Regno Unito: sì ai bombardamenti in Siria

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Il premier del Regno Unito Cameron, lo scorso 26 novembre, ha presentato una mozione al Parlamento per l’estensione dei bombardamenti in Siria. La proposta del governo è stata approvata, giovedì 2 dicembre, con 397 voti a favore e 223 contrari.

La decisione arriva dopo che il Regno Unito aveva già concesso alla Francia delle basi a Cipro. François Hollande, in seguito ai fatti di Parigi, aveva infatti richiesto aiuto a tutti i governanti europei nell’ambito della lotta al terrorismo, con l’idea che esso possa essere sconfitto solo con un’alleanza internazionale e un impiego comune di forze.

Jeremy Corbyn, segretario del Labour Party, si è dichiarato contrario all’intervento militare, sostenendo l’importanza di portare avanti i negoziati di pace; dopo aver optato per la libertà di scelta, in seguito ad una riunione di partito concitata, ha ricordato agli stessi, in un articolo al Guardian, di riflettere sugli effetti che le guerre mediorientali hanno avuto negli ultimi quindici anni.
Il Labour ha subìto una spaccatura, molti dei parlamentari di Corbyn hanno infatti votato a favore della mozione e la stessa Hillary Benn, responsabile esteri del Labour, ha contraddetto pubblicamente il segretario del suo partito e si è dichiarata favorevole. Cameron, inoltre, secondo un parlamentare conservatore, avrebbe detto al suo partito: «Non dovreste fare comunella con Jeremy Corbyn e un gruppo di simpatizzanti dei terroristi». Corbyn è stato difatti accusato di risentire dell’influenza di un movimento di estrema sinistra, ossia Stop the war, un gruppo che di recente ha accusato l’Occidente di essere il vero responsabile degli attacchi di Parigi e che spesso è stato ritenuto troppo morbido nei confronti del regime di Assad in Siria.

Nel frattempo, anche la Germania sta elaborando un piano militare a sostegno della coalizione internazionale contro l’ISIS che però non è ancora stato approvato dal Parlamento. L’Europa sta quindi rispondendo alla chiamata alle armi” del presidente Hollande, perché quando un gruppo terroristico così imprevedibile e così potente come l’ISIS colpisce nel segno, l’unica risposta ragionevole, per i nostri leader politici, sembra essere la violenza massiccia.

Sabrina Carnemolla 

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