Legalizzazione o proibizionismo? Più che una domanda, più che un dilemma shakespeariano, sembra una contrapposizione tra due scuole di pensiero, tra due diversi approcci per affrontare una situazione, tra due modi differenti di vedere la vita.

Da che mondo è mondo l’uomo è dannatamente attratto da ciò che non può raggiungere, ma lo è ancora di più da ciò che gli è proibito. Arde dal desiderio di appropriarsi dell’oggetto che qualcuno ha bollato come vietato. La mitologia è piena di esempi che evidenziano quest’aspetto della condizione umana: da Prometeo che ruba il fuoco agli dei per restituirlo agli uomini, a Orfeo che non resiste alla tentazione di girarsi a guardare Euridice; da Icaro che, durante il suo volo, sente crescere dentro di sé il bisogno di avvicinarsi al sole, a Zoar, moglie di Lot, che si sente obbligata ad assecondare la sua curiosità, buttando per un’ultima volta l’occhio su Sodoma e Gomorra.

Ma senza addentrarci troppo nella letteratura, possiamo considerare un dato interessante per quanto riguarda lo scarso funzionamento del proibizionismo, in relazione al consumo di cannabis in Italia. Secondo una ricerca condotta dal mensile “Il Test Salvagente”, si stima che circa quattro milioni di italiani facciano uso di questa sostanza.

Dell’inutilità del proibizionismo è convinto anche il sottosegretario agli esteri, Benedetto Della Vedova, che ha infatti affermato che la legalizzazioneè giusta e doverosa”, in relazione al “fallimento delle politiche proibizioniste”.

Della Vedova sostiene: “Quello della cannabis è un consumo di massa, che piaccia o no. Ed è un mercato che non può più essere illegale. Per questo occorre sottrarlo al business delle mafie e controllare la qualità del prodotto”.

Queste dichiarazioni sono state rilasciate proprio mentre la Camera si avvia a esaminare la proposta di legge per legalizzare le droghe leggere e mentre al Senato viene presentata l’inchiesta dal mensile (di cui sopra) sulla marijuana venduta illegalmente in Italia. La proposta di legge mira a ridurre il mercato illegale, la spesa per la repressione e i danni per la salute; si articola in dieci punti e prevede anche l’auto produzione. Inoltre, consentirebbe un consumo pro capite che oscillerebbe dai 25 ai 50 grammi l’anno.

La ricerca del mensile è stata condotta in città importanti come Milano, Torino, Venezia, Roma e Perugia.  Per gli inviati è stato sempre estremamente semplice trovare un pusher che gli vendesse una dose. Sembra che a Perugia ci siano i “prezzi” più “convenienti” per i consumatori, che con dieci euro possono acquistare un grammo di prodotto, contro il mezzo grammo delle altre città prese in esame.

La stessa ricerca ha analizzato anche la qualità della cannabis, che sembra essere più o meno la stessa in tutte le piazze. Inoltre, dalle pagine de Il Test Salvagente si apprende che l’erba spacciata “è chiaramente il frutto di una selezione genetica intensa  in grado di farla crescere velocemente in grandi serre dove viene illuminata 24 ore al giorno, senza pause”. Conseguenza di questo tipo di coltivazione è il cambiamento delle caratteristiche delle piante rispetto a quelle vendute una decina di anni fa. Infatti se prima la quantità di THC era solo del due o tre per cento, oggi può raggiungere il dieci. In compenso, nei campioni d’erba analizzati, non ci sono residui di fitofarmaci, concimi o metalli pesanti, perché “si è lavorato molto sulla resistenza genetica ai parassiti e sulla selezione di piante molto produttive”. Quindi, in questo senso, legalizzarne il consumo vorrebbe dire conoscere e controllare la qualità del prodotto, dalla percentuale di THC alla sicurezza che non sia stato contaminato da altre sostanze.

Come se tutto ciò non bastasse, ci sono gli enormi vantaggi economici che deriverebbero dalla legalizzazione della marijuana.  Infatti secondo uno studio condotto da Ferdinando Ofria e Pietro David, due docenti di Politica Economica dell’Università di Messina, lo Stato potrebbe incassare dai 5,2 ai 7,9 miliardi di euro all’anno, a seconda della possibilità o meno di coltivare in proprio l’erba.

La loro analisi si è basata anche sulla situazione del Colorado, il primo stato americano dove il consumo di marijuana è stato legalizzato per tutti i cittadini maggiorenni, anche con finalità ricreative. Gli studiosi hanno appurato che non ci sono stati aumenti del costo della spesa sanitaria, né degli incidenti stradali, in più il numero dei furti è diminuito.

Alcuni ritengono che la situazione italiana potrebbe essere, però, più simile a quella della California rispetto a quella del Colorado. In California, si può acquistare marijuana solo con una prescrizione medica, anche se facilmente ottenibile. Infatti si trovano medici, che per poche decine di dollari, rilasciano certificati che diagnosticano malattie banali, come mal di schiena o insonnia, così il paziente è libero di acquistare una dose di prodotto, a scopo più che altro ricreativo. La California, oltre ad ottenere notevoli introiti dal punto di vista delle entrate, ha acquisito dei risultati importanti anche per quanto riguarda l’aumento dell’occupazione, dai rivenditori alla manodopera per la coltivazione.

Alla fine dei conti sembra che la legalizzazione della cannabis possa portare molti vantaggi economici (e non solo) allo Stato, in un momento in cui ce ne è un forte bisogno. Riusciremo a metterci alle spalle antichi pregiudizi e ad approfittare di questa grande opportunità?

Alessandro Fragola