Attentato: tra ‘dolorrore’ e informazione

0
87
Attentato

Erano circa le 21.30 del 13 novembre 2015.

Ognuno di noi ricorda l’esatta posizione in cui era, cosa stava facendo o cosa stava pensando prima di accendere la televisione o aprire un social network e scoprire quello che stava succedendo in Francia.

E sarà così per sempre, anche quando questo attentato sarà solo un brutto ricordo.

Non è il primo che ci tocca da vicino, è vero. Quante migliaia e migliaia di morti ci sono all’anno, a volte anche per colpa nostra. Eppure con l’attentato che passerà alla storia come “Il 13 novembre” forse a memoria del 11 Settembre, tutto si è fermato.

Si è fermato non solo in Francia, ma anche in tutta l’Europa e oltre. Reazione più che giustificata con un attentato di queste dimensioni.

La televisione è stata il punto focale, la risposta mediatica di questo attentato.

La domanda è una sola però: passata la prima lunga e difficile settimana, che cosa c’è rimasto oltre la paura e il terrore? Come la nostra Tv ha affrontato uno dei più grandi drammi degli ultimi anni? La cosa più importante in questi casi è l’informazione: ognuno dei canali che abbiamo a disposizione ha letto questo termine a modo suo. E così ecco che la prima immagine che viene in mente è quella di Antonio Di Bella, corrispondente Rai da Parigi. Simbolo del vero giornalismo, dell’instancabilità, della forza e della lucidità. Colui che ha portato nelle case degli italiani, già pochi minuti dopo l’attentato, la notizia vera, quella senza esagerazioni o edulcorazioni.

Poi c’è stato il momento di riflessione, quello del giorno dopo. È giusto ridere? È giusto andare avanti come se nulla fosse successo?

La risposta ovviamente è no. Non è possibile, perché a volte la risata, il divertimento proprio non arrivano. Non ce la si fa e se per caso ci si ritrova a sorridere, immediatamente dopo arriva il senso di colpa. Allora via programmi come Ti lascio una canzone, Tu sì què vales, Affari tuoi o Striscia la notizia.

Che Fuori Tempo Che fa invece è mutato al suo interno divenendo #ParolePerParigi, un modo semplice e pudico per omaggiare, senza altre pretese, perché a volte basta solo esserci.

attentato

Piano, piano però le notizie sono iniziate a diminuire, e la tv si è trovata allora davanti ad un bivio: smetterla oppure reinventarsi. Ovviamente la strada scelta è stata la seconda e questo reinventarsi è passato attraverso i talk politici, la presenza nei vari salotti pomeridiani della televisione di opinionisti per lavoro o per caso, che hanno provato a dire la loro a volte anche in modo sconnesso. E poi il culmine: la mercificazione del dolore, le interviste strazianti ai sopravvissuti o ai loro parenti.

Questa voglia spasmodica di fare ascolti che ha portato indistintamente molti programmi a cercare quella cosa che Anna Bisogno, docente di storia e linguaggi della radio e della televisione all’università di Roma Tre, ha definito nel suo libro intitolato La tv invadente: “Dolorrore”.

Sì perché è proprio così, arrivati ad un certo punto, quando le informazioni sono finite, quando non c’è più nulla da raccontare, si passa all’eccesso, all’accanimento. Si passa al racconto del dolore misto all’orrore. Dolore delle vittime dell’attentato, ma anche orrore sotto forma di continua riproduzione di filmati amatoriali e agghiaccianti: il rumore degli spari, le urla, la folla che scappa, i corpi a terra, il sangue.

Immagini che rimarranno impresse nella nostra mente per sempre e che contrastano con tante delle cose che si sono state dette in questi giorni. Non abbiate paura. Continuate con la vostra vita. Siamo più forti di loro. Tutti bei pensieri che cozzano fortemente da un lato con il terrorismo vero e proprio e dall’altro con il terrorismo psicologico che volente o nolente, ci ha provocato la televisione in questi ultimi giorni.

Una televisione che avrebbe dovuto fare un passo indietro, che avrebbe dovuto solo informare e non abusare. Una televisione un po’ più rispettosa. Una televisione più servizio pubblico e meno servizio per le proprie tasche.

Che cosa la nostra televisione, grazie alla quale abbiamo vissuto in diretta la tragedia di questo attentato, ci ha lasciato? Cos’è stata in grado di fare oltre l’informazione? Quali sono le parole che più ricorderemo?

Probabilmente non c’è una risposta univoca, del resto la nostra Tv ha fatto tanto, così tanto da esagerare.

L’unica ad aver fatto un passo indietro è stata Luciana Littizzetto che con grande intelligenza ha saputo trovare il modo giusto di comunicare.

Luciana Littizzetto

“È molto difficile fare il mio mestiere quando succedono drammi come questo. È come se la realtà di colpo spegnesse il sorriso, staccasse l’interruttore del divertimento e appesantisse tutte le nostre piccole strategie di leggerezza. Ma a me piace pensare che invece ci sia ancora spazio per la vita. Ci sia spazio di resilienza. Resilienza è una parola bellissima. Vuol dire capacità di far fronte ai traumi in maniera vitale e forza di ricostruirsi restando sensibili alle cose positive che la vita offre, senza perdere umanità.”

Enrica Leone

CONDIVIDI
Articolo precedenteGrumo Nevano, M5S in piazza contro il sindaco
Articolo successivoGli studenti del Giustino Fortunato: “Occupiamo per farci ascoltare!”
Mi chiamo Enrica Leone, sono nata a Lecco. Diplomata con maturità scientifica, ho intrapreso la carriera universitaria presso la facoltà di Giurisprudenza. Entusiasmo, iniziativa e dinamismo mi hanno da sempre spinto ad andare avanti nel lavoro così come nello studio. Adoro scrivere e questa passione mi ha portata ad intraprendere avventure di ogni genere per poter portare a casa interviste ed acquisire il giusto grado di esperienza, per rendere i miei articoli ancora più miei. Una passione che mi ha portata a pubblicare pochi mesi fa il mio primo romanzo: Basta avere coraggio, presso la casa editrice Arduino Sacco Editore. Non smetto mai di rincorrere i miei sogni ed il più delle volte questi diventano i miei obiettivi che cerco in tutti i modo di raggiungere. Alla scrittura, da poco tempo ho affiancato il lavoro di organizzatrice di eventi di beneficenza ed assistenza alla comunicazione. Mi piace il contatto con il pubblico. A detta di chi collabora con me, sono una persona estremamente precisa, metodica e puntuale. Attenta affinchè il compito affidatomi possa venir portato a termine nel miglior modo possibile e nel tempo necessario. Amo il cinema, la televisione (quella di qualità) e tutto ciò che ha a che fare con lo spettacolo ed è questo ciò di cui mi occupo.

NESSUN COMMENTO