Bataclan, ecco perché era un bersaglio

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Bataclan

Il Bataclan è una “sala da concerti”, realizzata nel 1864 a Parigi su progetto dell’architetto Charles Duval. Oggi, la “sala-spettacolo” è stata ufficialmente dichiarata monumento storico, i cui proprietari sono ebrei. Da tempo sono ospitate conferenze e manifestazioni di organizzazioni ebraiche e, per tal motivo, spesso i proprietari sono stati vittime di minacce terroristiche.

Ecco perché il Bataclan non era un obiettivo imprevedibile, né un semplice luogo di aggregazione di tipo occidentale.

“Avevamo un progetto di attentato contro il Bataclan perché i proprietari sono ebrei”. Questa è la dichiarazione fatta alla polizia, nel febbraio 2011, da parte di alcuni membri del Jaish al-Islam, l’Esercito dell’Islam, allora sospettati dell’attentato in una moschea al Cairo del febbraio 2009, che causò la morte di una studentessa francese. A riportare tali testimonianze è il settimanale francese Le Point, che spiega come il Bataclan, già nel 2008,  subì minacce da gruppi radicali islamici per aver organizzato manifestazioni vicine al mondo ebraico ed israeliano. Tra queste il gala dedicato al Magav, le guardie di frontiera israeliane.

Proprio nel 2008 è comparso su Youtube un video, pubblicato da un account che prende il nome di “resistancepalestine“, nel quale alcuni militanti palestinesi, con il volto coperto da una kefiah, minacciano i responsabili del Bataclan, proprio per l’organizzazione del gala annuale del Magav. Ecco il video:

“Se il Bataclan e il Migdal organizzano, come gli anni precedenti, un gala per il Magav, la polizia di frontiera del corpo militare israeliano, la gente non lo tollererà e voi pagherete le conseguenze dei vostri atti. La prossima volta non si verrà per parlare”. Questa la minaccia dei militanti palestinesi e la cerimonia fu annullata. Inoltre, la stampa israeliana ha precisato che il gruppo rock Eagles of Death Metal, il quale si stava esibendo all’interno della sala concerti parigina durante l’attentato di venerdì sera, ha tenuto una tournée in Israele l’anno scorso, che è stata soggetta a manifestazioni di boicottaggio, tuttavia risultate invano.

A commentare il video è stato Raffaele Alberto Ventura, scrittore per Internazionale, Prismo e minima & moralia, che ha dichiarato: “In realtà la cosa davvero interessante di questo video è che segnala l’esistenza di un ‘canale’, anche indiretto, tra gli attentatori e il mondo delle periferie francesi. Gli uni hanno, forse inconsapevolmente, indicato agli altri dei bersagli” –  e  ha aggiunto – “Nel Memoriale della Repubblica, Miguel Gotor aveva analizzato il funzionamento di questi canali durante gli anni di piombo in Italia, mostrando ad esempio come certi moduli ideologici filtrassero tra la sinistra extraparlamentare e la lotta armata. Non è possibile isolare il terrorista dall’acqua in cui nuota, e parlare di ‘guerra’ è solo un modo (rassicurante) di rifiutare di parlare di ‘guerra civile’.

Andrea Palumbo

 

 

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