Parigi, la tragedia dei tweet dopo quella dell’ISIS

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Parigi ISIS Renzi Salvini

Cari lettori,
non è mai semplice prendere parola a seguito di tragedie così immani, e capaci di scuotere con cinematografica enfasi le coscienze comuni verso sentimenti di orrore e solidarietà. 

Parigi, città d’arte e d’amore, si riscopre una polveriera di estremismi e agli spettatori attoniti, nel plateale cordoglio, viene omaggiata la cruda realtà del terrorismo in una sera come tante, quella di venerdì 13.

“Colpiremo Londra e Roma”, fanno sapere gli attentatori rivendicando il loro tributo di sangue per gli interventi militari in Siria, e in realtà ci sono già riusciti: perché come già dopo lo sterminio di Charlie Hebdo, la ricerca della rivalsa si annida a nugoli in ogni anfratto mediatico, dalla radio alla televisione, dai social network ai quotidiani, e le fattezze del nemico si delineano con cinica precisione.

Il logo disegnato dallo street artist Banksy per l'occasione
Il logo disegnato dallo street artist Banksy per l’occasione

ISIS diventa, così, il nuovo male assoluto, come qualcuno lo definisce. Altrove, invece, si parla di “Bastardi islamici” con agghiacciante livore; e il pullulare di commenti razzisti, xenofobi e fascisti intasa il web che torna a sperimentare l’assolutizzazione tematica con sapiente e teatrale scenografia: un’architettura strumentale alla costruzione di opinione pubblica e cordoglio di facciata.

Dietro le immagini di profilo in blu, bianco e rosso che facebook propina con un opportunismo a dir poco indelicato, prende il via l’ennesima crociata di rimando, un potpourri di frasi a caso e fallaci richiami ad Oriana, a snidare la fasulla mitizzazione per fini politici di frasi e contesti, più che idee e pensieri.

L’Occidente evoluto e civile si confessa ingenuamente in questo modo, col frenetico istinto del pacifismo d’occasione e della manipolazione di regime, per giustificare il ricorso alla violenza e alla forza bruta come in una sorta di legge del taglione.

Di una cosa possiamo star certi: se agli USA e all’Unione Europea serviva una legittimazione per ribattezzare agli occhi dell’opinione pubblica l’interventismo imperialista nei territori mediorientali, d’ora in poi sarà tutto molto più semplice. Perché 129 cadaveri – probabilmente destinati ad aumentare – suscitano molta più rabbia e vendetta di una misconosciuta redazione satirica, e le minacce alle capitali europee attanagliano in una spirale viziosa con le polemiche di sempre, populismi stantii e insopportabili lamentele.

“Un atto di guerra”, secondo il presidente francese Hollande; “Un attacco all’umanità ed ai nostri valori universali”, rincara la dose Obama. Soldati della politica in cerca di facile consenso? Sarà il tempo a raccontarlo. A far sgomento, purtroppo, è la crudele empietà con cui il doveroso ricordo delle vittime cede presto il passo al fascino della speculazione.

Che guerra e violenza vadano condannati sempre, senza se e senza ma, è un dato di fatto incontrovertibile. Che il fondamentalismo dell’ISIS ci abbia fatto sperimentare una paura forse simile a quella che seguì l’11 Settembre 2001, è altrettanto semplice da realizzare. Quel che però vorremmo fosse messo in evidenza, tra i nastrini neri del lutto e i motori degli F35 pronti a rombare, è la becera ipocrisia che il cordoglio istituzionale sottende, ed è la sciagurata ignoranza che porta a sciacallare sulla rabbia senza la minima idea delle conseguenze delle proprie azioni.

L’Italia ipocrita che ripudia la guerra e ricava 54 miliardi di euro l’anno dalla vendita di armi, come scriveva Linkiesta nello scorso Luglio, è patria di personaggi come RenziSalvini che a colpi di post e tweet non hanno fatto altro che alimentare, nel corso dei mesi, la cultura del concettualismo ristretto, del manicheismo da hashtag, dell’ideologia misurata a colpi di like. Troppo spesso i nostri politici (e che sofferenza nel doverli definire così!) hanno foraggiato la guerra fra poveri, attraverso semplici impalcature della realtà propinate con scientifica demagogia per fornire la visione di un mondo suddiviso in avversari, in buoni e cattivi.

E chi sarebbero i cattivi? I musulmani, ovviamente. Non certo i terroristi, bensì i musulmani. Attraverso il richiamo a guerre “sante”, rastrellamenti, espulsioni, va in scena lo scontro di civiltà che è la perfetta conclusione di secoli e secoli di pratiche imperialiste. In quelle foto da copertina emerge in tutta la sua drammaticità la profonda contraddizione di un popolo pronto, a parole, ad impugnare la guerra, e poi clemente verso chi traffica armi con i terroristi, come la camorra.

Come tutti gli italiani, tutti gli europei, tutti gli esseri umani provo un dolore atroce per quanto è avvenuto questa notte a Parigi. Non ci sono parole per descrivere l’orrore. Vorrei innanzitutto offrire la solidarietà commossa alle famiglie delle vittime. Vorrei offrire l’abbraccio degli italiani alle sorelle e ai fratelli francesi. Vorrei offrire la nostra amicizia al governo della Repubblica francese, al suo presidente François Hollande. Hanno colpito la Francia, ma colpendo la Francia hanno colpito l’umanità intera. Questo è il momento delle lacrime, è il momento dell’emozione, è anche il momento di tante domande. Come tutti gli italiani questa mattina anche io, vedendo le immagini dei padri che stringono i propri figli allo stadio, ho cercato le parole giuste per raccontare ai miei figli che cosa è accaduto. Questa mattina anche io come tutti gli italiani, vedendo le immagini dei sopravvissuti del teatro Bataclan, ho cercato di domandarmi che cosa stessero mettendo in discussione i terroristi. Forse ciò che noi abbiamo di più prezioso, la pace e la libertà oltre la vita. Stanno attaccando il nostro modo di vivere. Questa mattina anche io ho riscoperto, come tutti gli italiani, quanto grande sia il dono dell’Europa che i nostri padri ci hanno lasciato. Hanno conosciuto la guerra e per questo hanno costruito la pace. Ma come tutti gli italiani, anche io oggi so che i terroristi non vinceranno, che la libertà è più forte della barbarie, che il coraggio è più forte della paura. Lo dico, sapendo che gli italiani non sottovalutano niente, noi non sottovalutiamo niente. Tra qualche istante al Viminale presiederò il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Abbiamo intensificato i controlli su tutto il territorio nazionale. Chiedo a tutte le forze politiche di aver il massimo della responsabilità. Questo è il tempo in cui si deve stare insieme uniti. Nel pomeriggio incontrerò i capigruppo di tutte le forze politiche, anche di quelle di opposizione. Proprio perché noi non sottovalutiamo niente, sappiamo perfettamente che vinceremo questa battaglia. Non sarà semplice, credo che non sarà breve, ci vorranno mesi, forse anni. Occorrerà tutta la nostra forza, tutta la nostra determinazione, le risorse necessarie a vincere una sfida epocale. Ma l’Italia c’è, al fianco della Francia, di un paese coraggioso e nobile che oggi è colpito al cuore, ma che deve sentire, e lo sta sentendo, l’affetto, l’amicizia, la solidarietà di tutta l’Europa e di tutta la comunità internazionale. L’Italia c’è, al fianco di tutti gli uomini di buona volontà. L’Italia c’è, convinta che questa sfida possa essere vinta tutti insieme.

Posted by Matteo Renzi on Sabato 14 novembre 2015

Dove sono gli eroi della libertà? Di cosa parla nei suoi accorati discorsi Matteo Renzi, che per arginare il fenomeno della criminalità organizzata non ha ancora trovato l’hashtag giusto? Dormirà sereno il prode Salvini, dopo aver aizzato i suoi sodali contro persone a caso? Non è questa l’Italia che ci proponiamo di rappresentare. La convivenza pacifica tra popoli passa anzitutto dalla libertà e dall’autodeterminazione: due diritti che l’evoluto Occidente non conosce e di cui finge di dare insegnamenti.

Sarebbe dunque opportuno che queste persone si rendessero conto che anche i loro tweet rappresentano una tragedia, nonché un insulto a quei corpi esanimi, le cui responsabilità ricadono più su di loro che sui terroristi dell’ISIS.

Emanuele Tanzilli

1 COMMENTO

  1. Una disamina analitica che scuote il mio pensiero ,bombardato da giorni dai media e da ogni cittadino omologato e conformista che forse solo su questo tema dovrebbe esprimere le sue opinioni ,scusandosi e riconoscendo i propri limiti La guerra e una parola che non dovrebbe essere mai pronunciata .Mi inchino alla tua dignità pensatore libero

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