ViviAMO Napoli: il Tesoro di San Gennaro

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Il Tesoro di San Gennaro
Il Tesoro di San Gennaro

Un andirivieni di occhi spalancati, di visi incuriositi e di altri estasiati dialogano con la bellezza architettonica circostante che tesse un’ovattata atmosfera di mistica e di incanto; più in là, nell’abbraccio caloroso della Cappella, uomini e donne di ogni età, estraniati dal mondo ma non dalla tradizione e dal culto che ovunque li pervade, pregano genuflessi il loro protettore:

Busto reliquiario di San Gennaro
Busto reliquiario di San Gennaro. Real Cappella del Tesoro di San Gennaro

è proprio questo quel che si scorge una volta varcate le soglie del monumentale Duomo di San Gennaro, simbolo di una città fortemente devota al Santo e legata indissolubilmente alla propria storia, fatta di eventi, credenze e miracoli dal sapore antico e genuino.

La Basilica, nota per la sua imponenza e per il significato culturale e religioso che ne continua a vivificare le fondamenta, è quotidianamente affollata da turisti e credenti che da ogni dove giungono a Napoli per ammirare e conoscere il cosiddetto Tesoro di San Gennaro, il cui cuore è costituito dalla Real Cappella dedicata al Patrono stesso della città, morto decapitato ai tempi di Diocleziano presso la Solfatara.  È nella medesima cappella che infatti dimora, vegliando sovrano sui fedeli, il celebre Busto di San Gennaro, straordinario manufatto orafo contenente nella calotta del capo resti del cranio del Santo martirizzato. Ancora qui giacciono, protette in nicchie d’argento, le ampolle col sangue chiamato miracolosamente a sciogliersi tre volte l’anno per il bene del popolo tutto.

Progettata dall’architetto Francesco Grimaldi e inaugurata nel 1646, la Cappella avvolge chiunque vi metta piede nella sua solenne sontuosità, frutto di meraviglie artistiche che, seppur realizzate da mani e menti diverse, si aggrovigliano con armonia in un ambiente dove la clessidra del tempo pare essersi fermata ad un punto di eterna contemplazione. Sono senz’altro notevoli le statue in bronzo di Giuliano Finelli, così come l’elegantissimo altare in porfido rosso,argento ed ottone di Francesco Solimena. Se si alza lo sguardo ci si perde invece, nella ‘Gloria del Paradiso’ di Giovanni Lanfranco che fa della vivacità cromatica la veste ideale dell’intera cupola.

La Gloria del Paradiso, G. Lanfranco
La Gloria del Paradiso, Giovanni Lanfranco 1643. Real Cappella del Tesoro di San Gennaro
San Gennaro esce illeso dalla fornace
San Gennaro esce illeso dalla fornace,Jusepe de Ribera,1646. Real Cappella del Tesoro di San Gennaro

Cattura non meno l’attenzione il dipinto, situato sulla parete destra della Cappella, di Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto: si tratta di un riuscitissimo olio su rame in cui gli occhi di San Gennaro, uscito illeso da una fornace infuocata, paiono voler oltrepassare i limiti, a lui valicabili, dello spazio pittorico, proiettati come sono verso un oltre superiore. Intorno al Santo si accalcano figure dai volti estremamente comunicativi, colpiti con vigore dal miracolo appena avvenuto. Per l’intensa espressività che la penetra, l’opera è considerata una delle migliori dello Spagnoletto.

La restante parte del  Tesoro di San Gennaro,patrimonio intoccabile del popolo napoletano, è invece esposta nel Museo del Tesoro, situato accanto alla Basilica. Aperto nel 2003, il Museo accoglie manufatti di finissimo artigianato, una meravigliosa collezione di busti e statue e tutta una serie di doni fatti a San Gennaro dalle più svariate casate e dinastie che hanno regnato su Napoli. Perfino i Bonaparte, conosciuti per i continui saccheggi, hanno mostrato per la città partenopea e per il suo patrono profondo rispetto.

L’oggetto di punta del Tesoro, prima custodito nel caveau del Banco di Napoli, è sicuramente la stupefacente Mitra in argento e pietre preziose concepita da Matteo Treglia il quale  al tempo del progetto e della compiuta realizzazione venne altamente lodato dalla Deputazione della Cappella di San Gennaro che gli aveva tra l’altro, commissionato il lavoro. L’incantevole gioiello, destinato ad ornare il busto reliquiario del Santo, spicca oltre che per la ricchezza, per l’armonia con la quale domina la ricchezza stessa conferendole ordine e una certa sofisticatezza.

Dunque, si parla di una bellezza che non conviene lasciarsi sfuggire tanto per il bene degli occhi quanto per quello del cuore:

“perchè una volta visto l’oro di San Gennaro ci si arricchisce dentro grazie alla veduta panoramica che si ha sul variegato mondo napoletano , una veduta che senza dubbio toglierebbe a chiunque il fiato”.

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Anna Gilda Scafaro

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Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Anna Gilda Scafaro aspira a diventare una buona insegnante e una valida giornalista. Appassionata di scrittura e amante dei libri, nutre un forte interesse per l’Arte in tutte le sue sfaccettature più belle e complicate. Sogna di visitare i più rinomati musei europei e mondiali e di viaggiare alla scoperta delle storie più arcane e affascinanti che si celano nel cuore delle grandi e piccole città. Attualmente scrive per Libero Pensiero News, occupandosi della sezione Cultura.

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