Sinistra Italiana, giù dalla poltrona!

0
121
Sinistra Italiana

L’atmosfera è di quelle fragili e incerte dell’inverno alle soglie. La paura e il sospetto si propagano di nuvola in nuvola, fra i timidi squarci di luce che filtrano appena e che il vento spazza via con ferocia. Un arcobaleno si accenna ai margini dell’orizzonte, appena sotto il cupo nugolo di ombre e il brusco irrompere del gelo: sette colori nel fosco pallore della pioggia, messi lì come un simulacro a ricordare che la diversità esiste e, per fortuna, è anche splendida. E mi ricordo allora di una frase.

“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno.”

Cari lettori, con una citazione mattutina di Enrico Berlinguer (citazione che risale al 1981 – e di acqua ne è passata sotto i ponti, da allora) possiamo recuperare il buonumore ed aprire una riflessione onesta sui destini politici e sociali che dividono quell’Italia di quasi quarant’anni fa dall’Italia di oggi.

Se ci si chiedesse di annoverare il più grande avvenimento politico degli ultimi anni, risponderemmo per la maggiore col Movimento 5 Stelle: l’antipolitica che si fa politica, la democrazia che da liquida diventa liquefatta, la rivoluzione del web al potere. 

Non stupisce, quindi, che del nascente gruppo di Sinistra Italiana al Parlamento si parli poco o nulla.

BrainchChe l’unità della sinistra italiana (in minuscolo) sia un obiettivo auspicabile, ma al contempo un’utopia più lontana del marxismo, è cosa nota a chiunque ne conosca personaggi e ambienti. Che gli sforzi, quali essi siano, per raggiungerla siano da incoraggiare e sostenere, è cosa ancor più sacrosanta.

L’opinione diffusa è che il valore potenziale di una simile formazione si aggiri ben oltre l’attuale 5-6%, raggiungendo e superando il 10%: uno spazio ampio, se paragonato ai margini di agibilità quasi nulli in cui la sinistra italiana è precipitata negli anni oscuri del leaderismo tout-court dei vari Renzi, Salvini e Grillo. Motivo ulteriore per non mancare l’appuntamento. Motivo ulteriore per non farsi passare neppure per l’anticamera del cervello di vanificare anche quest’occasione.

Dunque, cara Sinistra Italiana, benvenuta. Ma adesso presentati. Dicci chi sei, quale lingua parli, dove sei diretta. Dicci cosa cerchi, ed in che modo possiamo aiutarti. Non chiuderti nel silenzio ovattato dei salottini, nei gioghi ombrosi degli accordi sottobanco, nell’illogicità della spartizione delle briciole.

Se è vero – com’è vero – che qualsiasi processo realmente democratico, di massa, debba nascere e strutturarsi dal basso, allora la scelta di partire dai gruppi parlamentari appare uno schiaffo all’anima smaniosa di attivisti, militanti, elettori, appassionati. Ma va bene, ci può stare. Purché i vari Vendola, Fassina, Ferrero, Cofferati, ricordino che c’è vita oltre le stanze di Montecitorio.

Insomma, se Sinistra Italiana vuole essere una sinistra italiana (perdonatemi il gioco di parole, motivi di SEO), per quanto mi riguarda è necessario in primo luogo azzerare la nomenclatura che in questi anni ha dominato, per non dire ingombrato, con esigue fortune lo scenario di sinistra; in secondo luogo, chiarire senza ambiguità che la prospettiva politica non debba essere di subalternità alcuna, né al PD come eventuale stampella ai ballottaggi, né tantomeno al M5S come ingenuamente ci si è lasciati sfuggire in merito alle elezioni a Roma.

Per un semplice motivo: chi sceglie di aderire o partecipare a Sinistra Italiana lo fa per repulsione dal monocentrismo renziano e dal calderone grillino, per cui confrontarsi su temi e programmi può andar bene, ma proporsi come spalla su cui poggiare centri nevralgici di potere, al fine di conservare un paio di poltrone spacciate ipocritamente per “rappresentatività” no, mai, in nessun caso.

Bene fa Civati, in questo senso, a ripudiare fin da subito qualsiasi prospettiva di accordo col PD. E sarebbe a dir poco ridicolo, del resto, se dopo l’esodo collettivo e le conseguenti umiliazioni si accettasse di tornare a braccetto negli schieramenti elettorali.

BerlinguerResto convinto che una seria prospettiva unitaria, che addensi in un partito vero, e non in un cartello di sigle, le residue forze della sinistra italiana, possa in qualche modo restituire una dignità d’esistenza ed un orizzonte più sereno a quel popolo rimasto senza voce, tradito e sconfortato.

A patto, però, che si scenda tutti dalla poltrona e si torni a consumare le suole sulle grandi battaglie dei nostri tempi, come il reddito di dignità per un nuovo modello di welfare, la tutela dei beni comuni, lo stop al consumo di suolo, alle trivellazioni e alla devastazione ambientale, il contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata, il recupero di una dimensione partecipata della politica, la lotta al fianco dei lavoratori per un nuovo paradigma incentrato sulla dignità della persona anziché sulla voluttà del profitto.

Non mi aspetto insomma di vedere scene come il buon Enrico, da solo, davanti ai cancelli di Mirafiori per difendere gli operai della FIAT; però, non ce lo nascondiamo, a parecchi di questi signori non farebbe male prendere un po’ di sole ogni tanto… Ci sta provando, pian piano, la Coalizione Sociale. Chissà che i percorsi non possano incontrarsi a metà strada. O anche prima. Il prima Possibile, per favore.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli

NESSUN COMMENTO