Giornalismo di D’Urso e Giletti: come non digerire la domenica

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Premessa doverosa: la redazione di Libero Pensiero News spera che questo articolo riceva poche visualizzazioni perché questo implicherebbe scarsa visibilità al fenomeno “giornalismo” (il direttore ci ha imposto di poter utilizzare solo una volta le virgolette, perbacco!) mordi e fuggi di Giletti e D’Urso.

A giudicare dai dati audience, però, il trend è esattamente opposto, quindi è giusto avvisare che leggere – figurarsi guardare –  di questi programmi potrebbe comportare bruciori di stomaco, nausea e vomiti. Fatte queste premesse, buona lettura!

Parlando di giornalismo, è doveroso ricordare che siamo la Nazione che ha partorito Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Michele Santoro, Enrico Mentana e, da ultimi, Alessandro De Angelis e Roberto Saviano. Ora che un Paese del genere affidi il commento dei fatti di Parigi a “Domenica Live” di Barbara D’Urso e a “L’Arena” di Giletti ci fa pensare che qualcosa nell’evoluzione umana del buonsenso dei direttori di rete sia andata storta. Ma come disse qualcuno “Il buonsenso è la cosa meglio ripartita al mondo: tutti credono di averne in abbondanza”, no? Ragion per cui ci siamo dovuti sorbire questi “programmi giornalistici”. Le virgolette sono doverose, ma l’appellativo di giornalisti? Siamo sicuri lo meritino? Perché entrambi non fanno parte di alcun albo giornalistico. “E per fortuna”, verrebbe da dire a chi fa questo mestiere con passione ed è sottopagato, come ha recentemente osservato anche Gianluigi Paragone a “Piazza pulita” di Formigli, dalle redazioni di tutta Italia.

Se la conduttrice campana non ne ha mai fatto parte (“Per fortuna”, bis), il conduttore de “L’Arena” ne era membro fino al 2008 quando, già alla terza stagione del fortunato “programma” Rai, viene accusato di “commistione fra giornalismo e pubblicità” (fonte: Wikipedia) attraverso non uno, non due, ma ben quattro provvedimenti disciplinari dell’OdG, in virtù del quale si dimette dall’ordine.

Dell’inadeguatezza di D’Urso se n’è accorto perfino l’Onorevole del “cerchio magico” di Berlusconi (sì, proprio così), che non le ha mandate a dire alla conduttrice campana, anzi gliele ha cinguettate di santa ragione:

Come dar torto ad uno degli uomini più vicini all’Ex Cav? Nemmeno per lui deve essere stato facile reprimere il proprio senso del disgusto e chiedersi dove siano finite quelle due o tre nozioni basiche sul giornalismo, che insegnano in qualsiasi redazione quando sei agli inizi.

Il pluralismo, ad esempio. Non è possibile che in una trasmissione tv un invitato possa parlare costantemente più degli altri (vedi Salvini) o possa dire “Vogliono uccidere i cristiani”, parole pronunciate domenica da Sgarbi.

Affermazione non troppo diverse da un eventuale “Bastardi Siciliani” all’indomani della morte di Borsellino e Falcone – Siciliani anche loro, ndr – o “Tutti gli Italiani la pensano come Sgarbi e Sallusti”, ammesso che due soggetti con non-idee del genere pensino. La differenza, però, è nella risposta dei conduttore: D’Urso propone un paternalistico “Vittorio, ti prego non dire così. Ci tengo molto a queste cose. Non generalizziamo su islamisti o musulmani”. Sì, avete capito bene, disse proprio così. Del tipo “Tu cosa mangi a pranzo e nel pasto compreso fra cena e colazione?”: l’apoteosi dell’ignoranza. E Sgarbi, da intellettuale qual è, non gli ha dato nemmeno della “Capra”: “O tempora, o mores”, direbbe Cicerone. Per non parlare del “Tu” a tutti gli ospiti.

Come sarà andata, invece, da Giletti? Non molto diversamente visto che, pur premettendo più volte “Non è una guerra di religione, non dobbiamo cadere in questa trappola”,  il direttore de “Il Giornale” chiede ripetutamente all’ospite, un legale musulmano, “Denunciate quelli che ritenete pericolosi perché li conoscete sicuramente” e poi da Giletti “Distaccatevi da questi atti, essendo presenti alle manifestazioni per Parigi”. Un po’ come dire ad un napoletano “Senti denuncia i camorristi che hai in famiglia perché tanto tutti ne hanno uno” oppure ad un calabrese mentre c’è una mattanza ‘ndranghetista “Manifesta contro la ‘ndrangheta, altrimenti sembri complice!”.

È una forma di esclusione, di garantismo a contrario, di presunzione di colpevolezza e coinvolgimento nelle malefatte di questi balordi fino a prova contraria. Frasi populiste alla rinfusa, voglia di piacere a tutti e sciatto ecumenismo, ecco cosa sono questi programmi; una litania melensa di luoghi comuni, discorsi che non aggiungono nulla a quello che potremmo sentire in un bar. Cosa ammissibile per una tv privata, ma dal servizio pubblico non bisognerebbe aspettarsi di più?

Probabilmente D’Urso avrebbe evitato volentieri di trattare un argomento con implicazioni politiche nonostante la quasi co-conduzione di Brachino e la manifesta incapacità nel contraddittorio quando in tv sono presenti dei leader, ma le è toccato per forza di cose. Aspre critiche erano inevitabili dopo gli esposti presentati dall’OdG nei suoi confronti a causa di presunte violazioni della privacy dei minori durante le sue trasmissioni e, secondo i magistrati di Ragusa, aver pagato da 2.000 a 3.500 euro i parenti di Loris Stival per essere presenti in trasmissione.

È inopportuno criticare anche Giletti che, dopo la trasmissione su Parigi, tocca un argomento collegatissimo: Al Bano. Capirete bene che dire qualcosa contro un tizio così è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, però farebbe diventare terrorista anche Gandhi questo signore. Soprattutto dopo la trasmissione su Napoli in cui, nonostante la differenza di infrastrutture Nord-Sud, strutture universitarie concepite negli anni ’80 in cui ci sono perdite durante le piogge (Monte Sant’Angelo, Federico II) et similia, voleva ridurre i problemi di Napoli ai Consiglieri che vanno allo stadio col biglietto gratis. Sì, avete lette bene. Raccontano “Cosa da pazzi in quel manicomio”, direbbe Totò.

E come esordire se non con un po’ di populismo random “Un consigliere di minoranza aveva proposto di mettere le società dilettantistiche nella Tribuna Autorità. Perché avete bocciato la proposta?”. Il rappresentante comunale, pensando di essere su Candid Camera, si guarda intorno e poi ribatte “Certo, per me va benissimo, però lei mi deve spiegare, allora perché chiamarla Tribuna Autorità? Inoltre: Prefetto e Procuratore pensa di metterli in “curva A” o “curva B”?”

Per dare un esempio positivo, però, è giusto citare Massimo Giannini di Ballarò che all’affermazione di Sallusti “Tutti gli islamisti, anche quelli che abbiamo in Italia, sono così”, vuoi perché, giusto per buttarla lì, è un attimo il vicedirettore di Repubblica, giornalista esperto e consumato, vuoi perché è capace, vuoi perché, insomma, è il contrario di D’Urso e Giletti, è perentorio “Sallusti, non può dire queste cose qui. Sta facendo il gioco degli attentatori, alimentando la guerra di religione ed abbiamo specificato da inizio puntata che non è quello che vogliamo fare”. 

Ferdinando Paciolla

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