CoP21: il Papa contro i cambiamenti climatici

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Pope Francis

Ci siamo quasi. Manca pochissimo al fischio di inizio, le vetture scaldano i motori (elettrici, se possibile) mentre le opposte tifoserie inneggiano ai loro idoli e la tensione è palpabile.
Se la Conferenza sul Clima (Conference of Parties, CoP21) che si aprirà fra pochi giorni a Parigi fosse un’evento sportivo, di sicuro se ne parlerebbe di più e avrebbe più seguito. Non mancherebbero le scommesse, certo: fallirà? Si raggiungerà un accordo vincolante sulle riduzioni di Co2? Cosa farà la Cina? Ci saranno attentati? Vittoria in casa del Real quotata a 1,15.
Sull’oggetto della sfida, sulle squadre che si contrappongono e sui rischi di un campo scivoloso (si giocherà sotto lo sguardo vigile dell’esercito, e ne avremmo fatto volentieri a meno) le analisi non sono mancate, nel pre-partita. Non vi abbiamo ancora presentato, però, un paio di giocatori importanti, dai piedi buoni e dallo sguardo lungo. Quelli che magari non possono risolvere da soli la partita, ma all’improvviso ecco che tirano fuori il lancio al volo di sinistro, il passaggio smarcante che serve il compagno da solo innanzi la porta avversaria, la magia che scioglieo sang dinté ven’. Un calcio divino.

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Ecco, se la Conferenza sul Clima di Parigi fosse un’evento sportivo Papa Francesco sarebbe il nostro Maradona, che anche senza mano de Dios resta un fuoriclasse comunque.
Il 30 novembre Parigi sarà il centro del mondo, si spera più di quanto lo sia stato negli scorsi giorni (e per motivi diversi):  90 capi di Stato o di governo, 7mila delegati di 195 Paesi, 10mila osservatori, circa 3mila giornalisti accreditati, i numeri sono impressionanti.

Bergoglio è entrato deciso nella discussione sui cambiamenti climatici a giugno, quando ha pubblicato l’enciclica Laudato si’ – “Sulla cura della casa comune”, dedicandola in toto ed esplicitamente al Clima che cambia. L’evento è significativo in sé, perché l’enciclica è il massimo messaggio del Papa alla comunità dei fedeli, ai vescovi, ai preti, ai missionari, capace di parlare ad oltre un miliardo di cattolici nel mondo e potenzialmente di influenzarne i comportamenti. È significativo, soprattutto, nei contenuti assolutamente diretti e rivoluzionari, detti da un’istituzione tradizionalmente conservatrice e fredda (se non gelida) su temi in passato considerati campo esclusivo della politica. Erede della dottrina sociale della Chiesa e continuatore di quella teologia della Liberazione in passato talvolta osteggiata nel mondo cattolico, Francesco riflette, collega cause e conseguenze, ragiona da persona libera, parla coi poveri e per i poveri. Si schiera (finalmente!) tra gli ultimi.

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Il problema ambientale ha conseguenze sociali.

Partendo idealmente da quel Cantico delle creature del santo che ha ispirato il suo pontificato, continua riconoscendo il lavoro precedentemente fatto sul tema ambientale da Paolo VI e Giovanni Paolo II, vede con piacere le posizioni contro i cambiamenti climatici assunte dal Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. Ancora, Bergoglio entra nel vivo delle questioni e parla, nell’ordine: di combattere “la cultura dello scarto”, di sostituire le fonti fossili “gradualmente e senza ritardi”, di deforestazione, di acqua pubblica, di ogm, di privatizzazioni, di pesca eccessiva. La sua visione va oltre il mero problema ecologico, connettendo l’emergenza ambientale alla più ampia emergenza sociale, conscio del fatto che anche ai negoziati di Parigi ci sarà un “debito ecologico tra Nord e Sud del mondo” che andrà onorato.

“Oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.” (Cap.1, part.5)

A 5 giorni dall’inizio della Conferenza sul Clima di Parigi, mentre in Europa spirano venti di guerra, rileggere il messaggio di Papa Francesco è una ventata di aria fresca, che senza dubbio ridà speranza e pace in un momento per il Clima mondiale mai così teso.
E, se nella realtà la CoP21 non è una partita, Bergoglio non è Maradona e non può decidere di certo lui cosa succederà dal 30 novembre, resta il fatto che il passaggio smarcante (al volo e di sinistro) è bello che servito, e ne abbiamo sbagliate troppe di palle-gol negli ultimi anni.
C’è qualcuno che la appoggia finalmente in porta? Grazie.

Antonio Acernese

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