Warriors da record: il miglior inizio nella storia NBA

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I Lakers non oppongono resistenza e permettono agli Warriors di stabilire il record come miglior inizio di sempre

Ce l’aspettavamo. Insomma, anche potendo ipotizzare la più ardua delle gare, era molto improbabile che questi Warriors potessero cedere ai Los Angeles Lakers. E dunque è record: i Golden State Warriors entrano nella storia come la prima squadra ad iniziare la stagione con 16 vittorie in altrettante gare. Ma nel libro dei record è meglio che questo 16-0 venga segnato a matita, perché non è detto che la striscia si fermi qui. «Noi speriamo di no», ha risposto a fine gara Stephen Curry – solo 30 minuti per lui – alla domanda che tutti ci siamo posti: perderanno prima o poi? Difficile, al momento, trovare una contender reale per questa squadra, ma, per la legge dei grandi numeri, è chiaro che prima o poi accadrà. O forse no?

SQUADRA – Il basket è un gioco di squadra. You don’t say? Potrebbe sicuramente dire qualcuno di voi, però, in realtà, il più delle volte da come se ne parla sembra quasi che non lo sia. Certo, spesso e volentieri tendiamo a mettere due atleti contro come se fossero due pugili, ma al massimo possiamo considerarla come una sfida nella sfida, non la sfida in sé. Dopo le scorse Finals, è parso quasi che Curry abbia battuto James e non che gli Warriors abbiano vinto contro i Cavs. Ma se Curry giocasse da solo, non avrebbe mai vinto né il titolo di Mvp né le Finals. E non perché non possa vincere in solitaria, semplicemente perché nessuno può, che si chiami Curry, LeBron o Kobe. Vincono, dunque, le squadre. E Golden State è una squadra nella quale c’è sicuramente uno dei due-tre giocatori più forti della Lega, ma anche un supporting cast – e definirlo così è davvero deleterio – di altissimo livello. Il modo in cui gli Warriors riescono a stare in campo rasenta, al momento, la perfezione. Offensivamente, giocano il miglior basket della Lega, non perché abbiano inventato un sistema né perché hanno a disposizione due dei miglior attaccanti in circolazione – che aiuta, ovviamente – ma perché riescono, facendo girare con fluidità la palla, ad armare sempre il giocatore con maggiore possibilità di successo, il cosiddetto open shot. Difensivamente, invece, hanno dei giocatori che sono sia fisicamente dominanti che mobili – Green su tutti – che permettono di trovare sempre il modo giusto di neutralizzare le avanzate avversarie, che cerchino il tiro da dietro l’arco o che vadano in post. E i numeri confermano tutto questo: miglior attacco della Lega con 112.1% di Offensive Rating e terza miglior difesa con soli 95.8 punti concessi ogni 100 possessi.

FIDUCIA – Vincere aiuta a vincere, si dice spesso. Correttamente. Quando le cose girano per il verso giusto c’è sempre la fiducia necessaria per continuare a far bene. In questo senso, la vittoria del titolo lo scorso anno sembra aver scrollato di dosso quei blocchi emotivi di cui Golden State ha sofferto in alcuni momenti delle scorse Finals. Adesso, sembra che la squadra non abbia realmente dei punti deboli, perché anche nella peggiore delle situazioni, come settimana scorsa contro i Clippers, i giocatori sono in una condizione psicologica tale che non permette di andare mai fuori giri. Anche nel modo in cui gli stessi giocatori si pongono davanti alle telecamere è sintomatico di un gruppo che, adesso, è pienamente consapevole della propria forza, un qualcosa che solo la vittoria di un titolo e la certezza di lavorare bene ti possono dare.

FATTORE STEPH – E se fiducia e lavoro di squadra non dovessero bastare… c’è Steph. Perché, come detto prima, non si vince da soli, ma è chiaro che avere un giocatore così dominante aiuti. Curry, in questo momento, sembra viaggiare ad una velocità diversa rispetto a tutti gli altri, compagni compresi. Riesce sempre e comunque a trovare il modo per fare la differenza, anche quando magari ci si aspetterebbe che neanche uno come lui possa farcela. I suoi miglioramenti nel corso degli ultimi anni sono impressionanti e il suo inizio di stagione è solo l’ennesima ciliegina su di una torta pan di spagna alta una decina di piani. Prima di questa gara, il ragazzo nativo di Akron aveva messo a referto già 490 punti, solo Jordan (3 volte: 572 nel 1986, 545 nel 1988 e 493 nel 1987) e Iverson (504 nel 2005) hanno fatto meglio negli ultimi trent’anni. Ha già vergato 78 triple! Per darvi un’idea, il record di triple stagionali è di 286, fatto proprio da Curry nella scorsa stagione; se dovesse continuare di questo passo potrebbe chiudere la stagione attorno ai 400. Impressionante. Il termine “the zone” non spiega neanche lontanamente la condizione nella quale riversa il numero 30 di Golden State, che contro i Lakers non ha praticamente messo la seconda ed è andato sopra i 20 (24 e 9 assist).

Prossimo appuntamento per i campioni in carica, venerdì notte a Phoenix: altra vittima?

Michele Di Mauro

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