XI Rassegna teatrale de “Il carcere possibile”

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La rassegna teatrale “Il carcere possibile” giunge alla sua undicesima edizione, con la collaborazione di Teatro Stabile di Napoli e Provveditorato della Campania Amministrazione penitenziaria.

Questa particolare iniziativa, promossa da Il Carcere Possibile onlus e dal Garante dei diritti della Regione Campania, si ripropone di coinvolgere e sensibilizzare persone che altrimenti sarebbero abbandonate all’inerzia delle loro giornate tutte uguali. Il progetto iniziato nel 2003 si è dimostrato quindi abbastanza riuscito da riproporlo ancora e ancora, con il risultato di poter rieducare i detenuti intrattenendoli intanto con una sana attività.

La stagione teatrale di quest’anno promette qualche novità, un particolare impegno e la presenza di spettacoli sentiti ed audaci, dai temi che affondano le basi nella nostra fervente cultura, il tutto offerto alla platea gratuitamente.

Si aprono i sipari il 24 novembre con il cortometraggio “Doppio specchio” presso il centro europeo di studi (CEuS) di Nisida.
Maria Raffaella Fagiano racconta di come non abbia voluto proporre ai ragazzi il classico copione arrangiato, dovevano sperimentare le varie fattezze del teatro, diventare essi stessi attori, impugnare un microfono ed interpretare la loro parte. Non sarebbe stato un lavoro semplice, ma l’impegno ha dato tanti risultati.

Lo spettacolo si intitola Doppio Specchio perché, non potendo inquadrare i ragazzi, Salvatore Cantalupo ha recitato per loro, specchiandosi nelle loro anime” Conclude.

Mercoledì 25 novembre alle ore 21.00, gli spettatori saranno invece trattenuti, nella Casa Circondariale di Poggioreale, dallo spettacolo “Beckett on air”, ispirato a “Tutti quelli che cadono” di Samuel Beckett.
Tema centrale è l’horror vacui, un’umanità atrofizzata spinta continuamente da un inetto destino verso i mali minori. Nulla ha davvero un senso e la religione è così lontana, un barlume di speranza che un dio disinteressato gioca a spegnere ed a riaccendere.

Giovedì 26 novembre alle 18.30, nella casa Circondariale di Arienzo, sarà il turno di “C’era una volta nel Rione Sanità”. Si tratta di un contributo alla bella Napoli e a tutti i suoi colori, colori che rischiano di sfumarsi a poco a poco, fino a diventare una città in bianco e nero.

Lo stesso tema sarà ripreso qualche ora dopo (alle 21.00 nell’istituto minorile di Nisida) con “L’anime pezzentelle”.
Lo spettacolo è ambientato nel cimitero delle fontanelle napoletano, in cui delle capuzzelle “rinchiuse” sembrano sfogarsi e confessarsi tra di loro. I ragazzi ricordano luoghi e discorsi, svuotano le loro coscienze. Il paesaggio è utilizzato come evocatore d’atmosfera.
Napoli, anch’essa una terra ferita e sofferente, non abbandona i suoi figli e li stringe forte a sé. Alla base della particolare trama c’è il romanzo “Cleopatra de’ funtanelle” di F. Calvino.

Venerdì 27 novembre alle 18.30, nell’istituto Penale minorile di Airola, si terrà “in Piazza”. Argomento chiave è la disoccupazione.
In una piazza immaginaria, di un’Italia che non sa reagire ad un problema tanto consistente, alcuni attori, che interpretano i tipi più significativi del teatro Viviani, stravolgono il modello narrativo, alternando con la recitazione muta. Non sempre servono le parole per esprimere se stessi.

Sempre venerdì 27 novembre alle 21.00, nella casa penale di Secondigliano, avrà luogo “Corpo reo”. Ai detenuti è stata mostrata l’opera di Caravaggio “Vocazione di Matteo” senza alcuna spiegazione a riguardo. L’opera verrà poi ridipinta al momento sotto la descrizione di persone che non hanno alcuna preparazione a riguardo. Quest’attività ha l’unica funzione di sensibilizzare l’anima, per poi giocare con le abitudini quotidiane dello stare insieme. Al centro di tutto il corpo, il corpo che può essere privato di qualsiasi libertà, che può essere incompreso, ferito, perdonato.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.

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