesso, quindi la sua candidatura sembra essere stata bocciata. Il vero asso nella manica su cui il PD vuole puntare è il vicepresidente della Regione Emilia Romagna, la politologa Elisabetta Gualmini.

A Torino, Piero Fassino sarà ricandidato dal PD, ma in casa dem si teme per un eventuale ballottaggio con i Cinque stelle.

Infine è da chiarire la situazione a Napoli. All’ombra del Vesuvio le primarie del PD dovrebbero tenersi il 7 Febbraio e il nome più quotato è quello di Bassolino. Sembra non esserci all’interno del partito un uomo di carisma che possa contrastare l’ex sindaco, che afferma: «Si avverte un bisogno di politica. Saranno i cittadini a dirci cosa e chi è vecchio e cosa è nuovo. Bisogna correre per vincere. Senza primarie, il Pd non partecipa neanche alla gara». All’interno del PD sono pochi gli esponenti che lo sostengono apertamente, ma Bassolino sta incontrando vari rappresentanti nazionali come Speranza, e prossimamente anche D’Alema, in cerca di appoggio.  Tuttavia c’è la possibilità che il governatore Vincenzo De Luca, storico rivale di Bassolino, si impegni in prima persona per cercare un candidato autorevole. Ad oggi i profili interpellati non sono sembrati adeguati o non si sono resi disponibili, come nel caso di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giornalista assassinato dalla camorra. Per quanto riguarda le altre posizioni a Napoli, sono molto forti nei sondaggi sia i Cinque Stelle, che il sindaco in carica, De Magistis.  A destra non sembra esserci ancora una coalizione: Forza Italia si divide tra Lettieri e la Carfagna, mentre Noi con Salvini e Fratelli d’Italia vorrebbero le primarie. Dunque lo scenario che si delinea è  quello di un possibile ballottaggio tra Bassolino e De Magistris.

Alessandro Fragola

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