Napoli accusa: “Vostre le guerre, nostri i morti!”

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NAPOLI – Varie realtà politiche, associazioni, collettivi e singoli cittadini hanno collaborato per organizzare il presidio che poche ore fa si è tenuto in via Toledo ed è poi proseguito in corteo fino a  piazza Plebiscito, sotto la Prefettura (ricordando anche la violenza delle forze dell’ordine nel punto in cui, venerdì 13, caricarono il corteo di studenti che manifestavano contro la “Buona scuola” di Renzi).

Bambini, giovani, adulti, napoletani, italiani, africani, musulmani, vicini nel ricordo delle vittime di Parigi, ma non solo: vicini alle vittime delle guerre del medio oriente, alle vittime palestinesi, a quelle siriane, vicini a tutti coloro che sono vittime di guerre che non hanno scelto. Centinaia di persone si sono riunite oggi per gridare “BASTA”, “BASTA” alle guerre, “BASTA” ai soprusi di chi è al potere, che ci manda al fronte o porta le guerre nelle nostre città, per le nostre strade.

“VOSTRE SONO LE GUERRE, NOSTRI SONO I MORTI” in tanti hanno gridato: interessi politici, smanie colonizzatrici, tornaconti economici dei signori, dei governi, di chi ha il potere, sono i motivi delle loro guerre; bombe, paura, morti sono ciò che “ne ricavano” i popoli. E l’attentato di pochi giorni fa a Parigi non è stata che l’ultima bomba di queste guerre che noi percepiamo appena. Ne piangiamo, le temiamo un giorno e poi torniamo alle nostre vite, cambiando canale. Mentre ci sono popoli per cui la guerra è la quotidianità, per cui i morti si accumulano ogni giorno e le bombe e gli spari sono tanti che ormai non fanno neanche più paura. Per tutti questi popoli oppressi dalle guerre, non solo per Parigi, è stato il presidio che oggi Napoli ha avuto il coraggio e la forza di organizzare; per risvegliare le coscienze e unirsi nella lotta contro le guerre. “Non disperiamoci solo quando gli schizzi di questo sangue arrivano dalle nostre parti”,  ha urlato al microfono uno dei partecipanti.

“Noi siamo la maggioranza , dobbiamo unirci contro di loro” dice poi qualcun altro; “unirci per combattere tutte le guerre di cui ci fanno vittime: per la disoccupazione, per il biocidio, per la camorra, per la crisi, per il nostro diritto all’abitare, per la scuola (quella buona davvero, non quella di Renzi), per la sanità, per la solidarietà, la pace e l’accoglienza tra popoli”.

Tutta unita, quella comunità di persone in lotta, era intorno alla scritta “RESTIAMO UMANI”, che recitavano le candele sul cemento della strada. “RESTIAMO UMANI” per far sì che queste guerre che non sono nostre non ci mettano l’uno contro l’altro. A gridarlo oggi sono stati uomini e donne di diversa cultura, nazionalità e colore.

“L’ISIS non sono islamici, queste persone non le riconosciamo, non hanno religione se compiono gli atti orrendi che fanno. Noi siamo le loro prime vittime” grida arrabbiata e stanca una ragazza musulmana. “La parola Islam vuol dire pace! La nostra religione ci insegna che se dovessimo uccidere anche una sola persona sarebbe come uccidere l’intera umanità; come potrebbero essere questi mostri islamici?”, continua.

E poi un’altra: “In questi giorni ho avuto paura di uscire di casa, paura che le persone fomentate e ingannate dai media, credendo che i musulmani in generale e che gli islamici siano l’ISIS, potessero prendersela con me”“Basta con questa storia che gli immigrati sono tutti terroristi; noi scappiamo dalle guerre, moriamo lì e moriamo in fuga, non le facciamo”, urla a gran voce un altro emigrante.

Perciò “RESTIAMO UMANI” contro il razzismo, contro le guerre e per chi ne è vittima prima e come noi.

Lucia Ciruzzi

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Lucia Ciruzzi, classe '94. Convinzione cardine della mia vita è che alla base di ogni cosa debba esserci la curiosità, motore di tutto che spinge l'individuo in territori inesplorati e in cui mai si sarebbe immaginato di entrare. Proprio addentrandomi in questi territori nuovi ho scoperto la passione per la giocoleria e il mondo degli artisti di strada; da qui è nato l'hobby delle bolas, con cui ogni giorno mi esercito nel disperato tentativo di imparare qualcosa. La mia ambizione più grande è quella di diventare una giornalista; in particolar modo sogno di girare il mondo, zaino in spalla e all'avventura, e di scrivere di luoghi, culture e popoli. Da questo desiderio, naturalmente, la mia collaborazione al periodico Libero Pensiero, per il quale scrivo nelle sezioni "Napoli e aree locali" e "Cultura".

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