HIV, oggi e domani

0
94

L’origine del virus dell’HIV da sempre è stata avvolta nel mistero e nelle teorie più disparate. Si è parlato di esperimento sfuggito, di accoppiamenti tra uomini e animali, di vaccini mal “calibrati”. Anni di studi e soprattutto di evoluzione delle tecnologie a disposizione dei ricercatori fanno convergere su quella che è oggi la teoria universalmente riconosciuta, ovvero la mutazione del virus a partire da un ceppo che infetta alcuni tipi di scimmie, in particolare lo scimpanzè, Pan troglodytes troglodytes.

Presumibilmente negli anni venti, in Camerun, sono avvenuti i primi casi di contagio. Il virus HIV, derivante dal virus SIV (che infetta le scimmie), ha contagiato cacciatori e mercanti di pellame venuti a contatto con liquidi biologici e sangue degli animali portatori. Il seguente spostamento dei soggetti contagiati verso le grandi città (uno dei primi casi fu isolato a Leopoldville, l’attuale Kinshasa, nel Congo), il mutamento degli stili di vita, il proliferare della prostituzione e soprattutto il fatto che se ne ignorasse l’esistenza, hanno prodotto l’escalation che decenni fa ha cambiato considerevolmente una buona parte della società occidentale.

L’Occidente appunto. Nonostante si fosse già individuata l’esistenza della malattia, ufficialmente essa compare negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’80, dove il paziente zero viene individuato nella comunità gay e dove le caratteristiche stesse di trasmissione del virus dell’HIV innescano un’esplosione di paura, marginalizzazione dei malati, pregiudizi e tabù.

Basta poco tempo affinchè la malattia si espanda in tutto il mondo “civilizzato”, mietendo vittime e divenendo l’emblema di una fetta “oscura” della società, quella della prostituzione, della tossicodipendenza e delle aree di degrado. Un errore enorme questo, il considerare l’HIV come un qualcosa che riguarda solo determinati soggetti. L’HIV e la sua sindrome conseguente, l’AIDS, riguardano tutti, nessuno escluso, ieri, oggi e ancora domani.

Ma che caratteristiche ha l’HIV e come si trasmette? Esso è un retrovirus, una struttura semplice ma letale in grado di replicarsi utilizzando un enzima, la trascrittasi inversa, in grado di sintetizzare DNA a partire da RNA e di conseguenza produrre le componenti del virione all’interno di cellule umane infettate, distruggendole. Caratteristica più importante del contagio è che il virus utilizza come ospite la cellula dei Linfociti T, andando quindi a minare pesantemente il sistema immunitario del soggetto che ha contratto la malattia, portando ad un progressivo deperimento che, all’inizio dell’epidemia, portava alla morte in quasi il 100% dei casi.hiv_virus

La sindrome associata all’HIV, l’AIDS (sindrome da immunodeficenza acquisita), si materializza proprio nella distruzione del sistema immunitario del soggetto che deperisce e diventa esposto a una miriade di infezioni e complicazioni diverse che lo portano alla morte. L’AIDS è tuttavia associato ad alcune patologie specifiche, e gravissime, dove la più conosciuta è sicuramente il sarcoma di Kaposi, una forma tumorale particolarmente aggressiva che colpisce l’epidermide ed altri tessuti.

La malattia si trasmette fondamentalmente col contatto con liquidi biologici, sangue e liquido seminale in particolare. Da qui è sin troppo facile comprendere quanto il virus dell’HIV, ai tempi sconosciuto, abbia trovato terreno fertile praticamente ovunque, divenendo una minaccia in ogni rapporto sessuale non protetto, sia esso fra omosessuali ed eterosessuali. Anche il mondo della tossicodipendenza è stato colpito pesantemente, a causa dello scambio di aghi e siringhe non sterilizzate tra soggetti diversi.

L’HIV tuttavia ha vita breve al di fuori dell’organismo umano, pochi minuti, di conseguenza non si sono mai registrati casi di contagio in persone punte da una siringa abbandonata. Il virus si trasmette anche tra madre e figlio, divenendo quindi una catastrofe nei paesi più poveri, dove ancora oggi in molti casi se ne ignora l’esistenza.

Esiste una cura? No, non esiste, ma esistono farmaci in grado di cronicizzare l’infezione e permettere al soggetto di non sviluppare l’AIDS. Con una lunga storia alle spalle, dall’AZT al DDI, al DT4 e alla nevirapina (NVP). Tutti composti in grado di bloccare la trascrittasi inversa, tutti farmaci ad oggi appannaggio del mondo occidentale, del mondo dei ricchi, di quello che ritiene ormai la sindrome debellata, sbagliandosi di grosso.aids-july-18

Le armi più potenti contro l’HIV? L’informazione, la chiarezza, l’assenza di pregiudizio, l’affrontare la sessualità in tutte le sue forme comprese quelle più rischiose come questa, la contraccezione e soprattutto, il mettere a disposizione quello che abbiamo a chi non ha nulla e di AIDS continua a morire, spesso senza sapere perché.

Forse l’HIV è uno degli emblemi della differenza tra chi è nato dalla parte giusta e tra chi è nato dalla parte sbagliata del mondo. Nella Giornata Mondiale della lotta all’AIDS possiamo fare molto. Possiamo non dimenticare mai che nessuno di noi è al sicuro dal virus, possiamo non escludere chi ha contratto il virus, possiamo renderci conto che la strada da percorrere è ancora lunga.

https://www.avert.org/

Mauro Presciutti

NESSUN COMMENTO