Xylella, ulivi e complotti

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Che succede quando una questione scientifica complessa, quella dell’attacco di Xylella fastidiosa nello specifico, viene data in pasto a media e popolo del web? La risposta è scontata e analoga a quanto accade con questioni totalmente differenti ma sulle quali ricade lo stesso metodo.

Avviene un disastro, la confusione regna sovrana, si perde di vista l’essenza stessa del problema e si finisce per non affrontarlo nella maniera adeguata per poi via via trovare la strada per dare la colpa a qualcuno. Ci siamo passati con Ebola e altre questioni ed al momento, l’impatto di Xylella sugli ulivi del Salento e non solo, non sfugge al processo della rete ed al pontificatore di turno.xilella

Tiriamo in ballo OGM, multinazionali, complotti e gasdotti finendo per non capirci più nulla e perdendo, semmai l’avessimo trovata, la vera ragione, economica e scientifica, che produce problematiche di questo tipo.

Si è parlato di fantomatici uliveti OGM da impiantare al posto di quelli moribondi e parassitati da Xylella, di un batterio killer immesso da chissà chi per fa spazio ad un oleodotto proveniente da est, di presunte “cure miracolose” ereditate dai nonni e messe a tacere con la forza, di un qualcosa che non esiste nemmeno e serve invece per sviare l’attenzione da qualche altra parte.

Si è addirittura tirato in ballo il fatto che Xylella fastidiosa sia una montatura per coprire il fatto che i nostri ulivi muoiano sotto il peso della chimica, dell’azione dei fitofarmaci che secondo alcuni farebbero morire le piante stesse anziché curarne le patologie.

La verità è un’altra e risiede nel complesso mondo dei microrganismi e risponde al nome di adattabilità. Xylella proviene, alquanto presumibilmente, da piante ornamentali provenienti dal Costarica e portatrici di tale batterio il quale, trovando condizioni favorevoli nell’areale salentino ed in alcune zone della Corsica, ha di conseguenza trovato un nuovo ospite su cui sviluppare le proprie generazioni successive, il nostro ulivo, Olea europea.

Come tanti microrganismi che attaccano specie vegetali, Xylella fastidiosa utilizza un insetto come vettore, nella fattispecie Philaneus spumaris, e come avviene sempre quando una specie non autoctona si inserisce in un contesto iniziale da quello d’origine, è necessario un lungo periodo di valutazione, cercando nel frattempo di isolare e delimitare i focolai, per impedire il contagio di altri individui e di espandere l’infezione.

Il Philaneus spumaris, usato come vettore dalla Xylella fastidiosa
Il Philaneus spumaris, usato come vettore dalla Xylella fastidiosa

Anche l’abbattimento, che non piace a nessuno e non può essere altrimenti, è un modo per contenere un contagio che rischia di mettere a repentaglio intere coltivazioni e l’incatenarsi ad una pianta infettata da Xylella fastidiosa e che sta per essere abbattuta significa non comprendere che è necessario principalmente salvare quelle ancora sane per limitare il danno.

L’uomo contro la Xylella

C’entra l’uomo in tutto questo? Certo, c’entra perché la mobilitazione e l’importazione di specie esotiche verso i paesi occidentali ha sempre prodotto danni ingenti, mettendo a repentaglio la biodiversità di un determinato areale, minandone l’essenza stessa e creando situazioni, come quella di cui parliamo, che necessitano di tempi e metodi adeguati per essere sanate, ove è possibile ovviamente.

La questione Xylella non può essere affrontata in nessun altro modo se non utilizzando il metodo scientifico. Osservarne le caratteristiche endemiche e riproduttive, i tempi e le modalità di propagazione, la maniera in cui l’ospite soccombe al patogeno e la velocità di espansione dell’infezione.

Richiede tempo e risorse tutto ciò, ma la scienza funziona così ed elaborare una strategia per contenere ed in seguito eliminare i focolai di Xylella fastidiosa non può prescindere da tale approccio. E’ presumibile, come già avvenuto per altre infezioni analoghe, che la soluzione risiederà nell’eliminazione del vettore utilizzando un predatore che a sua volta non sia dannoso per quel tipo di ecosistema.

Strategia come detto lunga e complessa, ma l’unica forse in grado di risolvere disastri causati dal nostro stile di vita.

Quello che è chiaro però, è che l’approccio scientifico non è e non sarà mai compatibile con l’informazione di massa della rete e dei media, con quel mondo confuso nel quale è sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione, la veridicità, dalla bufala.

Mauro Presciutti

http://www.lescienze.it/news/2015/11/17/news/xylella_tar_lazio_sentenza_olivi_abbattimento-2847985/

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