Decadenza Ranucci, il consiglio comunale tiene. Di Bernardo: “Assurdo che sindaco non sapeva di Ranucci”

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grumo nevano ranucci

Si è tenuto mercoledì sera uno dei consigli comunali più tristi della storia politica di Grumo Nevano. Al centro della discussione c’è stata la presa d’atto della decadenza del consigliere Marianna Ranucci, condannata per favoreggiamento a 2 anni e 6 mesi di carcere. Al suo posto subentra Arcangelo D’Errico, già più volte consigliere comunale, che, nonostante le voci e la turbolenta situazione, ha comunicato la sua adesione alla maggioranza.

I FATTI

In occasione delle elezioni amministrative 2015, vinte al primo turno con il 51% dei voti dal dott. Pietro Chiacchio, è stata candidata (ed eletta) nelle liste dei Popolari per Grumo Nevano Marianna Ranucci, compagna di Salvatore D’Anna condannato al 416 bis per associazione mafiosa. Ranucci, secondo la magistratura, è colpevole di aver aiutato il compagno a fuggire a Valencia durante la latitanza, e per questo è stata condannata in primo grado il 27 Marzo 2015, circa un mese prima della presentazione delle liste. Visto che l’ex consigliere, però, non ha mai presentato ricorso per la condanna, la pena è diventata inappellabile provocando la decadenza come consigliere comunale e lo scandalo che ne è conseguito.

LA DIFESA

Su questa vicenda tutta la maggioranza si è chiusa a riccio. Dopo qualche giorno di assordante silenzio sui social, dove il sindaco è iperattivo e dove si stavano scatenando le ire dei cittadini, il primo cittadino ha diramato un comunicato dove si diceva “scosso per quanto successo ad una giovane ragazza che ha sempre ricoperto il suo ruolo istituzionale con massima correttezza“, linea che ha portato anche in consiglio comunale, dove ha respinto al mittente ogni richiesta di dimissioni. “Ho la coscienza a posto – ha detto il sindaco -, non mi dimetto“. Il sindaco, sia nel comunicato che durante il consiglio, ha spiegato che non era a conoscenza della situazione, “dato che dal casellario giudiziario e dai carichi pendenti non sono risultate anomalie“. Sulla stessa linea d’onda tutta la maggioranza, con i consiglieri Pina Chianese e Enzo Liguori che hanno rivendicato “l’estraneità del consiglio comunale riguardo questa vicenda“. “La condanna di Ranucci – ha spiegato visibilmente imbarazzata il consigliere Chianese –, è un fatto puramente personale che riguarda l’ex consigliere, e niente ha a che fare con la maggioranza“.

LE ACCUSE

Di tutt’altro parere sono i membri dell’opposizione. Giuseppe Ricciardi, capogruppo del MoVimento 5 Stelle, ha chiesto le immediate dimissioni per la vicenda, “per rispettare la memoria di Tammaro Romano e Pasquale Miele“, cittadini grumesi vittime della criminalità organizzata. Altrettanto dura è l’intervento del consigliere Di Bernardo, che rivendica “l’illegittimità morale della vittoria di Chiacchio: lei non poteva non sapere della condanna o delle vicende giudiziarie di Ranucci“. Secondo Di Bernardo, infatti, i 465 voti di preferenza avuti dall’ex consigliere Ranucci, sono stati “oggettivamente determinanti alla vittoria, evitando alla città di andare al ballottaggio“. Di Bernardo muove dure accuse sulla moralità della maggioranza, sulla quale è caduta questa tegola e che potrebbe portare “all’istituzione di una commissione di accesso o addirittura allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione camorristica, per la prima volta nella storia della città“. Il consigliere Ianucci, invece, non le manda certo a dire al sindaco Chiacchio, chiedendone le immediate dimissioni. “Come si spiega che una persona che non essendo né grumese né tanto meno un professionista possa raccogliere ben 465 voti? E’ assurdo, non è spiegabile se non con i riferimenti all’ambiente del compagno” attacca Iannucci. Il consigliere, infine, non concorda minimamente con la versione del sindaco: “non potevi non sapere, e se non sapevi è una tua responsabilità. Hai una responsabilità oggettiva, politica, nei confronti di questa vicenda e dei tuoi candidati“.

L’amministrazione ha comunque, per ora, retto all’onda d’urto di questa vicenda, ma resterà compatta nel caso in cui sarà istituita una commissione d’accesso? E come mai, se la sentenza risale al 27 Marzo, non è risultata da casellario giudiziario e carichi pendenti? Di certo difficilmente la storia finisce qui.

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