La sanità campana in ginocchio

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Napoli – La sanità in Campania arriva alla resa dei conti con i propri, annosi problemi.

Incertezze, vicende giudiziarie e ritardi nel “nuovo corso” annunciato dal Presidente De Luca hanno già complicato l’attuazione delle riforme necessarie al sistema sanitario regionale e al ripianamento del suo enorme deficit di bilancio.

La nomina del commissario ad acta non arriva. Intanto, le indagini della Procura della Corte dei Conti della Campania hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati, tra gli altri 50 personaggi coinvolti, 7 dirigenti della Regione per una truffa da 10 milioni sulle doppie indennità. Inoltre, il decreto Balduzzi del 2012, che prevede modifiche strutturali ad alcuni aspetti critici del sistema, è, per bocca di Enrico Coscioni, fidato consigliere di De Luca sulla sanità, “in grave ritardo” di attuazione. E, come se non bastasse, a complicare ulteriormente il quadro, ora davvero drammatico, da qualche giorno fa si è aggiunto pure l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla normativa imposta dall’Unione Europea, in merito all’insuperabilità del monte massimo di ore lavorate per il personale sanitario.

Per un sistema che, fino a ieri, copriva le sue carenze organizzative e di organico grazie al superlavoro fuori orario di medici e infermieri si tratta del colpo di grazia: un provvedimento europeo potenzialmente positivo, perché riduce il carico di ore lavorative sulle spalle di un personale medico e paramedico quotidianamente allo stremo, rischia di mandare in crisi definitiva le corsie di ospedali, come il Cardarelli, già tristemente famosi per i lunghissimi tempi di attesa e per i “parcheggi” di barelle cariche di pazienti nelle corsie. Nessuna deroga è arrivata dal Governo per dilazionare ulteriormente l’applicazione della norma europea e così, come preannunciato dai sindacati medici nei giorni scorsi, bisognerà presto far fronte a nuove criticità.

Anche perché il deficit di bilancio della sanità campana non consente le nuove assunzioni che servirebbero a tappare i buchi lasciati liberi dall’impossibilità di protrarre il monte ore settimanale (compreso di straordinario) a più di 48 ore per dipendente; si rischia così un irreversibile sovraccarico alle già lunghissime liste di attesa e persino ai livelli minimi di assistenza. Con la concreta possibilità di un aggravio della migrazione dei pazienti verso le più virtuose strutture del nord Italia.

Coscioni propone una riorganizzazione della sanità in Campania, allo scopo di eliminare “i reparti inutili”, e di reperire le risorse finanziarie e umane per far fronte alla nuova normativa europea. Resta la sensazione che sia necessario agire in fretta, per non rischiare di sacrificare anche gli interventi di pronto soccorso e persino i servizi del 118, come già anticipato da Pizzuti, il Commissario straordinario per l’ASL NA1.

In questa situazione di caos totale, almeno arriva il semaforo verde della Conferenza delle Regioni al riparto dei fondi per la sanità 2015: la Campania, stando al comunicato della Regione, è riuscita a contenere (come le altre Regioni) la differenza tra quanto destinatole quest’anno e quanto riservatole nel 2014 in “soli” 50 milioni, a fronte della diminuzione del fondo nazionale di ben 110 milioni. Per quest’anno, ancora nessuna variazione nei criteri attributivi delle risorse; tuttavia i Presidenti, si legge nella nota, “hanno assunto l’impegno, su sollecitazione del Presidente De Luca, a cambiare per il 2016 i parametri di riparto che continuano a penalizzare da anni la Campania”.

 “Resta”, conclude il comunicato, “il dato – vergognoso – dei servizi sottratti ai cittadini e delle liste d’attesa, che abbiamo iniziato a ridurre”.

Ludovico Maremonti

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