Terrorismo: traffico illecito dei beni culturali

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In questi giorni – precisamente dal 23 al 27 novembre 2015 – si sta svolgendo a Roma un seminario di formazione per la tutela dei beni culturali e, di conseguenza, per la lotta contro il traffico illecito di questi ultimi.

Organizzato dall’Ufficio Regionale dell’UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, in collaborazione con il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, a partecipare al seminario sono funzionari dei ministeri della giustizia, dell’interno, della cultura e delle autorità doganali dell’Albania. Non è un caso che a parteciparvi siano anche i funzionari albanesi; negli ultimi anni si è registrato un traffico illecito dei beni culturali soprattutto nelle città del Mediterraneo sud orientale. Difatti, il seminario è finalizzato ad uno scambio di informazioni sulla metodologia di recupero di tali beni con l’applicazione di pratiche internazionali adottate in precedenza dalle autorità italiane.

La seconda fonte di finanziamento del terrorismo – oltre al petrolio – è il traffico illecito di reperti archeologici. Considerando gli ultimi tragici eventi generati dall’Isis, si è pensato di intensificare i controlli cercando di diminuire – per quanto possibile – questa fonte di finanziamento.beni culturali

Ma l’Isis come fa ad inserirsi sul mercato nero e, di conseguenza, a finanziarsi?

C’è una differenza netta tra lo scavo condotto con mezzi specifici – adatti a non distruggere le stratificazioni del terreno – e quello clandestino.

Inizialmente, gli scavi archeologici erano fonte di sostentamento per le popolazioni dell’Iraq e della Siria. Col passare del tempo, essendo aumentato il rischio di lavorare sui siti, gli abitanti hanno deciso di interrompere il loro operato. Ad entrare in gioco è stato l’Isis che, promettendo in cambio una piccola percentuale di danaro, ha coinvolto gli abitanti dei paesi occupati a scavare per il ritrovamento di reperti archeologici. Questi ultimi, una volta trafugati, vengono spediti a Dubai o Ginevra dove è possibile assegnargli falsi documenti di provenienza.

È proprio da lì che scatta la perversa manovra dell’Occidente. Difatti, i reperti vengono in seguito trasferiti a New York, Londra, Tokyo e tante altre piazze importanti per il commercio di opere d’arte a nero. Ultimamente su questo mercato è aumentata la domanda per l’acquisto di reperti provenienti da Iraq, Siria, Turchia ed Egitto.

Contemporaneamente, per concentrare l’attenzione unicamente sulla distruzione di determinati siti archeologici, l’Isis dà maggiore visibilità – attraverso foto e video – delle barbarie compiute. In questo modo ci si concentrerà sull’accaduto del momento e non sul traffico illegale dei reperti trafugati prima della distruzione del sito.

In conclusione, legalmente si sta cercando di diminuire e, quindi, di indebolire il traffico illecito di beni culturali. Ma che senso ha se ad incentivarlo è proprio l’Occidente che in questi giorni sta combattendo il terrorismo?

Ilaria Cozzolino

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