Sinistra Italiana-M5S, Fassina ammicca ma l’intesa è temporanea

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Sinistra italiana
Il Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio contestato dal PD (dopo l'intervento di Riccardo Nuti del M5S) durante il voto di fiducia al governo, Roma, 11 dicembre 2013. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

La nuova creatura politica a sinistra del PD nata dal matrimonio tra minoranza dem, Sel e dissidenti M5S sta muovendo i suoi primi passi, e in una direzione che fa ben sperare quell’elettorato di sinistra dimenticato dal premier Renzi.

Se sono in molti a sospettare che la vera motivazione dello scisma sia in realtà una consolidata strategia per ottenere maggiore consenso, qualora nell’ormai quasi certo ballottaggio delle prossime elezioni lo strappo dovesse magicamente ricucirsi, è anche vero che per il momento Fassina e i suoi non sembrano lanciare questo messaggio, o per lo meno aspettano a lanciarlo dopo aver prima guadagnato ulteriori posizioni nello scacchiere politico nazionale.
Le parole di Fassina: «Non precludo la possibilità di sostenere un candidato del M5S se sul piano programmatico è più compatibile con la nostra idea di sviluppo di una città» devono aver fatto male a Renzi, poiché il chiaro avvertimento al Pd e l’apertura ai Cinque Stelle scoprono un dente ancora avvelenato nei confronti del premier.
Ma la dichiarazione ferisce soprattutto il primo baluardo renziano contro “l’anti-sistema” (come da lui rinominato), facendo intendere che con “l’anti-sistema” si possa dialogare, e che i loro programmi potrebbero essere più vicini alla sinistra di quanto non lo siano quelli del partito della nazione.
Potrebbe così crollare, soprattutto se l’appoggio dovesse rivelarsi reale nelle prossime elezioni amministrative, il principale dogma comunicativo del governo, ovvero che “chi è di sinistra non vota Grillo”.

Per il momento però, è bene dirlo, le reazioni dei compagni di partito di Fassina non sono state univoche, soprattutto tra le file di Sel, dove anzi l’astio tra Vendola e il Movimento è noto da tempo alle cronache, già dai tempi del Grillo querelato per aver accusato l’allora governatore pugliese di «non aver fatto niente contro il gasdotto Tap».
Il segretario di Sel a Roma Paolo Cento ha invece abbracciato con slancio l’idea di un appoggio ai pentastellati, auspicando «un patto di reciprocità: facciamo convergere i voti dell’uno sull’altro al ballottaggio in funzione anti-destra, nell’autonomia di ciascuno, visto che l’alleanza con il Pd non è più riproponibile».
Eppure al momento mancano le basi per poter parlare di “reciprocità”, e ciò risulta chiaro dalle parole della deputata del Movimento Roberta Lombardi, che in riferimento alle esternazioni di Fassina dichiara: «Nessuna ammucchiata, se lui appoggia le nostre idee e si riconosce nelle nostre posizioni siamo contenti».
Di certo c’è che fra gli oltre 3000 emendamenti proposti dalle forze politiche per modificare la finanziaria alcuni vertono su temi graditi tanto a Sinistra Italiana quanto ai pentastellati, ma ciò non equivale a delle prove di matrimonio, poiché già precedentemente, nel corso della legislatura, il M5s si era comportato alla medesima maniera, ossia votando e promuovendo iniziative anche non appartenenti al partito quando queste si sono dimostrate comunque in linea con i propri principi.

Quando il 6 novembre gli avvocati del Coordinamento democrazia costituzionale hanno depositato presso il Tribunale civile di Milano il primo dei 25 ricorsi contro l’incostituzionalità dell’Italicum, lo hanno infatti appoggiati da Sel e M5s. Gli stessi partiti si vedono portatori di istanze simili riguardo molti emendamenti alla Legge di Stabilità che mirano alla modifica della riforma renziana della scuola.
Soprattutto riguardo al taglio della Tasi e all’aumento del tetto d’uso del contante Sinistra Italiana e M5s spingono insieme per una revisione completa o addirittura per l’abolizione, punti in comune che non porteranno comunque a un’alleanza, ma che stanno già scalfendo il primo assunto mediatico renziano della legislatura, quello che descrive i pentastellati come il più lontano possibili da ideali di sinistra.

Valerio Santori
(twitter: @santo_santori)

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